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Edoardo Donatini

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Contemporanea Festival 2020 / Le insidie del vero

L’armatura della finzione (Matteo Brighenti)   Il teatro restituisce, riporta in vita la vita. È un secondo tempo, è una seconda occasione. Per imparare a essere più attenti, più presenti, più responsabili. Basta una parola di verità, una soltanto, anche se le altre non lo sono, anche se tutto intorno è palesemente finto. Anzi, l’armatura di finzione è costruita ad arte per custodire e far risplendere quella parola, una volta scoperta. La verità negli spettacoli che abbiamo visto a Contemporanea Festival_20 di Prato, diretto da Edoardo Donatini, è la necessità di raccontare e di capire, stando dalla parte e nei panni delle vittime, sentendo anche noi ciò che hanno sentito loro. In una sala teatrale la volontà non si ferma sulla soglia del corpo, la varca: diventa sentire comune, empatia, immedesimazione. Un fatto di cronaca si dipana nella cronaca multiprospettica dei fatti con La reprise. Histoire(s) du théâtre (I) di Milo Rau/IIPM al Teatro Fabbricone. La scena è un palco e, insieme, un set cinematografico, è sia la ricostruzione che la narrazione della morte di Ihsane Jarfi, torturato per ore e assassinato con una violenza inaudita nel 2012 in Belgio, a Liegi. Una notte di...

Contemporanea: il divenire del teatro

A Prato, fra fine settembre e inizio ottobre, fra il magma dell’estate dei festival e l’inizio delle stagioni, è l’ora di Contemporanea. Come di consueto, la rassegna ospita insieme danza e teatro, compagnie emergenti e artisti più affermati, gruppi italiani e scena internazionale; si vedono tante opere diverse nei giorni di festival, si confrontano differenti idee e pratiche del teatro. E – come ricorda il direttore Edoardo Donatini introducendo l’incontro condotto da Massimiliano Civica e Attilio Scarpellini sul nostro sistema teatrale – Contemporanea è anche un luogo di pensiero, di incontro e discussione, per come l’ha disegnato il direttore negli anni, insieme a quegli intellettuali, operatori e artisti che l’hanno accompagnato. Oltre le scene, le opere e i teatri c'è infatti molto altro: se la rassegna 2015 si chiude con un appello del regista Massimiliano Civica e del critico Attilio Scarpellini (di cui ci sarà modo di dire in seguito) e con un nuovo appuntamento di discussione sul tema delle residenze (la presentazione del volume Nobiltà e miseria), possiamo ricordare come essa si...

Il futuro passato di Contemporanea

Büchner mon amour. Il festival Contemporanea di Prato finisce nel nome dello scrittore tedesco al quale ritornano, periodicamente, tutte le inquietudini delle scene di ricerca. A differenza di altre rassegne di questo tipo, quella diretta a Prato da Edoardo Donatini per il Metastasio si confronta non solo con gli ultimi linguaggi, ma anche con la “tradizione del nuovo”.   Epilogo nel buio   Non è un caso che l’ultima opera presentata, a chiusura, sia Woyzeck o l’inizio del capogiro di Josef Nadj, del 1994 (il primo lavoro del coreografo che arrivò in Italia). Uno spettacolo senza parole, in cui i personaggi di Büchner si confondono e sovrappongono in un baraccone impastato nel fango, zombie o memorie kantoriane, echi di avanguardie che sanno di Europe dell’Est, con slanci chagalliani e precipizi postespressionisti nel buio, in una materia, in un’alienazione, in una fissità di marionette degradate, in una ripetizione irredimibile. Spettacolo di altri anni, di altri tempi, che conserva, con trasparenze sulfuree che sarebbero piaciute a Angelo Maria Ripellino, la forza ctonia del misterioso testo...

Tra presente e futuro: Contemporanea Festival

Il festival Contemporanea di Prato in questa edizione compie dieci anni: un lungo periodo in cui ha svolto un ruolo di rilievo tanto per il racconto dell’esistente – è il direttore stesso, Edoardo Donatini, nell’intervista con cui introduce il festival, a evidenziare come l’assenza di una linea tematica vada proprio incardinata in questo tipo di tentativo – quanto, di conseguenza, per l’individuazione delle direzioni di ricerca ancora in nuce e destinate, in tempi successivi, a segnare profondamente la scena. È il caso dell’ormai leggendario Alveare, in cui in questi anni si sono avvicendati tanti di quelli che poi si sono rivelati i gruppi del nuovo teatro dei nostri giorni; ma un simile ruolo, Contemporanea l’ha svolto anche rispetto a tanta performatività internazionale, che spesso ha trovato in quello di Prato il suo primo – a volte unico – palcoscenico italiano.     Riflette con lucidità sul “nuovo” , dalla necessità di accompagnamento alle sue più malsane degenerazioni che (tanto in teatro che fuori) sfiorano le follie del doping, e sull...

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