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Douglas Coupland

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S-ballare serve a qualcosa

Dionisiaco/apollineo: nelle stagioni della nostra vita quante volte siamo entrati e usciti da queste opzioni esperienziali? Prima le canzoncine, poi il rock e il gusto di ascolto che si affina (o non si affina diventando o meno “intellettuali” o “non-intellettuali”)… poi adolescenza e giovinezza offrono la svolta “politica”: essere dentro o fuori? Ballare o s-ballare? La dimensione antropologica della festa è sempre stata calendarizzata, steccata da margini di controllo sociale al cui interno ognuno «fa ciò che vuole» (Rabelais, Gargantua); dai riti greci (baccanti, riti orfici) ai Carnevali medievali… Quanti quadri di Brueghel sembrano uno scatto da un free party degli anni Novanta? L’eccesso genera caos, e per quanti il caos è bellezza? Se la musica classica è armonia apollinea, il jazz è free, è improvvisazione, è generazione di imprevisto e mai udito all’interno di un preciso spazio di ascolto sociale: il concerto.           Da sinistra: Civilization ends here; Castelmorton flyer   Anche la scrittura...

Il cervello Marshall

All’apice della sua fama, negli elettrizzati anni Sessanta del secolo scorso, Marshall McLuhan si trovò preso tra due fuochi. Da un lato, un nutrito fronte di detrattori. Docenti e studiosi, membri a vario titolo del mondo accademico dal quale egli stesso proveniva. Per loro, non era altro che un arrogante squinternato, un ciarlatano in cerca di pubblicità. Dall’altro, l’ancora più cospicua schiera della controcultura che annoverava tra i suoi più entusiasti attivisti frotte di studenti, ovvero gli allievi dei detrattori. Vien da sé che da questo lato della barricata lo si vedesse in termini affatto diversi. Agli occhi degli ammiratori egli era un guru, il profeta di un mondo nuovo per il quale si era già trovato un nome innegabilmente evocativo: il villaggio globale. I Sessanta furono anche il decennio in cui McLuhan diede il meglio di sé. Del 1962 è La galassia Gutenberg dove l’invenzione della stampa e le sue ricadute culturali vengono presentate come le vere forgiatrici dell’uomo moderno. Di un paio d’anni successivo è invece Gli strumenti del comunicare, nel quale lo...