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Sabaudia

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Pasolini a Orte

Qualche giorno fa, in un commento alla lettera di Marco Belpoliti al sindaco Pisapia a proposito del progettato intervento sull’area antistante il Cimitero Monumentale di Milano, è stato “postato” un video presente su Youtube, con il solo commento “Pasolini a Orte”. Didascalia esauriente per chi ha qualche confidenza con lo scrittore e regista friulano, forse non sufficiente per altri, specie i più giovani. Allora, qualche parola per spiegare di che cosa si tratta e perché ha a che fare con la discussione innestata dalla lettera a Pisapia.     Nei primi anni settanta, Anna Zanoli, una storica dell’arte della cerchia di Roberto Longhi, curava la trasmissione televisiva della RAI Io e …; scrittori e personalità della cultura, in una serie di puntate, spiegavano il loro interesse per un monumento o un’opera d’arte. Pasolini scelse come tema La forma della città (1974). Nel breve filmato, poco più di un quarto d’ora, prima si parla della città e del paesaggio di Orte, poi – con un passaggio almeno in apparenza sorprendente – della forma urbana...

Ho creato un incubo. Un caso studio di teoria letteraria applicata

“Ho creato un incubo”, lamentava il dottor Frankenstein sui ghiacciai di Chamonix, osservando la rivolta della sua creatura, “e morirò della sua mano.” “Ho creato un incubo”, piangeva fra i fumi di crack il Bret Easton Ellis di Lunar Park, perseguitato dal protagonista di un suo romanzo precedente, “e morirò della sua mano.” Anche io ho creato un incubo, mi sono reso conto l’altro ieri, leggendo Il Buon Inverno, il primo romanzo tradotto in Italia dello scrittore portoghese João Tordo – e della sua mano muoio. Questo testo – che è a metà strada fra l’autobiografia e la teoria letteraria, e si chiude con un sondaggio – è la storia del mio mostro di Frankenstein, che, curiosamente, è una classe narratologica nota come autofiction.   Una premessa teorica   L’autofiction è una categoria letteraria sviluppata negli anni settanta da Serge Doubrovsky, in polemica con la “morte dell’autore” sbandierata, negli anni precedenti, da una famosa e agguerrita coorte di pensatori capitanati – nella fama e nell...

Pasolini ritratto da Dino Pedriali

Elio Grazioli e Marco Bazzocchi presentano il volume che raccoglie gli scatti di Dino Pedriali dedicati a Pier Paolo Pasolini (Johan & Levi, pp. 128, 38 €, progetto grafico Studiopaola ).   Oggi la Triennale di Milano inaugura la mostra Pier Paolo Pasolini con fotografie di Dino Pedriali.     Durante la seconda e terza settimana di ottobre del 1975 un giovanissimo ma già acutissimo Dino Pedriali ingaggia un corpo a corpo fotografico con il grande Pier Paolo Pasolini, all’apice del suo successo, che verrà assassinato di lì a pochi giorni. Una prima sessione fotografica ha luogo a Sabaudia, nello studio del Poeta, intento al lavoro, per le strade della città, in automobile – la “mitica” Alfa 2000 – e a piedi. Una seconda sessione si tiene pochi giorni dopo nella casa immersa nella vegetazione che il poeta ha fatto costruire ai piedi della Torre di Chia, vicino a Viterbo, cui Pedriali dedica alcuni scatti. Qui Pasolini di nuovo scrive, disegna anche, poi dialoga silenziosamente con il fotografo, guarda in macchina, lo fissa, infine si spoglia e si muove per casa...