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Pesaro

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Due mostre su Massimo Dolcini

«Per me, che sono figlio unico, Massimo Dolcini è una specie di fratello maggiore. Del resto ai nomi non si sfugge: di battesimo lui fa Massimo (da maximus, superlativo di magnus, grande); io invece Paolo (da paulus, cioè piccolo). Dire che Massimo sia bravo, anzi uno dei grafici più bravi e importanti d’Europa, è il minimo: self-evident, avrebbero detto i padri costituenti americani. Ma la sua bravura è fatta anche di quella qualità rara, così urticante per gli invidiosi, che si ritrova nell’uovo di Colombo: cioè nella capacità di intuire prima degli altri soluzioni che sembrano a portata di mano di chiunque.   Massimo Dolcini, Manifesti   Come copywriter, io ho bacillato, cioè ho dovuto combattere, coi grafici per quasi vent’anni: li conosco, voglio dire. Ebbene, di Dolcini ho sempre apprezzato un’idea di fondo: che non c’è niente di male nel fare piacevolmente il proprio lavoro; così come non c’è niente di male, al termine di un lavoro ben fatto, nel ricavarne un “ragionevole guadambio”[1] (il contrario della scuola,...

Primo Levi: il 5 maggio (1986)

1. Breve storia del Gusto dei contemporanei   Il gusto dei contemporanei nacque nel 1980 per iniziativa di un gruppo di insegnanti pesaresi; dopodiché coinvolse per oltre vent’anni tutte le scuole superiori cittadine, sempre in stretta collaborazione con l’amministrazione comunale. Semplice e rigorosa la formula: individuato di comune accordo un autore, lo si contattava al termine dell’estate per invitarlo a Pesaro; dopodiché si leggevano/studiavano i suoi libri per un intero anno scolastico, con confronti periodici tra docenti e studenti. L’incontro finale completava un percorso di studio in maniera non banale: a “interrogare” l’autore infatti erano gli studenti. Il primo incontro, con Leonardo Sciascia, risale al 1980; l’ultimo, con Giovanna Marini, al 2003.   Il gruppo promotore era formato da otto insegnanti, impegnati nei diversi istituti superiori: Maria Annunziata Brugnettini, Anna Brunori, Elisabetta Cappelletto, Luciana Costantini, Laura De Biagi, Adina Santini, Orietta Togni e Paolo Teobaldi: tutte donne tranne il sottoscritto (le “quote rosa”, a me, mi fanno un baffo). Questi gli...

Scintille rock sul mare Adriatico

Qualche giorno fa sono stati annunciati i vincitori della Targa Giovani MEI 2.0: il gruppo che il 28 settembre salirà sul palco del Teatro Masini di Faenza per ritirare il premio come Migliore Band dell'anno sono i pesaresi Brothers in Law.   Nella foto di gruppo in copertina su La Repubblica XL di luglio/agosto troviamo un'altra pesarese DOC: la cantautrice pop Letizia Cesarini, meglio nota come Maria Antonietta. È da qualche anno che la “scena pesarese” fa parlare di sé a livello nazionale e, addirittura, internazionale. Se ai Be Forest è stato chiesto di aprire tutte le date del tour europeo dei Japandroids, i Brothers in Law sono stati invitati a partecipare al SXSW Festival 2013 a Austin, Texas. I Soviet Soviet sono un'altra band che spesso gira l'Europa in tournée, riempiendo i locali, come pure gli STRi. In Italia, afferma Marco Roscetti di Villa'n'Roll, “Maria Antonietta è sulla bocca e sulle cuffie di tutti, tanto da essere tra le artiste del nuovo manifesto politico-culturale di Manuel Agnelli 'Hai Paura Del Buio?'”, mentre “Gli Ebrei finiscono ad essere...

Polidori sull'Anticavallo alla scoperta del mare verde

Le Fiandre e la Romagna, terre di ciclisti, sono piatte, viceversa le Marche hanno appena il tre per cento di pianura mentre il resto è collina. Qui, dalla balconata di Cupramontana, pochi chilometri da Jesi, nell’epicentro della produzione del verdicchio, è un mare verde a saliscendi, dense macchie di olmi, castagni, e di viti a filari scoscesi da cui si profila in lontananza il mare vero, appena uno spicchio sullo sfondo, cioè la chiazza slavata dell’Adriatico che si apre tra Senigallia e Falconara. Nella Marca profonda, la celebre tesi di Brera che vedeva nella bicicletta un Anticavallo non ha senso perché nella terra dei piccoli borghi e della mezzadria diffusa che tuttora disegna il paesaggio l’Anticavallo è stata la moto o l’automobile, semmai, due alternative modernizzatrici che hanno affiancato la bici o paradossalmente l’hanno preceduta, tant’è che nel secondo dopoguerra si è passati dal «biroccio», il tradizionale carro agricolo, alla Guzzi o all’utilitaria Fiat lasciando magari la Graziella alle donne di casa: che di bici brulicasse da sempre la costa, specie tra...