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Carlo Michelstaedter

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Un ricordo / Mario Benedetti. “Scusatemi tutti”

Mario Benedetti non c’è più. Se l’è portato via il virus che ci assedia. Da anni, a causa dell’aggravarsi della sua malattia, era ricoverato in un istituto di Milano, poi – grazie all’affettuoso e generoso interessamento di Donata Feroldi, sua ex compagna, che non ha mai smesso di curarsi di lui – in un altro istituto, a Piadena (Cremona), dove è mancato il 27 marzo 2020. Era nato a Udine nel 1955, ma il suo paese era Nimis, non lontano dalla frontiera con la Slovenia. Nel 1976 si era iscritto alla Facoltà di Lettere a Padova, dove si era laureato con una tesi su Carlo Michelstaedter. Negli anni ’80 aveva dato vita, con Stefano Dal Bianco e Fernando Marchiori, a una rivista di poesia e poetica, Scarto minimo, piuttosto anomala nel panorama di quegli anni.    Ho conosciuto Mario negli anni ’90, quando si è trasferito a Milano. Tutti e due insegnavamo all’Istituto Professionale per il Turismo L.V. Bertarelli, in Corso di Porta Romana; lui al serale, io al diurno. La nostra frequentazione, in realtà, non era legata alla casuale colleganza scolastica: a legarci era la passione per la scrittura, e l’amicizia con Stefano Dal Bianco, anche lui trasferitosi da Padova a Milano....

L'inconscio delle città

M. Una Metronovela (Einaudi, 2015) non è semplicemente uno tra i migliori libri di Stefano Bartezzaghi, ma inaugura con forza un nuovo tempo del suo lavoro di scrittura e di ricerca; quello di una maturità irregolare, storta, filosofica e letteraria insieme. Questo libro è innanzitutto una intensissima prova di letteratura, se per letteratura si intende, innanzitutto, la ricerca attiva di una lingua nuova, eccentrica, non prevista dal Codice ordinario del linguaggio, capace non solo e non tanto di raccontare la realtà, ma di redimerla.   La struggente e irresistibile Milano di Bartezzaghi, vista attraverso la lente privilegiata della metropolitana, delle sue fermate (Garibaldi, Moscova, Conciliazione, Porta Venezia, Loreto…) e delle sue linee (rossa, verde, gialla e lilla), non è quella da bere, quella degli stereotipi iperattivisti, dell’affarismo e dell’edonismo idiota, ma un luogo di fitte coincidenze e sovrapposizioni, stratificazioni e incroci, condensazioni e aperture, metonimie e  metafore che la rendono piuttosto simile ad un cruciverba dalla risoluzione impossibile. Questa Milano è la Milano che la...