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Erdogan

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Chi ha votato il magnate? / Trump. Voto contro

Lo storico politico Allan Lichtman ha previsto il vincitore di tutte le elezioni presidenziali americane dal 1984 fino a oggi. Aveva previsto anche la vittoria di Trump. Non si basa affatto su sondaggi, a cui non crede, bensì su tredici “chiavi”. Parte dal presupposto che le elezioni siano un referendum sul partito che governa e quindi non conta granché chi siano i candidati. Se contro Clinton al posto di Trump ci fosse stato un altro candidato repubblicano, avrebbe vinto lo stesso. Se Lichtman ha ragione – e le sue previsioni finora gli danno ragione – la vittoria di Trump appare meno significativa di quanto non sembri.   Gran parte dell’elettorato non vota pro, vota contro. Vota “No”. (Anche in Italia. Sono convinto che la maggioranza delle persone che voteranno “No” al referendum del 4 dicembre voteranno in realtà contro Renzi.) Gran parte del voto per Trump era un voto contro Clinton, e più in profondità voto contro Obama. Trump ha vinto non perché abbia conquistato voti, ma piuttosto perché Clinton ne ha persi. Il grafico qui sotto la dice lunga. Mostra che Trump ha vinto con 59 milioni di voti, meno di quelli presi dai repubblicani sconfitti alle precedenti elezioni....

Pensare come uno Stato

È sempre difficile leggere i segni dei tempi e sappiamo quante volte prendiamo cantonate a voler tirare delle conclusioni generali dagli avvenimenti correnti. La storia, ci ha insegnato Montale, è tutt’altro che maestra di vita. Quello che si può fare è cercare modestamente di proporre delle ipotesi di lettura del presente, sempre pronti a ricredersi e a ribaltarle. Una delle strane ipotesi che si affacciano in questo periodo è l’idea che la tanto bistrattata “piccola borghesia” stia avendo un ruolo non marginale nella crisi che stiamo attraversando a livello mondiale e nelle risposte ad essa.   Che ci voglia un’analisi di classe del momento attuale è ormai richiesto da più parti, anche dalle meno propense ad utilizzare questo tipo di attrezzistica. Oggi pochi si vergognano di affermare che il mondo è davvero nelle mani di un capitalismo sempre meno regolato e regolabile. Ma poi le analisi più radicali non entrano nel dettaglio di chi è la vittima e di chi sono i responsabili dell’attuale contingenza storica. Sembra che a fronte di un capitalismo selvaggio ci sia una...

Drone, l'occhio che uccide dal giardino di casa

È l’occhio del XXI secolo. Vola in alto, sopra le nostre teste. La sua visione è azimutale. Appare in grado di identificare un’automobile e i suoi passeggeri, distingue le portate di un pranzo all’aperto, sa capire se chi cammina su un sentiero di montagna è un pericoloso terrorista oppure un alpinista dilettante. Somiglia a un uccello, possiede ali nere e dimensioni ridotte; lo mostrano così le poche immagini messe in circolazione dalla aviazione americana.   Ma non c’è solo questo veicolo militare ad alzarsi sulle nostre teste. Questa estate lo si è visto volare sopra gli incendi boschivi. Qualche mese fa ad Istanbul, a Gezi Park, nel pieno della protesta che ha fatto vacillare Erdogan, il movimento di protesta ha lanciato in aria un piccolo apparecchio di colore bianco che forniva immagini da postare su You Tube. I poliziotti l’hanno abbattuto a colpi di pistola. Il suo nome è Drone; gli deriva da un verbo inglese, to drone, ronzare, anche se è conosciuto con vari acronomi: RPA Remotely piloted aicraft; ROA Remotely iperated aircraft; UAV Unmanned aerial vehicle. In italiano la...

Egitto nel caos

Pubblichiamo questa testimonianza dal Cairo della nostra collaboratrice che si cela sotto uno pseudonimo poiché per una donna vivere e lavorare nella capitale egiziana è diventato molto difficile; si tratta di un intervento a caldo dopo i massacri di questi giorni mentre il paese sembra scivolare verso la guerra civile in un conflitto che non sembra trovare compromessi o soluzioni possibili     Un risveglio terribile, quello della mattina del 14 agosto, considerando che ci si è svegliati con la scena di una piazza semivuota, quella di Alnahda, di fronte all'università del Cairo, la più antica di tutto l'Egitto, e più precisamente davanti ad uno dei 14 edifici che ospitano il campus della facoltà d'ingegneria. Ma lo scenario sicuramente più devastante è stato quello di Rabaa Aladaweya, un importante e crocevia, centralissimo soprattutto per gli spostamenti verso e dal quartiere di Madinet Nasr. Entrambi i posti sono stati per più di 50 giorni sedi di due sit in dei Fratelli musulmani, ancora prima della deposizione del razzista Morsi, l'unico, forse, tra tutti i presidenti dell...

Lo sforzo di Resistere

Mai titolo fu più azzeccato: Rezistance, ovvero Resistenza. Così Ali Kazma ha intitolato l'installazione video al Padiglione Turco che è stato invitato a rappresentare quest'anno alla Biennale di Venezia. A un giorno dall'inaugurazione ufficiale, il 31 maggio scorso, a Istanbul scatta la rivolta o, meglio, la resistenza, perchè di questo si tratta, non di un attacco, ma di una difesa, di un atto di resistenza, appunto, alla violazione di diritti umani, diritti d'espressione, libertà di parola, democrazia.     Anche se oggi questi termini risuonano come lettere vuote e sarebbe necessario rivederne il significato nell'ambito di una trasformazione non solo geo-politica ma soprattutto socio-culturale in atto (...e non solo in Turchia), gli oltre due milioni e mezzo di persone che sono scese in piazza Taksim come ad Ankara, e in altre città turche, si battono per questo: per far fronte a scelte cui non partecipano ma che li riguardano, per resistere all'abuso di potere, per resistere alla messa in disparte, all'esclusione, per resistere all'arroganza e all'ignoranza di capi di governo,...

Istanbul: Taksim problem

Drink e tank, lacrimogeni e doner kebap, limonate e idranti, spari e fuochi d'artificio, mezzi corazzati e muezzin. A essere fatuo, a Istanbul, non è solo il turismo di sarcastico tempismo che vi ci può far capitare proprio nel weekend degli scontri fra polizia e manifestanti. Né il tassista agitato e cretino che vi parla in turco stretto, di comprensibile strilla solo: «Taksim, problem!» e, adocchiati passeggeri a destinazione «no problem» sul bordo della strada, infrange la più elementare deontologia per scaricarvi laddove, previa scarpinata in salita per viali spettrali, non potrete che passare dalla piazza-problem, alle 22.30 di sabato 15 giugno, la notte più calda degli scontri.     La città stessa, megalopoli onnicomprensiva, dà l'esempio per prima. Questi figuri in moderato assetto antisommossa hanno appena (e momentaneamente) finito di innaffiare i cittadini manifestanti con acqua e liquido urticante, ma sono gentilissimi e appena sardonici nel sorrisetto con cui mostrano la strada. Andate, andate. Impensabile passare da Istiklal Caddesi, il viale pedonale ora occupato per...