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Erich Neumann

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Lo schermo della psiche / Al cinema con lo psicanalista

Cinema e psicoanalisi, come ci ricorda Vittorio Lingiardi nel suo Al cinema con lo psicoanalista (Cortina editore, 2020, pp. 203, euro 15) nascono insieme: “nel 1895, mentre i fratelli Lumière proiettano al pubblico del Gran Café del Boulevard des Capucines le loro scena di vita quotidiana, Sigmund Freud pubblica gli Studi sull’isteria e Il progetto di una psicologia”.   E sebbene all’inizio sia Freud a restare “completamente ammaliato” dal flusso di immagini che usciva da quella che allora, come tutti, chiamava la “lanterna magica”, con il passare del tempo, fu piuttosto il cinema a subire il fascino della psicoanalisi, specie di quella junghiana benché nella vastissima produzione di Jung, a quanto mi risulta, non si trovi mai alcun esplicito riferimento alla settima arte. Tuttavia il suo approccio al linguaggio dei sogni, più simbolico e meno semiotico rispetto a quello di Freud, è stato considerato da molti registi cinematografici più adatto a rendere l’essenza del cinema, non a caso definito a lungo “la fabbrica dei sogni”. La ragione, secondo Federico Fellini, è che “Freud vuole spiegare ciò che siamo, mentre Jung è un compagno di viaggio, uno scienziato veggente (…) ci...

Sulla Grande Madre

Da sempre il tema della maternità oscilla tra i territori dell’arte, della mitologia e della religione. La madre è infatti un archetipo antico la cui rappresentazione e culto in area occidentale, da Iside a Cerere e Demetra, Diana e Artemide, da Maria fino a “sora nostra matre terra”, è stata associata alla terra e ai suoi frutti, alla caccia, alla guerra, alla nascita e alla morte. Tra i molti permane in fondo anche quello antichissimo della Grande Madre, protettrice della passione sessuale e della fertilità femminile, che si è diversamente evoluto. La Madre è stata assunta dunque nei secoli come una figura ambivalente, alla cui forza creativa si aggiungeva quella distruttiva; una potenza nutrice e al tempo stesso divoratrice, un’immagine devozionale da adorare e temere.   Dalla colelzione di Olga Fröbe-Kapteyen   Se nella società tradizionale alla madre si riconosceva un ruolo sociale, definito e racchiuso all’interno di certi obblighi e doveri, più di recente da quando si è modificata la coscienza delle relazioni tra controllo del corpo e politica, questo ruolo ha assunto inediti valori identitari, passando dalla condizione di scelta obbligata a nodo centrale del...

Gianni Cascone. Tre romanzi in prima persona plurale

Ci sono tre romanzi scritti da trentasette autori più uno, Gianni Cascone, ideatore dei tre laboratori di scrittura che, dopo anni di lavoro, hanno prodotto tre gruppi autoriali: gli Immagici e il loro La mano di corallo (Il Funaro 2012),  gli IndiMondi con Trailer. 7 giorni di cinema a San Lazzaro (Giraldi 2014), i Banchéro, Quello che non sei (Giraldi 2015). A lettura finita viene il dubbio, è venuto anche a me che conosco Gianni Cascone da più di venti anni, che il trucco deve esserci: sì la scrittura collettiva, però poi ci vuole la manina de Dios, come quella famosa di Maradona contro gli inglesi, altrimenti il gruppo da solo potrebbe produrre al massimo un colorato e simpatico patchwork, non un’opera compiuta, stilisticamente mossa ma sempre ben sorvegliata in tutte le tonalità.   Gianni Cascone   Ma oltre a chiederlo a Gianni, che ha giurato di essere stato al massimo un direttore d’orchestra, non certo l’autore degli autori, sono stato testimone, una sera a Philo, a Milano, di una sconcertante presentazione dei tre libri: erano arrivati da Pistoia, da San Lazzaro di Savena, da Taggia...