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Dolores Prato

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Una luminosa resistenza / Nel deserto di Dolores Prato. Intervista a Jean-Paul Manganaro

Nata a Roma dalla relazione tra una vedova e un avvocato che non la riconosce come figlia propria, presto affidata dalla madre a due zii residenti nella città marchigiana di Treja (questa la grafia prediletta dall’autrice per l’attuale “Treia”), Dolores Prato nel corso di tutta la sua lunga vita (1892-1983) si dedica con testarda determinazione all’atto pratico della scrittura, imbastendo narrazioni sempre refrattarie ai confini di genere (racconto, romanzo etc.), nemiche del diarismo come dello sfogo intimo e che spesso prendono il via dalla sua esperienza biografica per fuggire immediatamente altrove: nei territori aspri, solitari e resistenti della migliore letteratura. Il capolavoro dell’autrice, Giù la piazza non c’è nessuno, libro di 1058 cartelle completato a circa novanta anni, è una maestosa, dirompente ricerca sui luoghi i nomi gli oggetti le visioni di un’infanzia che inizia “sotto un tavolino” della casa degli zii cui viene affidata dopo l’abbandono della madre e si snoda per le vie e gli angoli di Treja, le case, i profumi, i cibi, le parole della città, attraversandone i paesaggi umani e naturali, le emarginazioni e differenze sociali ed economiche che si fanno...

Riappropriarsi della propria identità attraverso la scrittura / La morte, la lingua, la madre: cuciture

Guardare gli anni di composizione e di pubblicazione dei libri di Magda Szabó e accostarli agli anni in cui sono usciti grandi romanzi di altre scrittrici nel Novecento è interessante.  Lettera aperta di Goliarda Sapienza esce nel 1967, Il Filo di mezzogiorno nel 1968; Giù in piazza non c’è nessuno l’autobiografia letteraria di Dolores Prato uscita nell’80 in edizione ridotta e scritta durante tutta una vita; la scrittura intrisa di quotidiano di Natalia Ginzburg, con Tutti i nostri ieri del ’53 e Lessico famigliare del ’63; Alba de Céspedes con Quaderno proibito nel ’52; Fausta Cialente nel ’62 con Interno con figure; La penombra che abbiamo attraversato di Lalla Romano del ’64; Menzogna e sortilegio della Morante del ’48. L’autobiografia, il quotidiano e il passato, l’infanzia, la guerra e la difficoltà civile, sono tutti temi che attraversano queste scrittrici italiane del ‘900. Uscendo dall’Italia incontriamo le Memorie di una ragazza per bene di Beauvoir del ’58, Immagini del passato di Virginia Woolf del ‘39-40, l’infanzia mai perduta di Janet Frame con Laguna e poi con Un angelo alla mia tavola nell’84, le Trame dell’infanzia di Christa Wolf del ’76, solo per citarne...