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Andrea Adriatico

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Teatro Pasolini

Il teatro di Pasolini è un fantasma o Pasolini si aggira come uno spettro per il teatro italiano? A vedere i due spettacoli prodotti, tra le tante iniziative, nell’ambito della rassegna bolognese Più moderno di ogni moderno. Pasolini a Bologna, entrambe queste affermazioni suonano vere e false allo stesso tempo. In modi diversi, Archivio Zeta e Andrea Adriatico con i Teatri di Vita hanno voluto dimostrare la disperata vitalità di questo autore anche nel teatro, un’arte da lui amata, ma non praticata con la stessa tenacia di altre.     Pilade   Archivio Zeta articola il suo Pilade/Pasolini in tre episodi situati, con la complicità di un bellissimo 1 novembre di Ognissanti di sole, in altrettanti luoghi all’aperto. Il testo è uno dei sei composti tra il 1966 e il 1967 nell’ambito di quello che chiamerà il suo “teatro di parola”, stimolo dialettico e culturale per i settori più intellettualmente avvertiti della società italiana. La compagnia toscana, da poco più di un anno trasferitasi nel capoluogo emiliano, si era avvicinata a questa maratona per l’...

Gli Orizzonti mediterranei di Chiusi

Mustiola ha le mani giunte in preghiera e gli occhi bassi, penitenti e remissivi, guardano il bambino Gesù. Sulla tavola conservata nel Museo della Cattedrale di Chiusi, in provincia di Siena, e attribuita al pittore Marco Bigio (XVI secolo) la giovinezza della Santa è un pallore olivastro e schivo: mai penseresti che abbia esploso una fede che è corsa dalla Roma anticristiana fino a noi. Lo capisci in barca sul Lago di Chiusi, là dove si tramanda che il 3 luglio del 274 d.C. Mustiola abbia fatto del suo mantello una zattera e di Dio il suo sposo: Silvia Frasson ha alzato gli occhi della futura patrona della città all'altezza dei suoi carnefici e non li ha abbassati fino all'ultimo silenzio, contro un sole come ricoperto di rabbia e vergogna.   La Santa, ovvero quando Mustiola volò sul Lago, della 'narratrice immaginifica' nata chiusina e formatasi alla Paolo Grassi di Milano, ci ha condotto per mano dentro Orizzonti Festival delle Nuove Creazioni nelle Arti Performative (31 luglio – 9 agosto); dentro MediTERRAnea2015, il tema di questa XIII edizione, seconda dell'era Andrea Cigni, e prima a essere...

Vie Festival

Vie, lo hanno chiamato. Perché quello creato da Emilia Romagna Teatro è un festival fatto di strade che si intrecciano, di sentieri percorsi per la prima volta che apriranno nuovi orizzonti, di grandi tracciati che provengono magari da paesi lontani. Anche perché in questa rassegna in movimento si viaggia tra i teatri di Modena e della sua provincia, da quest’anno anche verso Bologna, in auto, in treno o con una comoda navetta dove si discute, ci si incontra, ci si confronta. Si vedono spettacoli appena nati, esperienze agli inizi che poi germineranno l’anno dopo, due anni dopo, e lavori di grandi protagonisti della scena nazionale e internazionale. C’è attenzione programmatica al teatro della regione (che poi può voler dire Albe, Raffaello Sanzio, ma anche gruppi meno noti), si lavora a coproduzioni internazionali, si intrecciano con nomi come Virgilio Sieni o Danio Manfredini progetti di durata o continui ritorni. Si entra profondamente nel territorio, con laboratori con i ragazzi delle scuole o con gli abitanti di zone come quelle che hanno subito il sisma di due anni fa.   E allora in apertura del festival diretto da...

Vie del terremoto

Vie Scena Contemporanea, a Modena, dà il la alla stagione dei festival, rivelando subito quelli che saranno alcuni motivi conduttori delle rassegne che si preparano a affollare l’estate. Tra bellezza, sfida intelligente, cliché, banalità senza spessore lampeggia la parola “crisi”, quella che sta devastando, prima silenziosamente, poi in modo sempre più scoperto, il panorama teatrale da alcuni anni. Crisi economica, che rivela quella di strutture fragili, mettendo a nudo quella creativa.   De Anima, ph. Akiko Miyake   Il festival modenese sembra un protocollo di ciò che ci aspetta. Ritorni di artisti già scoperti negli anni scorsi, come il lettone Alvis Hermanis o come Pippo Delbono, adottato da tempo dallo stabile modenese (rivisitazioni che, evidentemente, tolgono spazio a scoperte ulteriori); affondi nell’opera di maestri come Virgilio Sieni, con vari lavori recenti e una produzione, Home_quattro case, pensata apposta per le zone che l’anno scorso furono sconvolte dal terremoto; spettacoli che creano contrasti  tra paesaggio naturale e umano, come Quai ouest di Koltès...