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Edmondo Berselli

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A 40 anni dalla morte / Bob Marley, una canzone è un segno

Quando fu coniata l’espressione world music, Bob Marley era morto da più di un lustro. Era il 1987, e un gruppo di discografici inglesi, preoccupati di come promuovere il crescente numero di dischi di musica africana e genericamente altra che s’andava accumulando sugli scaffali dei negozi, s’inventò l’etichetta musica dal (o del) mondo. Non era rock, non era classica, non era jazz, non era folk, e i negozianti che nel frattempo avevano già adibito un angolo di negozio all’esposizione di una collana reggae – forse discosta, ma coloratissima – pensarono che la musica genericamente altra dal rock e dal pop di stampo anglosassone la si potesse assegnare a una voce tanto vaga quanto suscettibile di rappresentare il resto del mondo.    L’anno prima, nel 1986, Paul Simon aveva pubblicato il disco Graceland, altra fondamentale tappa di avvicinamento della musica di consumo alle musiche genericamente altre. L’ex Genesis Peter Gabriel, da par suo, in collaborazione con il festival World of Music, Arts and Dance (WOMAD) nel 1989 avrebbe fondato la casa discografica Real World, con l’intento di promuovere artisti provenienti dai quattro angoli del globo. La prima edizione del WOMAD...

1941 - 2020 / Corso: il più mariolino dei tiri

«Una sola figura si esime dalla regola: è l’uomo in più, il fantasista dal tocco magico, il primo violino che suona una melodia tutta sua mentre l’orchestra segue disciplinatamente lo spartito. È un individuo che lotta contro l’omologazione, un allevatore di lucciole».   Di chi sta parlando Edmondo Berselli quando così scrive in una pagina del suo Il più mancino dei tiri, libro pubblicato da Il Mulino nel 1995, con il coraggio – dell’autore e dell’editore – all’epoca molto poco in voga in Italia di «parlare di calcio per parlare d’altro»? Ovvero di usare con colto understatement il passe-partout dello sport nazionale, più parlato che praticato, per aprire il sipario sull’Italia del dopoguerra, tirando fili tra Giulio Andreotti e Omar Sivori, Carlo Emilio Gadda e Helenio Herrera, Felice Gimondi e Romano Prodi? Chi è il «fantasista dal tocco magico», l’anarchico «primo violino», ma soprattutto, formidabile immagine, quell’«allevatore di lucciole» che già fa intuire dove si potrebbe andare a parare, varcando la linea bianca dell’out e passeggiando dal breve spazio erboso del campo per destinazione verso altri campi semantici e altri contesti storici? Lo si capisce poco dopo...