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Via col vento

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Antonio Latella per Ert / A Est dell’Eden di Steinbeck

Sette ore di spettacolo per scarnificare una saga romanzesca come East of Eden (in italiano La valle dell’Eden, 1952) del premio Nobel John Steinbeck. Due spettacoli più brevi, tre e quattro ore, riunibili in un’unica galoppata teatrale. In uno spazio dal taglio cinematografico che gioca sui piani ravvicinati o lunghi, e che condensa certi fatti o azioni nodali in simboli o in esplosioni estreme fino ai confini del melò, affidando alla parola il dipanarsi dell’anima degli avvenimenti. La valle dell’Eden, vista all’Arena del Sole di Bologna in una produzione Ert – Metastasio di Prato – Stabile dell’Umbria, è l’ultima creazione di Antonio Latella, che si è associato nel compito di traduzione drammaturgica dell’immenso romanzo la brava Linda Dalisi. E il testo risplende, asciugato ma non “ridotto”, portato alle sue ragioni essenziali, senza divagazioni e senza brani di colore, mantenendo intatti i sapori fondamentali dell’originale.      La sala rimane illuminata, come in un’indagine “scientifica” brechtiana, come in un’aula di anatomia o di entomologia. La scena nella prima parte si svolge essenzialmente intorno a un tavolo, con i personaggi seduti e con il...

Spike Lee, "BlacKkKlansman" / L’uomo nero del Ku Klux Klan

BlacKkKlansman è un’invettiva, un pamphlet per immagini, “scritto” da un uomo di cinema, Spike Lee, che sa come si racconta una storia. E che qui lo fa molto bene, padroneggiando registri diversi, mescolati e fatti interagire tra loro. La porzione narrativa, che occupa la gran parte del film, è basata sulla storia vera dell’unico poliziotto afroamericano di Colorado Springs, Ron Stallworth, che negli anni Settanta si infiltra nel Ku Klux Klan con la complicità di un collega bianco. Ma la vicenda, pur non essendo letteralmente attualizzata, è piena di echi e riferimenti a una Storia che è cominciata prima di allora e che continua.  Il film è aperto da due spezzoni di finzione presentati come documenti: alcune immagini da Via col vento, con una bandiera confederata che sventola su una distesa di feriti della Guerra civile, e lo sproloquio razzista di un fittizio dottor Kennebrew Beauregard (Alec Baldwin), ripreso mentre su di lui passano immagini da Nascita di una nazione, il film di David W. Griffith del 1915. Il racconto è come incorniciato: queste prime sequenze dicono quali ne saranno il filo e il senso; le ultime, propriamente documentaristiche, lo chiuderanno confermando...

Francamente me ne infischio

Quella di Rossella O’Hara è la storia dell’America   Francamente me ne infischio è la versione teatrale firmata da Antonio Latella e dalla sua compagnia stabilemobile di Via col vento, romanzo di Margareth Mitchell reso celebre dalla pluripremiata versione cinematografica diretta da Victor Fleming.   Nello spettacolo, cinque episodi autonomi di un’ora ciascuno, la grande narrazione del romanzo e del kolossal – l’epopea di Rossella O’Hara, dall’infanzia felice e frivola nella tenuta di Tara all’indipendenza e alla maturità cittadina, attraverso amori successivi e logiche di convenienza, trasformazioni sociali epocali e lotte, sullo sfondo della Guerra di Secessione statunitense – è esplosa in una quantità e varietà di punti di vista. A partire da un semplice quanto lucido assunto: Rossella, vestita di verde (il colore tanto dei dollari quanto dell’innocenza) come nel film, è la metafora dell’America. Nella sua storia, a cavallo fra Otto e Novecento, si possono leggere, in tutte le loro contraddizioni, la fondazione dello Stato e del mito americano:...

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