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Vicenza

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12 dicembre 1960 – 7 gennaio 2022 / Vitaliano Trevisan. Un ponte, un crollo

Una volta Vitaliano Trevisan mi mise le mani addosso. Ad Asiago, il bellissimo altopiano che sovrasta la nostra città comune, Vicenza. All’ingresso di non so più che evento culturale. Forse una decina, o dozzina di anni fa. Sono un disastro con le date, e in generale la memoria funziona più a frammenti che con un approccio storico: ricordo quel che ricordo, quando capita. E poi sono benedetto da una sorta di oblio delle cose spiacevoli. Anche questo episodio me l’ero pressoché dimenticato. A ricordarmelo è stato proprio lui, pochi mesi fa. Con la prima di una serie di telefonate che ricucivano un rapporto sfilacciatosi tanti anni prima.    Può sembrare strano citare un fatto simile. Strano come commemorazione di un morto. Strano, ovviamente, il fatto in sé. E strano che sia stato lui – diciamo, esagerando: l’aggressore – a ricordarlo a me, l’aggredito. Ma chi ha conosciuto Vitaliano di persona sa che nulla di tutto questo è strano davvero.  Così come nella sua scrittura, c’era sempre in lui un senso di minaccia incombente. Dietro lo sguardo glacialmente ironico di quegli occhi azzurrissimi, la possibilità di qualcosa di imprevedibile. E pericoloso. E così,...

Giuliano Scabia per il teatro Olimpico di Vicenza / Le statue, i dinosauri, lo spazzino indiano

All’ora che volge il desio – mentre per gli Inglesi è quella del tè – a circa 45°33'29"52 di latitudine Nord e 11°32'30"84 di longitudine Est, tra l’Odeo di Palladio e il bar da Ciro; giù per le vie di Tebe, sempiterna CSI, dinoccola un Edipo dégagé accompagnato da un’Antigone sorella-figlia-badante (“di tragedie io e mio fratello, nonché padre, / abbiamo le scatole piene”). Non stupiamoci: Lui, l’Autore, l’Antefatto, ci racconta come appena nove anni fa gli ridiede la vista con l’apposizione del magico santino (“Vengo per te, Edipo, re del teatro, re della cecità / e della veggenza. / Vengo per provare a ridarti la vista / nel tuo teatro fatto per vedere”), fra gli squilli superni di un’angelica cornetta e gl’inferi borborigmi delle pompe che svuotavano l’Ade di una Vicenza alluvionata – era così semplice, immaginare che quei tri-ordinati stucchi, quelle erculee formelle, quelle sproporzionate prospettive fossero di Edipo, cioè proprio la sua casa un po’ esibizionistica e kitsch, bastava bussare, toc toc: sta qui il non vedente veggente?  Il giorno è l’otto novembre duemiladiciannove, segnatevelo.  Perché 158.768 giorni dopo la sua inaugurazione, bisesti compresi –...

Esseri architettonici ed umani

Londra, mattina grigia, forse ci sono alcune sfumature nella nuvola uniforme sovrastante ma non posso esserne certo, in giardino l’erba troppo lunga tende a ingiallirsi, le foglie delle piante sono di tanti verdi diversi. Mi sto riprendendo dall’influenza, dubbio motivo per stare a scrivere qui fuori, ma motivo sufficiente per cercare di mettere insieme le esperienze degli ultimi giorni – penultimi, quelli prima dell’influenza.   Atterrati all’aeroporto Valerio Catullo di Verona ci siamo spostati da un parallelepipedo prefabbricato all’altro fino all’autonoleggio, dove il nucleo familiare è stato scisso: io ho la carta di credito, la mia compagna la patente di guida, nostra figlia ha noi, noi non otteniamo la macchina prepagata su internet e dobbiamo prenderne un’altra. Fuor di metafora: carta di credito e patente devono essere intestate alla stessa persona. Rientrando in metafora, per evitare esplosioni non ci dirigiamo subito alla meta ma andiamo prima a Verona, per prenderci il tempo. Sbagliamo strada un paio di volte ma stiamo bene, ci stiamo prendendo il tempo.   Intanto racconto a mia figlia di Romeo e...