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Taranto

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Un libro postumo / Alessandro Leogrande: dalle macerie

Chiuse le pagine del libro, Dalle macerie. Cronache sul fronte meridionale, la scomparsa del suo autore Alessandro Leogrande, morto a soli 40 anni, ci appare ancora più dolorosa e il vuoto intellettuale che ha lasciato ancora più incolmabile. Si tratta di un’opera postuma, con la prefazione di Goffredo Fofi e la cura di Salvatore Romeo, che ha raccolto parti di un libro di qualche anno fa, articoli scritti per vari quotidiani, principalmente il “Corriere del Mezzogiorno”, e per vari periodici, saggi usciti sulla rivista “Lo straniero” di cui Leogrande è stato vicedirettore, interventi a convegni e altri pezzi sparsi. Tutti sono unificati dall’oggetto, Taranto, nei suoi molti aspetti e contraddizioni, caso nazionale, metafora di uno sviluppo malato del Paese, di vari fallimenti della questione meridionale e della politica in generale. Leogrande amava la sua città tanto da scrutarla con gli strumenti dell’inchiesta e della riflessione sociale e politica in ogni suo aspetto, appariscente e nascosto.   Lo snodo della sua indagine sono gli anni novanta, che decretano il fallimento dell’industria di stato e la privatizzazione dell’Ilva, rivelano una grave crisi occupazionale,...

Oggi a Fahrenheit lo ricordano Marino Sinibaldi e Nicola Lagioia / Alessandro Leogrande, scrittore che amava gli ultimi

Aveva solo quarant’anni, Alessandro Leogrande. È scomparso all’improvviso a Roma. Un comunicato parla di aneurisma. Era un intellettuale finissimo, di quelli che guardano la realtà, specie quella sociale, e sono capaci di raccontarci come funziona, cosa nasconde e cosa rivela. Trovavo in lui una somiglianza fisica con Piero Gobetti, e una statura intellettuale che mi richiamava il grande intellettuale torinese: interessi vasti, prima di tutto politici, sociali, sociologici, una capacità unica di analizzare, scrivere, rintracciare tendenze sotto i fatti. Come Gobetti era innamorato del teatro, che recensiva, occasionalmente, sempre attento a cogliere i risvolti politici e sociali degli spettacoli. Di recente questa passione lo aveva portato a scrivere testi per la scena, in un attivismo che era dialogo, dal vivo, con i fenomeni, con le persone, con i movimenti.   Era nato a Taranto quaranta anni fa. Si era formato nell’ambiente cattolico, come scrive in un pacato e commovente ricordo il padre; era stato scout da giovanissimo, poi impegnato nella Caritas della città dei due mari, poi in Albania. Scrive ancora Stefano Leogrande: “come giornalista e scrittore si è impegnato in...

Sul suo libro più recente / Molto dobbiamo noi ad Angelo Ferracuti

Molto dobbiamo noi ad Angelo Ferracuti, noi che come salmoni abbiamo percorso controcorrente la via dell’italica narrativa; noi che abbiamo balbettato le poesie di Luigi Di Ruscio, guardato ammirati i reportage di Mario Dondero, noi che increduli abbiamo giurato a noi stessi che non avremmo mai mangiato dai vassoi della piccola cerchia editoriale ma che avremmo continuato a usarla per raccontare il mondo dei vinti; noi che abbiamo visto il mondo culturale italiano infiacchirsi e prostituirsi, immemore dell’ammaestramento dei suoi figli migliori, dei suoi figli virtuosi, chiedendoci come potesse vivere di tanta incoerenza, di tanto fango; noi che abbiamo considerato il triste balletto delle anime brutte del mondo culturale italiano, disposte a tutto in cambio di una comparsata televisiva, una collaborazione giornalistica, un premio; brutte queste anime tanto quanto quelle di chi le governava e che per questo nulla hanno potuto contro il malaffare che infine li ha fagocitati; noi abbiamo trovato in Ferracuti un maestro di integrità e coerenza intellettuale. Molto dobbiamo noi ad Angelo Ferracuti che nel tempo ha accantonato l’impotente romanzo postmoderno per dedicarsi al reportage...

St-Art Up Teatro: il sacro, lo sguardo

A volte è come se ci guardassimo in uno specchio, quando vediamo teatro. Non nel vecchio, vieto senso del teatro come specchio della società. Rivediamo negli spettacoli proprio noi stessi, quello vorremmo essere, ciò che ci aspettiamo di vedere, le nostre pre-visioni, i nostri pre-giudizi. Rinunciamo alla sensibilità per le smarginature, a scoprire vuoti che possano aprire sentieri, precipizi, abissi rivelatori. Questo atteggiamento si moltiplica durante un festival: bombardati da proposte, andiamo con il metro o con il machete, sempre pronti a difenderci, a misurare o a rifiutare.   Quest’anno St-Art Up Teatro, il bel festival che organizza il Crest a Taranto nel teatro TaTà, una delle residenze del sistema pugliese, consorziata con altre nella rete una.net (corresponsabile della rassegna), in agosto ancora correva il rischio di non esserci, per mancanza di fondi, per incertezza sul destino stesso dei “teatro abitati”. C’è stato un intervento del Teatro Pubblico Pugliese, che ha inserito in cartellone una vetrina della produzione regionale, Puglia Showcase, e ha intrecciato la manifestazione jonica con una...

Le città fallite

«Roma ha accumulato 22 miliardi di euro di deficit ed è una città praticamente fallita. Alessandria è stata dichiarata in default per un debito di 200 milioni. Parma ha un buco di bilancio di 850 milioni. Napoli è in stato di pre-dissesto. L’Aquila è ancora un cumulo di macerie, perché la ricostruzione non ha finanziamenti adeguati. Sono 180 i comuni italiani commissariati per fallimento economico». Basta un breve elenco per afferrare il perché del titolo dell’ultimo libro di Paolo Berdini, urbanista, ingegnere e scrittore, da tempo impegnato contro il consumo del suolo italiano, autore de Le città fallite, edito da Donzelli (2014).   «Le città, purtroppo e per fortuna, non sono equazioni matematiche, dove è sufficiente far quadrare una formula per risanare i bilanci. Le città sono, prima di tutto, luoghi ed esistenze». Così, attraverso un’accurata parabola storica, Berdini ricostruisce l'involuzione delle metropoli italiane, dall'avvento di Tangentopoli al recente Sblocca Italia fino allo scempio delle grandi opere contemporanee, raccontando...

Prescrizione Eternit: questa storia non può finire così

Era stato definito il processo del secolo per l'enorme quantità di vittime (duemiladuecento morti, ottocento malati) e perché per la prima volta era previsto il dolo in una causa di morti sul lavoro. L'accusa nei confronti dell'imputato, "disastro doloso e inosservanza delle norme in materia di sicurezza", giustificava l'enorme interesse da parte dei media di tutto il mondo. Un processo, quello contro la multinazionale svizzera Eternit che si è concluso con un nulla di fatto. Che cosa questo voglia dire ben lo racconta qui di seguito Michele Michelino, portavoce del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio di Sesto San Giovanni, e protagonista, insieme agli altri membri del Comitato, del mio romanzo La fabbrica del panico.   L'11 ottobre 2013 abbiamo presentato il romanzo a Casale. E mai come in quella occasione l'emozione è stata enorme. Era come se nel comune dell'alessandrino ci fosse stata una guerra. L'Eternit si era portata via tutto, tranne il desiderio di ribellarsi. Se a distanza di quasi trent'anni dalla chiusura della fabbrica resta il dolore e il ricordo...

Contro la mistica dell’austerità

Nel 2013 la Cina è cresciuta del 7,7% e nel 2014 il Pil sarà all'8,2%. Gli Usa arriveranno a +2,9%. Il Pil crescerà dello zero virgola in Italia. L’Europa e gli Stati Uniti versano in una stagnazione che durerà anni, serve una trasformazione politica e un altro paradigma per la crescita e l’occupazione.    «Uscire dall’Euro è un’idea insensata - afferma l'autore de Il colpo di stato di banche e governi (Einaudi) - occorre ridiscutere i trattati Ue e lo Statuto della Bce, riportare la finanza al servizio dell'economia reale».         Professor Gallino, la crisi è finita?   Per nulla. La Cina è un caso a parte, mentre la situazione degli Stati Uniti non è affatto quella che si dipinge. L’attuale presidente della Fed, Ben Bernanke, ha detto che ormai il tasso di disoccupazione è un parametro poco rappresentativo. Infatti la disoccupazione effettiva, che comprende sia gli «scoraggiati» o i part-time che vorrebbero lavorare a tempo pieno, è molto più elevata di quanto sembri. Gli Stati Uniti hanno potuto permettersi di pompare migliaia di miliardi di dollari nell'economia, ma i risultati sono stati abbastanza modesti. Il piano di...

StartUp: teatro sotto le ciminiere

Taranto, Tamburi.   Il quartiere a un passo dall’Ilva, attraversato dalle polveri tossiche e dalle cronache giornalistiche, oggi racconta un’altra storia. La storia di un ostinato lavoro sul territorio portato avanti senza sconti in una delle zone più incandescenti della Puglia.   fotoCastorp   Taranto, Tamburi diventa allora TaTà, lo spazio teatrale dove la compagnia Crest abita dal 2008 e dove si è svolto, negli scorsi 26, 27, 28 Ottobre, il festival StartUp. La costruzione dove sorge il TaTà avrebbe dovuto essere un Auditorium universitario – ci racconta il direttore artistico Gaetano Colella – ma non è mai stato utilizzato: oggi è uno spazio vitale, frequentato da giovani, tappa obbligata per chi in Puglia si occupa di teatro. Due sale teatrali, un foyer con tavolini e connessione wireless, un’area per gli incontri. Tornare a guardare fuori, dopo aver passato qualche ora in uno spazio che potrebbe trovarsi nel centro di qualsiasi città italiana, è un piccolo shock: il TaTà si trova nel pieno di un vero e proprio deserto abitativo sul quale incombono le...

Alberto Prunetti. Amianto

Le parole di Alberto Prunetti sono pietre. Dure, grevi, precise, come il titolo del suo libro: Amianto, la biografia di un operaio: il metalmeccanico saldatore tubista Renato, padre dello scrittore.   Negli anni Sessanta del boom economico, Renato è un giovane che di giorno lavora in fabbrica e la sera fa il cameriere, si sposa, compra casa, diventa padre. E poi continua a lavorare in trasferta, senza sosta. Le ricorrenze della sua vita sono legate ai luoghi delle raffinerie e delle acciaierie più tossiche del nostro paese: Casale Monferrato, Taranto, Piombino, Busalla. Un Grand Tour alla rovescia, scandito dalle scorie dei metalli pesanti che gli entrano nel corpo: piombo, titanio, zinco,   e poi l’amianto, le cui fibre indistruttibili si depositano sui polmoni e generano un tumore che arriva al cervello.     Alberto deve ricostruire il curriculum del padre: rovista tra i suoi scatoloni, ritrova le tessere d’entrata in fabbrica e gli appunti delle assemblee sindacali. Poi comincia a scrivere; controvoglia. Eppure la trama prende corpo. Il figlio scrittore si rende conto di aver imparato dal padre come si...

Ibsen a Taranto

Lavoro e salute. Maggioranza e libertà di coscienza degli individui. Inquinamento. Archivio Zeta recupera uno dei testi più importanti di Henrik Ibsen, Un nemico del popolo (1882), portandolo verso i conflitti di oggi e i contrasti violenti della tragedia greca. Lo asciuga (già nel titolo diventa Nemico del popolo), lo innerva con parti tratte dalle perizie per la magistratura di Taranto che hanno dimostrato in maniera inoppugnabile, l’anno scorso, la distruzione dell’ambiente e il pericolo per la salute umana rappresentata dello stabilimento siderurgico dell’Ilva. Lo trasforma in una tesa lotta tra l’individuo che vuole testimoniare la verità e la società che si richiude intorno ai propri interessi, in uno spettacolo di grande fascino, in cui la recitazione è rallentata a incidere le parole, a sottolineare le opinioni,  a rivelare le intenzioni nascoste, a evidenziare le forze in tensione, e i corpi, illuminati in modo frontale, dal basso, si trasformano in incombenti ombre espressioniste.     Nei due nudi ambienti di cemento dello Spazio Tebe, nell’Appennino tra Imola, Bologna e Firenze, nel paesaggio mozzafiato di Firenzuola, il paese della pietra serena, tutto...

Taranto. La città di ferro

Taranto è una città apocalittica, ma è un’apocalisse grigia, a lento rilascio. C’è una fabbrica che si è presa il mare, la terra, il cielo della città e adesso si prende anche il lavoro. Bisogna fermarsi e ragionare su Taranto, si può enfatizzare l’importanza del lavoro o quella della salute, comunque siamo di fronte a una vicenda cruciale, che spiega molto del nostro passato e anche del nostro futuro. L’apocalisse di Taranto prima che nelle cartelle cliniche è nella forma della città: una bellissima città della Magna Grecia circondata da una cintura di ferro, simbolo estremo di come l’Italia sia passata dalla civiltà contadina alla modernità incivile. Una storia di trasformazioni che hanno cambiato il volto dell’Italia, ma non i rapporti tra dominati e dominanti.   Gli operai di Taranto provengono spesso dalle campagne ioniche, sono arrivati in città spinti dal mito del posto fisso. Negli anni sessanta in quella che allora si chiamava l’Italsider andò a dir messa anche il papa. Mentre valenti documentaristi filmavano una fabbrica...

Taranto. Veleni e un Apecar

Per anni ci sono tornato solo d’estate. Prima di arrivare al mare, venti chilometri a sud della città, Taranto si annunciava con i chilometri di odore acre dell’Ilva e con gli sbuffi di fumi di diversi colori che emanavano dalle ciminiere non del tutto occultate dagli alberi che cercano, pateticamente, di non far percepire il più grande stabilimento siderurgico d’Europa.   Da adolescente, quando studiavo in un liceo della città, ci portarono a visitare l’altoforno e i laminatoi (allora la fabbrica si chiamava ancora Italsider e era un’industria di stato). Mi sembrò di precipitare nell’Inferno di Dante, con la lava incandescente delle colate, le scintille, il caldo, il frastuono. L’unico pensiero che ricordo: come si può sopravvivere tutti i giorni, per anni, a fare un lavoro del genere?     L’anno scorso una delle delizie dell’estate tarantina ci fu negata. Le cozze, quelle prodotte nel primo seno di quel mare interno salmastro che si chiama Mar Piccolo, furono dichiarate contaminate da diossina e ne fu vietata la vendita. Già, ma chi si azzardava a...

Marina di Lizzano / Paesi e città

Ogni estate la solita storia. Il turismo sembra impennarsi a giudicare dalla moltitudine di individui che, macchina fotografica alla mano, immortalano il mare. E invece no, son sempre gli stessi. Lo dice anche il PIL. Marina di Lizzano è una frazione di Lizzano, un comune in provincia di Taranto, che dista dal capoluogo 40 km. Fatevi un giro per le strade della città dei due mari, sottraete a chicchessia un telefono integrato di fotocamera e troverete almeno un’immagine del mare nostrum nel software. Ogni volta, vederlo, è come fosse la prima. I nordisti che ci hanno onorato della loro presenza, sanno di cosa parlo. Più di un forestiero mi ha interrogato incredulo sul perché cotanto ben di Dio non fosse valorizzato a dovere. Sempre la stessa solfa, la loro; sempre la stessa reazione la mia: sguardo basso e alzata di spalle. Marina di Lizzano non ha nulla da invidiare al mare dei Caraibi. Sì, lo so, dà molto più lustro alla propria immagine un “vado al mare ai Caraibi…” piuttosto che a Marina di Lizzano, concordo. Chi passa di qui, di rado dimentica quei colori, quei silenzi, quegli odori, quei...