raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

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Cioran

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Andres Serrano, la scrittura, i volti e la morte / Parole ultime

Certo, l’argomento è tragico e delicato, peraltro riportato alle cronache da recenti casi eclatanti, ma al di là degli aspetti personali e sociali, il tema del suicidio è uno di quelli che turbano perché pongono questioni al limite e che riguardano il limite. Non ci chiediamo tanto, dunque, che cosa spinge una persona a suicidarsi, quali motivi o circostanze, bensì in che situazione si trova una persona, cosa pensa, cosa crede di pensare, nei momenti che precedono immediatamente il gesto estremo? Tanta letteratura e cinematografia ha affrontato il tema, ma qui c’è qualcosa di originale e peculiare: cosa dice, cosa crede di dire nei messaggi che lascia, nelle sue “ultime parole”? E per noi: sono esse anche “parole ultime”?   Gabriele Tinti ha raccolto in un piccolo volume, intitolato appunto Last Words (Skira, Milano 2015), alcuni testi di quei biglietti che i suicidi lasciano – a chi? – prima dell’ultimo gesto. Di diversissima lunghezza e tenore, contenuto e tono, a volte sembrano delle poesie, altre delle lunghe tirate assurde o penose. Sì, anche di fronte alla morte si ripresentano tutte le sfumature dell’essere umano. In che senso allora sono “ultime”? Qual è la loro...

Ciclomerende

Succede a volte, sarà capitato a tutti i ciclisti della domenica e talvolta anche a quelli del mercoledì, di sentire le gambe che pian piano perdono tonicità, elasticità, vigore, prestanza...non vanno più! Decise, risolute e irremovibili, si ha una bella voglia a parlarci, a pregarle, a smoccolare contro il bicipite femorale o il tibiale anteriore; loro stanno lì, ferme e beate, lasciando il ciclista solo con il proprio basimento. A questo punto tutto si gioca nella testa del ciclista, romanticamente potremo dire nel cuore: chi si avvilisce e si getta stremato a terra, pronto a diventare scoperta archeologica per ere cibernetiche a venire, destando gran stupore con quell’aggeggio che, ohibò, si muove a pedali e con trazione a sudore!; chi telefona al primo amico munito di macchina capiente e aspetta pensando intanto agli incontri di lavoro prossimi futuri; chi mestamente si prepara ad una bella camminata mettendosi cuore in pace e polpacci in guerra!; chi non si capacita e sbraitarumoreggiacantailsuoodioasquarciagola dando calci all’aria e turbando la calma della campagna circostante; chi, infine, riconosce...

Ravatti

Non coelum, sed animum mutat                                                                                                     La massima d’Orazio il pigro sono anni che l’ho apprezzata. Viaggio dentro il mio cranio io, dall’epoca della prima operazione a calotta scoperta e senz’anestesia (1925). Da quando la grande Palla è stata invasa dalle lattine di coca cola e te le trovi fra i piedi anche nei fiumi ghiacciati del Passaggio a Nord Ovest, ho smesso di sognare scoperte di Isole Sconosciute, Monti Analoghi ecc. L’Avanguardia italiana poi mi spinge a fare solo i brevissimi percorsi necessari alla vita di tutti i giorni, ma con gli occhi ben chiusi: per...