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Dacia Maraini

(6 risultati)

Marco Cavallo / Quando la follia e il teatro divennero una cosa seria

Il teatro sembra essere il luogo in assoluto più attraversato dalla follia, e le istituzioni della psichiatria le più abitate dal teatro. La follia con il teatro diventa estensione e metafora dell’indecifrabile, dell’indicibile, dell’ambiguità della vita, dei sentimenti, delle emozioni, delle passioni; quasi che solo le parole della follia (e del folle) possano dire ogni cosa. Il manicomio dalla sua origine ospita il teatro della follia, della follia che diventa malattia. Il teatro dove si mette in scena sempre la stessa rappresentazione. Tutti costretti a recitare la stessa parte. Dalle origini il teatro si è appropriato della follia per tessere il suo infinito discorso sull’esistenza. La psichiatria all’inizio del XIX secolo tra le rassicuranti mura del nascente manicomio “costruisce” la malattia mentale, spoglia e svuota la follia di vitalità, di corporeità, di storicità. Di senso, in una parola. Tutto nel manicomio diventa finzione. Entrare nel gioco del teatro e della follia (e poi della psichiatria, della malattia mentale, delle istituzioni) e percorrerlo e raccontarlo non è affatto semplice.  Per cominciare non posso che collocarmi nell’ospedale psichiatrico di San...

Anniversari / Giuseppe Pontiggia, uno sconfinato amore per la ragione e la letteratura

Giuseppe Pontiggia se ne è andato, quindici anni fa, lasciandoci pagine di rara profondità intellettuale, illuministica passione per la ragione, abilità di scrittura e cordiale fraternità. Tra i suoi libri più importanti: L’arte della fuga, Il giocatore invisibile, Il raggio d’ombra, La grande sera, Nati due volte, Prima persona. La sua biblioteca, 45.000 volumi, e le sue carte sono custodite dal 2004 a Mendrisio in Svizzera. Il Comune di Milano aveva sciaguratamente rinunciato alla possibilità di conservare e far conoscere gli strumenti di cultura e di lavoro di uno dei nostri maggiori scrittori, nato a Como il 25 settembre 1934 e scomparso a Milano, il 27 giugno del 2003.   Questo testo è la trascrizione di un nostro dialogo, avvenuto il 22 marzo del 2001, presso la biblioteca di Cornate d’Adda (MI). Il bibliotecario, Stefano Tamburrini, lesse alcuni brani del libro Nati due volte con una sobrietà che piacque molto al suo autore, senza l’enfasi di certi teatranti. Fu una bella serata, qualche tempo dopo Pontiggia mi scrisse: “…un incontro che mi è rimasto nella memoria e nel cuore.” Pontiggia parlava sempre con la stessa precisione e chiarezza con la quale scriveva: salvo...

Una vita dedicata alla scrittura / Goliarda Sapienza: 50 anni di Lettera aperta

Nel 2017 Einaudi riedita Lettera aperta di Goliarda Sapienza, libro uscito nel 1967 per Garzanti, nel 1997 per Sellerio, nel 2007 per UTET. Quale sia la chiave di lettura di un libro che esce a 21 anni dalla morte della sua autrice, a 50 dalla prima edizione, a 20 dalla sua seconda, a 10 dalla terza, al di là delle diverse prefazioni, ce lo racconta la storia stessa di Goliarda Sapienza. La prima stesura di Lettera aperta comprendeva un progetto editoriale ampio e strutturato che, come molti dei progetti di Sapienza, è andato modificandosi nel tempo in relazione a condizioni avverse e talvolta fortuite.  Come libro è figlio di un disegno di riordino della propria vita, un mettere le mani a ricordi e carte: un tentativo di cessare di rimestare nei ricordi mettendoli in un ordine di apparizione misto a uno cronologico.     Ciò che spinge Goliarda Sapienza all’inizio degli anni ’60 a fare ordine nei ricordi, affrontando argomenti autobiografici talvolta spinosi ma urgenti, è il grande cambiamento di vita che sta covando da tempo: la necessità di dedicarsi totalmente alla scrittura. Dal ’41, anno in cui da Catania giunge a Roma per frequentare l’Accademia di Arte...

Raccontiamo l’esordio / Dacia Maraini. Una ragazzina che compie 80 anni

«Questo personaggio di adolescente è la cosa migliore del romanzo, la tua più felice e più complessa invenzione. Essa parla in prima persona e tuttavia non conosciamo i suoi pensieri perché, probabilmente, non li conosce lei stessa, cioè non li pensa». È così che Alberto Moravia introduce Anna, l’adolescente protagonista di La vacanza, romanzo d’esordio di Dacia Maraini. Siamo nel 1962, la scrittrice non ha ancora compiuto 26 anni e ha alle spalle alcuni racconti pubblicati su “Nuovi Argomenti”. Non è molto, o quantomeno questa sembra essere l’opinione dell’editore Lerici di Milano, che decise pubblicare il volume a patto che fosse preceduto dalla prefazione di uno scrittore importante. Fu Moravia a spedire a Milano alcune pagine, sotto forma di lettera di presentazione dell’autrice a «una società come quella degli scrittori, tra le più esigenti e, in fondo chiuse». A Dacia Maraini abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa di quell’esordio, della scrittura giovanile e della ricerca di un editore:   Premetto che vengo da una famiglia di scrittori: mia nonna, Yoi Pawlowska Crosse scriveva romanzi di viaggio, mio padre Fosco ha sempre scritto, io ho imparato da loro e ho...

Fatte la vespa!

La vedi venire verso di te, tranquillamente contromano, l’aria sdegnata di chi si sente nel giusto, piena di disprezzo per noi motorizzati, il suo bravo cestino davanti al manubrio a stanga della sua  bicicletta vintage nera che peserà 15 chili (come quelle prodotte nel 1914 dalla Bianchi ad uso militare), priva di cambio o al massimo con tre rapporti, altrimenti c’è troppa tecnologia e la tecnologia, benché lei come noi tutti ci viva immersa fino al collo, è male. Probabilmente ha passato i cinquanta, porta non dico un gonnone Anni Settanta, ma qualcosa che ricorda i gonnoni Anni Settanta, i capelli grigio naturale, oppure fiammeggianti di henné, ma per il resto è sobria, senza fronzoli, anzi con qualche capo costoso, forse una sciarpa multicolore in maglina di cotone, la borsa a tracolla, oppure accroccata nella cesta, in testa talvolta un cappellino, talvolta di paglia, talvolta a larghe tese. Lei è puro ceto medio riflessivo: a vederla farebbe la gioia di Paul Ginsborg e di quelli di Libertà & Giustizia.   È probabile che faccia la traduttrice, oppure che insegni a scuola o all’...

Novelli illustratore, fra lirismo e ironia

Gastone Novelli non è soltanto uno dei pittori più significativi del secondo Novecento italiano, ma anche un uomo la cui vita è segnata da eventi di rilievo. Giovanissimo, si impegna nella Resistenza, venendo per questo imprigionato, torturato e condannato a morte; lo liberano le truppe alleate nel giugno 1944. Inizia la sua attività artistica tre anni dopo, ma presto si sposta in Brasile, inoltrandosi anche nelle regioni tribali dell’interno del paese, dove entra in contatto con alcune tribù di indios di cui studia la lingua. Tornato in Italia, si inserisce nel vivace ambiente artistico romano e nel 1957 fonda con Achille Perilli la rivista d’arte “L’esperienza moderna”.   Negli ultimi anni Cinquanta e all’inizio del decennio successivo, la sua pittura, che era già passata attraverso varie fasi (espressionista, astratto-geometrica, informale), raggiunge la configurazione più caratteristica: i quadri sono superfici biancastre su cui s’innestano piccole zone colorate e manoscritture, in corsivo o in stampatello, dove le lettere alfabetiche funzionano al tempo stesso come segni...