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Dorothy

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Giorno 30 / Straniera

Ogni storia di migrazione è una storia di fantasmi: quando Dorothy torna in Kansas dopo aver visitato il fantastico mondo di Oz, non torna intera. Dietro di sé ha lasciato un ologramma che le somiglia, e continua a vivere in quelle lande ora magiche ora totalitariste per sempre. A volte comunicano nei sogni, a un certo punto ritorneranno anche in contatto, ma non si reintegreranno più nello stesso corpo. Questa non è una perdita, è una rifrazione infinita di sé, un what if che tormenta ogni Dorothy nel corso di una vita, ogni volta che attraversa una soglia o si fa sorprendere da un tornado. Più che attraversare, questo andarsene in giro per mondi significa moltiplicare, saturare e far scoppiare le cellule dell’immaginazione rendendosi sempre straniere a se stesse.   Non sappiamo chi è la ragazzina-ologramma rimasta a Oz, in che modo verrà corrotta dal tempo e come cambieranno le sue idee, ma la Dorothy in Kansas sarà continuamente tentata dall’altra sé. A Wendy che visita Neverland e a Eleven che precipita nell’Upside Down di Stranger Things succede la stessa cosa: serve un’altra dimensione per diventare davvero altre. Essere straniera è la riconciliazione impossibile e...

Giorno 11 / Vento del cuore

Nel mezzo di un vortice di solito l’aria è perfettamente immobile ma, per la grande pressione esercitata dal vento su tutti i lati della casa, questa si sollevò sempre di piú, fino a trovarsi sospesa sul punto piú alto del turbine. E lí rimase e cosí fu trasportata per miglia e miglia, semplicemente come voi potreste trasportare una piuma….   Il vento implica sempre un arrivo. Avvento di una dimensione altra da noi che ci connette con un mondo lontano, straniero. Il vento porta spore e impollina. Da dove vengono? Da quale albero? Da quale fiore? Come l’arrivo dello straniero all’improvviso nel nostro recinto di vita, nella nostra comunità, il vento sempre destabilizza, cambia le energie in campo, sempre ci obbliga a riposizionarci emotivamente.  Il vento ci è familiare e straniero allo stesso tempo. Familiare perché siamo tutti produttori di soffio, viviamo grazie al ritmo costante di un duplice mantice al centro del nostro torace. Straniero perché si genera in un luogo imprecisato, perché ci avvolge, ci tocca, lo sentiamo sulla pelle, porta residui, sabbia, acqua, polvere… ma non possiamo vederlo, è un’entità invisibile.   L’avvento del vento è quasi una tautologia...

Giorno 10 / Mappa

Fin dalla preistoria l’uomo ha sentito l’esigenza di organizzare visivamente il suo pensiero, inventandosi mappe per tracciare confini, la presenza di cibo, acqua o nemici: erano una questione di sopravvivenza. Col tempo le mappe sono diventate non solo strumenti progettati per la comprensione di uno spazio – per orientarsi all’Ufficio Postale così come nella Città di Smeraldo – , ma anche per la diffusione di idee e stati d'animo. Ogni mappa è progettata per organizzare le idee, prima ancora di mostrarci uno spazio. È da sempre uno strumento utile a prendere una decisione, per condurci verso una scoperta. La mappa infatti ci svela ogni possibilità, offrendoci uno sguardo che ha un ché di divino. Ci rende imbattibili di fronte al mondo perché ci dà, sulla carta, il potere di non perderci mai: è una sorta di bacio sulla fronte della Strega Cartografa. Il territorio non è l'unica variabile di riferimento di una mappa: può essere concettuale o schematica, può sovvertire la geografia ed essere puramente personale.   Le mappe possono mentire, ma non scherzano mai. Con gli anni sono state incise sulle pareti, dipinte su manoscritti, cucite e persino cantate. Sono state di...

Giorno 6 / Poesia

Siamo nel decimo dei romanzi del ciclo di Oz, proprio nella pagina finale: Rinkitink, re di Gilgad, abbandona l’isola di Pingarì, dove ha vissuto mille avventure e ha incontrato amici straordinari, per tornare nel suo regno. Prima di salpare compone una struggente ode il cui incipit, nella geniale traduzione di Chiara Lagani, parafrasa l’«Addio monti» dei Promessi sposi:    Addio, terre sorgenti dall’acque: Pingarì che nel mar bella giacque. Né mortale, né re, né stalliere le tue perle disdegna d’avere. Re Belbello, con molto rimpianto, sono costretto a lasciar quest’incanto; non potendo più andare ramingo a salir sulla nave m’accingo. Addio Principe di queste terre: sarai re tu, se vinci le guerre; più non vien l’aggressor nel tuo regno, se saggezza qui lasci il suo segno.   Dopodiché chiede al suo compagno-consigliere-amico Bilbil, capra parlante, ma ora ritrasformato da Glinda, la strega buona, in Bobo principe di Bobolandia:   - Ti è piaciuta la mia canzone, Bilbil… voglio dire… Bobo? Non pensi che sia un capolavoro? - E Bobo rispose, sorridendo: - Come in tutte le tue canzoni, caro Rinkitink, il sentimento supera la poesia.   Su questo ambiguo...

Intervista impossibile della sua traduttrice / Il mago di Oz si racconta

Oggi esce il volume I libri di Oz nella collana I Millenni di Einaudi, che ho curato e tradotto e che Mara Cerri ha illustrato. Si tratta dei quattordici libri che Baum scrisse attorno al mondo di Oz, narrando le avventure del Mago, di Dorothy, ma anche di molti altri straordinari personaggi: bambine coraggiose, asini saggi, sovrani senza regno, donne con trenta teste, uomini di paglia, di ferro, di latta… Per la prima volta in Italia questi splendidi racconti si possono leggere tutti di fila, raccolti in un solo libro di quasi mille pagine, come fossero capitoli di un’unica poderosa storia. In occasione di quest’uscita Doppiozero mi ha commissionato un’intervista all’autore del ciclo di Oz, Lyman Frank Baum. Per mesi e mesi ho trattenuto la sua voce nelle orecchie, nel tentativo di farne emergere il colore, la grana, la temperatura, nelle parole che traducevo: Baum è stato il compagno più assiduo, possessivo, comprensivo ed esigente al contempo che potessi immaginare per i miei giorni e le mie notti. Mi ha posto questioni nodali, mi ha fatto ridere, mi ha commossa. Soltanto in nome di questa conquistata familiarità, dunque, mi permetto adesso di intervistarlo.    ...