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Antonio Pascale

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I buoni siamo noi

La lettura mi ha tirato fuori tutto quello che in questi mesi, in questi anni, avevo nascosto in fondo a me stesso. Ha acceso un riflettore da un'altra angolazione (non la mia) e ha messo in luce quel cono d'ombra che ho vissuto, ma mai guardato e affrontato, riletto, analizzato. Quelle cose con cui avrei dovuto fare i conti e che invece ho preferito nascondere, nel tentativo di dimenticarle. Sento la necessità di parlarne, con chi era con me in quel periodo, con gli amici di una vita e con i conoscenti, con tutte quelle persone che per oltre tre anni mi hanno visto assente, profondamente impegnato in quello che facevo, e senza altro tempo per altro e per altri. Troppo spesso in quel periodo mi sono sentito dire oppure ho sentito dire: "Daniele non c'è, deve salvare il mondo!". Non ho salvato nessuno. Io sono salvo, ma vinto, e ho bisogno di raccontare quello che è successo […]   [status Facebook di Daniele R., 17 maggio 2014, in seguito all'uscita de I buoni di Luca Rastello, 133 “mi piace”, 21 condivisioni]   Poi, un giorno, capita che parta un ultimo giro di telefonate, messaggi, whatsapp, e...

Pascale. Le attenuanti sentimentali

Antonio Pascale è «a) un musicista mancato; b) un regista mancato; c) un giocatore di basket mancato». Poeta mancato no, perché la poesia la ama da lontano, senza sfiorarla. Narratore mancato nemmeno e lo dimostrano La città distratta, Passa la bellezza e i racconti di S'è fatta ora.   Sono passati sei anni dall'ultima opera narrativa e, per stroncare sul nascere l'ansia da prestazione, Le attenuanti sentimentali (Einaudi, 2013) inizia con una programmatica abiura: «questo non è un romanzo ma un giro in bicicletta».   Non è un romanzo, sono riflessioni quotidiane, è autofiction, un dispetto alla struttura tradizionale,  un modo intelligente di imbrogliare la trama.         Antonio è uno scrittore in crisi, lavora al ministero per le politiche agricole e non riesce a mettere a punto un romanzo; soffre di stress e d'insonnia e, per sfiancare almeno il corpo, si abbandona a lunghe corse notturne a Monteverde e gira in bicicletta una Roma dissestata e spesso ostile, soprattutto se sei su una bicicletta o in motorino, con la voce di...

I cornflakes di Pascale

«Ma l’hai letto l’ultimo libro di xy? Parla dei fatti suoi!» «Ah, parla dei fatti suoi… e com’è, però, il libro?» Questa degli scrittori che parlano dei fatti loro, e dello stupore che ingenera, mi pare una bizzarria da avventizi, da gente che pensa alla letteratura come a un sacrario di valori e concetti obbligatoriamente metafisici: o parli del Male, dell’Evoluzione (molto di moda tra i poeti, in questo periodo), oppure hai poca speranza di sfuggire al pantano vischioso dei fatti tuoi. Ci sono poi di quegli scrittori, pure molto diversi tra loro, che dei casi propri hanno fatto dichiarata poetica (Walter Siti in Scuola di nudo: «Sono pettegolo su me stesso»; oppure Sanguineti, via Stendhal: «Un piccolo fatto vero (possibilmente fresco di giornata)»; e ci vogliamo dimenticare di Flaubert: «Madame Bovary c’est moi?»).   Questa dello scrittore che parla di sé, poi, in generale, non mi pare una grande novità: la possibilità di raccontare il presente, il quotidiano della propria vita, o della propria generazione, o della propria città o...

Natura non natura

Negli anni '60 c’era un movimento artistico (quanto è dolcemente vintage l’espressione: movimento artistico) che ragionava sull’esperienza umana, la tecnologia, in relazione alla natura. Si chiamava Land Art, mettevano in piedi piccoli e grandi gesti che letteralmente disfacevano la natura. Il mondo intorno. Era un movimento che aveva dentro una certa critica al progresso, o quantomeno un certo disappunto di fronte al potere dell’uomo. Erano anni, quelli, in cui nasceva l’embrione di quella critica alla modernità che fu poi, sull’onda della crisi petrolifera, l’albore del postmodernismo. Oggi risulta vagamente reazionaria, ma va detto che fu per quasi vent’anni il pensiero culturale predominante. A torto o a ragione, poco importa.   Robert Smithson, Spiral Jetty, 1970   Tutto questo per dire che l’altro giorno Creative Application (il miglior magazine culturale, serio, su quello che succede intorno alla tecnologia applicata alla creatività) pubblica questo progetto. Un programma scritto in Python che progetta pezzi di terra con agricolture diversificate, disegnando...

Viaggio in Italia

Per oltre cent’anni l’immagine dell’Italia è stata quella fissata dalle fotografie dei Fratelli Alinari: monumenti, piazze, strade, palazzi, case, fotografati in modo frontale, con qualche rara persona nel rettangolo in bianco e nero, o virato in seppia. Un’Italia oleografica, prigioniera del suo nobile passato. Mai che vi figurasse uno stabilimento industriale, le torri di un petrolchimico, i distributori di benzina, le costruzioni moderniste. Questa immagine è continuata intatta durante il Fascismo, e oltre. Era “Venezia unta di piccioni”, come ha scritto una volta Carlo Arturo Quintavalle, insomma il nostro amato Bel Paese. A interrompere per un momento questa oleografia c’era stato il neorealismo, ma nel profondo l’idea visiva che gli italiani avevano del propria terra restava la medesima. Poi all’improvviso è successo qualcosa, uno di quei miracoli la cui potenza si percepisce solo a distanza di decenni. Nel 1984, nel mese di gennaio, appare un sottile volume che accompagna una mostra di ben trecento immagini presso la Pinacoteca Provinciale di Bari. L’editore è Il Quadrante di...

Andrea Cortellessa. Narratori degli Anni Zero

A dispetto di ciò che si potrebbe pensare di un’antologia, il poderoso volume Narratori degli Anni Zero (numero triplo della rivista L’illuminista, Ponte Sisto, pp. 704, € 30), curato da Andrea Cortellessa, non è solo una fotografia dello stato attuale del genere romanzo in Italia. È qualcosa di diverso: un flusso ininterrotto di testi e riflessioni critiche, dalla cui prossimità scaturisce l’impressione di un moto perpetuo.   Il saggio introduttivo è il vero motore dell’antologia. I modelli da cui Andrea Cortellessa trae ispirazione e da “mis-interpretare”, come direbbe Harold Bloom, sono due: il volume curato da Angelo Guglielmi nel 1981 dal titolo programmatico: Il piacere della letteratura. Prosa italiana dagli anni 70 a oggi e quello posteriore di Antonio Franchini e Ferruccio Parazzoli del 1991, Antologia dei nuovi narratori.   I “narratori degli anni zero” (Pincio, Nori, Cornia, Pascale, Permunian, Lagioia, Raimo, Pica Ciamarra, Pugno, Arminio, Morelli, Trevi, Falco, Samonà, Baroncelli, Vorpsi, Ricci, Rastello, Saviano, Jones, Bajani, Pecoraro, Vasta, Pedull...

Il parcheggio salva-bici

Appena il freddo si sarà allentato, dovrò comprare una bicicletta. La precedente me l’hanno rubata tempo fa, e da allora non ho più osato prenderne una nuova. Da settimane la sto cercando usata, ma non è facile da reperire. Quelle che mi propongono sono di due tipi: non mi piacciono o sono riverniciate. Tutte le bici verniciate sono bici rubate. Secondo i dati diffusi dalla Federazione Italiana Amici della Bicicletta, il 18% delle bici in circolazione è rubato. Una su cinque. Capita spesso di vedere in giro, sui marciapiedi, o incatenate, bici riverniciate: verde, nero, rosso, giallo, blu. Sarebbe il caso che in quest’ondata d’indignazione, e moralizzazione, che attraversa il Paese si ponesse il problema delle bici rubate da non acquistare in nessun caso. Una piccola campagna di stampa, magari a carattere locale, non guasterebbe.   Nelle città le due ruote si stanno diffondendo sempre di più; per risparmiare benzina, diventata carissima, sempre più persone pedalano. L’aumento annuo dei ciclisti è valutato del 12%; 32 milioni gli italiani possiedono una bicicletta, più di met...

Premi per giovani e paesi per vecchi

L’Italia è un paese per vecchi, dunque parlare di giovani è di moda. Nel teatro italiano tutti quanti vanno in cerca di giovani: gli spettacoli sono quasi autoprodotti e costano meno, le compagnie sono spesso costrette ad accettare condizioni poco dignitose e, se nello stesso festival si mettono insieme più opere, “giovane” diviene una categoria estetica che tiene a galla le programmazioni. Pochissimi sono quelli che rischiano, andando in cerca di compagnie sconosciute e offrendo qualche opportunità vera, per quanto è possibile fare. L’Associazione Scenario si è presa questa responsabilità dal 1987 organizzando l’omonimo premio dedicato alle forme del nuovo e, in questi anni modaioli, è divenuta un punto di riferimento per i gruppi che sono all’inizio. La scorsa settimana, al Teatro Franco Parenti di Milano, sono state presentate le quattro opere “finite” dell’edizione 2011, la “Generazione Scenario”: i vincitori di Scenario e Scenario Per Ustica, riservato quest’ultimo a spettacoli dal particolare valore civile e due spettacoli che hanno ricevuto...

Molise a tavola

Ero partito per l’interno del Molise con l’acquolina in bocca. Mi ricordavo, dei viaggi passati sia il pesce crudo di Termoli sia alcune leccornie (vulgo: giacimenti gastronomici) che non avevo trovato altrove nel nostro sud. Eppure dopo due giorni di scorribande – conoscete il fascino dei siti di Saepinum o di Pietrabbondante? E le viuzze strette di Campobasso o di Larino? – col mio coéquipier ci eravamo dovuti accontentare di pizzerie napoletane, buone sì, ma insomma altre erano le nostre speranze. Il Molise è una zona ancora appartata di cui non parla quasi mai nessuno – Antonio Pascale vi ha dedicato un libro, Non è per cattiveria, ancora più divagante del solito – figlio di una civiltà agricola e di pastorizia. Visto che nelle case si mangia ancora benissimo, spesso due volte al giorno, quali sono allora le occasioni per andare al ristorante? Le solite della vecchia Italia: matrimoni, comunioni, battesimi, rimpatriate di coscritti. I più giovani vanno in pizzeria. Allora accade che il giorno di Pasqua, stufi della pizza, siamo tornati, unici clienti, in un indirizzo che avevamo gi...

Il sabato del villaggio / Le parole cambiano

Sostanzialmente, così ci hanno spiegato i promotori del referendum sul nucleare, si trattava di cancellare la parola “nucleare” dalla legislazione corrente. E questo è il motivo della lunghezza del testo del quesito referendario: votando dall’estero ho avuto tra le mani la scheda e ho potuto constatare anche il passare degli anni, con la vista che si fa sfuocata, tentando di decifrare le lettere in corpo 8. Nella ristampa delle nuove schede che si troveranno il 12 e il 13 giugno nei seggi il quesito aumenterà di corpo, diminuendo il numero di parole, perché non è più necessario cancellare le occorrenze di una parola, ma un decreto.   Da una domanda di John Berger, sulle parole e la politica prende avvio una lunga video-intervista a Noam Chomsky di cui doppiozero riporta alcuni stralci tradotti. E niente di meglio di una biblioteca d’acqua può rendere il senso della mutevolezza delle parole: ce ne parla Antonella Anedda.   Anche il rapporto tra le parole è mobile e soggetto a slittamenti, tanto più in un quartiere come Scampia a Napoli. Antonio Pascale ci racconta di un luogo in cui...

Abruzzo / Viaggio in Italia

Chi abita al nord, o meglio, è originario del nord Italia, di norma non fa differenze: per capirsi, a Torino si dice che da Cuneo in giù sono tutti terroni. Abitudine ormai talmente radicata che addirittura Flaiano ironizzò sull’argomento in questo articolo del '45 dal titolo Terroni e polentoni: “In questi giorni i quotidiani hanno riportato la notizia di un manifesto che circolerebbe nel Nord, incitante quelle laboriose e integerrime popolazioni contro i ‘terroni’. I terroni sarebbero quegli italiani che vivono al di qua della linea Spezia–Rimini. La notizia ha fatto il suo chiasso. Qualcuno l’ha commentata con amarezza, scagliandosi contro i campanilismi, un giornale ha preso addirittura le cose al tragico. Pacifici lettori hanno visto, nell’immaginazione, chiudersi le porte delle città degli affari, altri hanno meditato in cuor loro le più tremende rivalse. Intanto occorre notare che gli autori del manifesto hanno fatto le cose troppo in fretta. Stabilendo una linea di demarcazione Rimini–Spezia, hanno lasciato insoluto il più grande problema della nostra storia e cioè se...