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Arrival

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Quand la langue cherche son autre / Scrivere Disegnando. Incontri ravvicinati a Ginevra

È un momento topico, nella fantascienza immune da paranoie sovraniste, quello in cui alieni e umani devono trovare un linguaggio comune. Intendersi diventa una questione di vita o di morte: proprio come tra noi della stessa specie, in effetti. E spesso ci si riesce per via sinestetica. In un archetipo come Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg, 1977, era grazie alla musica (le cinque note di John Williams “tradotte” in gesti delle mani secondo il metodo didattico di Zoltán Kodály) che lo scienziato Claude Lacombe (François Truffaut) riusciva a stabilire il contatto (da noi «Il Male» parodiò l’episodio con una falsa prima pagina del «Corriere della Sera» nella quale si spiegava come gli alieni comunicassero, invece, tramite odori; la beffa cominciava a puzzare come tale, però, quando si riferiva l’odore impiegato per dire che ne pensassero del governo italiano…). Più di recente, in Arrival di Denis Villeneuve, viene chiamata a far parte della squadra di primo contatto la linguista Louise Banks (Amy Adams), la quale capisce che le forme gassose spruzzate dai tentacoli degli eptapodi sbarcati nel Montana sono in realtà ideogrammi che formano frasi palindrome: in...

“Arrival” / Lo scrittore è un calamaro

In Arrival, il bel film che Eric Heisserer, come sceneggiatore, e Denis Villeneuve, come regista, hanno di recente tratto, con qualche necessaria libertà, dal racconto Stories of your life di Ted Chiang (ne ha già scritto su “Doppiozero” Sergio Di Lino: Cerchi e palindromi), gli alieni paiono enormi calamari. A differenza di quelli del pianeta Terra, i cefalopodi alieni hanno sette tentacoli ed eptapodo è conseguentemente il nome che film e racconto assegnano alla lingua che fa da nocciolo tematico della narrazione. Sono peraltro sette anche le dita, per dire così, con cui (nel film ma non nel racconto) si aprono le estremità dei loro tentacoli in momenti cruciali dei processi comunicativi con gli esseri umani.     Sulle prime, la protagonista, che fa di nome Louise Banks, tenta come linguista di intendere la “ratio” dell’eptapodo. Sopra tale suo carattere professionale ha molto insistito chi ha parlato del film. Si vive del resto in una temperie che nel (presunto) esperto venera uno dei suoi feticci. Non deve essere parso vero potere celebrare, con l’occasione, un’ulteriore “professionalità” che va peraltro oggi per la maggiore, in Italia.   A conoscenza di chi...