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Ernest Hemingway

(18 risultati)

Viaggio a Echo Spring / Letteratura sotto spirito

Tutte le volte che devo dare un volto a un artista alcolista, per motivi che non so, mi torna in mente una foto che ritrae il grande Chet Baker seduto con la tromba in mano e il capo lievemente reclino sul petto di Diane Vavre che lo abbraccia. Baker ebbe a che fare con l’eroina, che gli rovinò la vita (non l’arte), ma per me l’espressività di quella foto rappresenta in assoluto e con intensità straordinaria l’acutezza della malinconia di chi è costretto a dividere la sua arte con la sua disperazione. Quando alcol o droga incrociano la vita creativa di un artista è come se anche il demone debba in qualche modo collaborare con lui, a prezzo di inesorabili e spossanti prove di forza per ottenere che l’uno sia incentivo dell’altro senza oltrepassare la soglia del fallimento, dell’opera e dell’artista.    Capire l’alcol, di questo forse si tratta. È un tema ricorrente (per un quadro antropologico generale che faccia da sfondo può essere utile Storie di ubriachezza), periodicamente qualcuno ci riprova ad affrontarlo, ma alla fine tutti devono desistere e ammettere che le “ragioni” dell’alcol al più si possono intuire. Come dice quello sconclusionato burlone triste e fanatico...

Cinque lezioni sulla cultura americana di Franco Moretti / Insegnare: l’università in forma di saggio

Le lezioni cui allude il sottotitolo dell’ultimo libro di Franco Moretti – Un paese lontano. Cinque lezioni sulla cultura americana, appena pubblicato da Einaudi – sono davvero la “messa in pagina” dell’esperienza dell’insegnare come si possano leggere poesie e romanzi, guardare quadri e film. Il paese lontano sono gli Stati Uniti e gli studenti sono quelli dell’università di Stanford, in California, dove Moretti ha insegnato negli ultimi anni. Il corso da cui sono tratte queste lezioni si chiamava “Literary History”. Era un corso di introduzione generale a tutta la letteratura inglese e americana. Nulla che ricordasse il procedere cadenzato dei vecchi corsi di storia della letteratura, è scritto nell’introduzione al volume: quindi non la lunga “catena di autori e opere” in cui il peso della continuità era tale da “rendere superflua ogni spiegazione”, ma una serie di venti lezioni in cui l’assenza di continuità era dichiarata, “quasi esibita”. Nei cinque capitoli del libro, che propongono altrettante lezioni, Moretti “salta” con grande libertà da una stanza all’altra nel grande edificio della cultura, con l’obiettivo di mostrare ai propri studenti come muoversi e perché valga la...

Mary Shelley e le sue creature / E la vita non separi più ciò che la morte può unire

Cosa preferisci essere? Una grande poeta o un uomo buono? Una sola vita a disposizione non basta ad essere entrambi. Guardandosi alle spalle, in una prospettiva storica, c’è un punto di non ritorno, in cui occorre gettare nel fuoco ciò che resta. Grandi poeti sono morti giovani, e non hanno probabilmente avuto momenti di riflessione che permettessero loro di scegliere: Byron, Shelley, Rimbaud. Altri costruirono le loro carriere letterarie con lunga maestria, trasformando in materiale di scrittura ciò che resisteva dal dilemma: Petrarca, ad esempio, che costruì la sua celebrità europea sino all’alloro in Campidoglio, nel Secretum in un dialogo immaginario con Agostino, scavò impietosamente la sua accidia, peccato capitale che insieme all’arte di amare lo tenne sempre lontano dalla beatitudine cristiana.   Per lui, nel Trecento, essere un uomo buono sarebbe stato lasciare l’ossessiva riscrittura del Canzoniere per dedicarsi alla preghiera, ma scelse la nevrosi del suo amore sublimato per Laura e un vocabolario limitato di soli 3.000 lemmi per scolpire infinitamente la sua miniatura di marmo perfetto, di alloro, oro, aura. Che uomo fu, Francesco Petrarca nella sua intimità...

Saggi / Saul Bellow. Troppe cose a cui pensare

I libri di Saul Bellow sono fiumi in piena che trascinano con sé tutto quello che trovano al loro passaggio. Rappresentando la vita come una corrente inesauribile di vicende tragicomiche, trasformano subito ogni problema, oggetto o figura in una storia. “C’era una volta…”: così i suoi parenti, ebrei russi emigrati nei sobborghi di Montreal e poi della Chicago proibizionista, rispondevano ai “perché?” del piccolo Saul. Bellow lo racconta in Troppe cose a cui pensare, una magnifica raccolta di saggi composti tra il 1951 e il 2000 e tradotti oggi da Luca Briasco per Big Sur. Impulso irresistibile a narrare, e umorismo ebraico che custodisce nel riso il mistero del mondo: ecco le radici, intrecciate fino ad apparire indistinguibili, che hanno permesso allo scrittore di dare nuova linfa al romanzo nell’età della sua decrepitezza. Le opere di Bellow, col loro concerto debordante di voci, volta a volta sorprendono, divertono, commuovono. Più difficile dire se ci convincano del tutto; come è difficile dire se sulle sorti della letteratura, specie romanzesca, possano tranquillizzarci le opinioni fiduciose che l’autore esprime in questi pezzi. Il fatto è che Bellow, non meno di noi, resta...

Tempo di libri - scrittori / Hemingway a Milano

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, abbiamo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera. Riprenderemo i temi delle giornate - dalle donne al digitale -, daremo voce a maestri che parlano di maestri, i nostri autori scriveranno sugli incipit dei romanzi più amati, racconteremo gli chef prima degli chef, rileggeremo l' “Infinito” di Leopardi e rivisiteremo la Milano di Hemingway, rileggeremo insieme testi e articoli del nostro archivio, che continuano a essere attuali e interessanti.   Milano nel 1918 ha poco meno di 800.000 abitanti. Le industrie sorte negli ultimi trent’anni lavorano a pieno regime per lo sforzo bellico, ma la classe operaia sta prendendo coscienza della propria forza. L’anno prima c’erano stati tumulti per il carovita. La situazione eccezionale favorisce le speculazioni. Fioriscono i cosiddetti “pescecani” di guerra, le classi sociali si mescolano. Il fronte è lontano, ma in città, specie dopo Caporetto, si respira il clima delle retrovie:...

100 anni dalla sua nascita / Le mani di Nanda Pivano

Nelle foto di Fernanda Pivano spesso si vedono bene le mani: unghie smaltate di chiaro, e grandi anelli: fatti di plastica, di vetro, di pietre colorate, inattesi, allegri. È il contrasto che incuriosisce: mani curate da signora borghese, e i bijoux del moderno che preme – i più belli sempre disegnati da Ettore Sottsass. Sembra, in miniatura e in figura, la storia di una vita. Una ragazza perbene, di buona educazione e buoni studi che scopre libri inattesi e scrittori capaci di trasgredire, in parole e in opere. La sorprendono, la catturano, ma non la contagiano. E nasce quel paradigma-Pivano, fatto, in parti uguali, di incantamento e di resistenza, che somiglia all'immagine delle dita inanellate, dove i gioielli parlano di un altrove, non di una fuga. Così con gli scrittori: i suoi eroi sono, devono essere, ribelli: una selvaggia parata di giovanotti più o meno perduti che ben figurerebbero a popolare l'immaginario erotico di di una signorina vittoriana. Coltivato, ma ben recintato. Nanda Pivano, per una vita, avvicina inquietudini sempre diverse con tenace entusiasmo: beat, hippie, yippie, underground, cantautori e controcultura, pacifisti e buddisti, bourbon e birra, droghe e...

Mile End. My land. Neverland

Zurigo, check-in desk dell’Easyjet, il ragazzo sorride, si direbbe stupito o forse contento di vedere il mio passaporto svizzero e passa all’italiano, stentato ma anche perché vorrebbe proprio usare la parola giusta. Oggi si può depositare pure il bagaglio a mano senza costi supplementari, e esaurite le poche informazioni, orario, gate, tempo per arrivarci, quasi faccio una domanda in più perché mi sembra un po’ deluso di non aver qualcosa di importante da comunicare, invece saluto e leggero me ne vado.   A Gatwick si cammina a lungo per il controllo passaporti, però subito dopo ecco i miei bagagli, la dogana non controlla i miei 30 pacchetti di sigarette a 3,50 fr. l’uno e vado verso il treno a passo spedito, conosco bene l’aeroporto e le opzioni per andare verso casa. Conosco bene la fila per fare il biglietto: a dipendenza di quanto ci metti prendi un treno diverso e cambia il percorso. Il cicaleccio dei viaggiatori, italiani, spagnoli, indiani, russi, spagnoli, italiani, è incalzato dagli addetti alla colonna che appena si libera un automatico gridano «Next one! Next one!!» come i...

Salinger o delle cause umane e artistiche

Ci sono voluti nove anni di lavoro al critico letterario David Shields e allo sceneggiatore cinematografico Shane Salerno per portare contemporaneamente in libreria e al cinema la mastodontica biografia di Jerome David Salinger la cui versione italiana è stata pubblicata pochi giorni fa da ISBN (Salinger. La guerra privata di uno scrittore, Traduzione: Lorenzo Bertolucci, Paolo Caredda € 49,00, pp. 750): nove anni di interviste a personaggi famosi e non, scrittori, attori, giornalisti, ex compagne ed ex commilitoni dello scrittore newyorkese diventato famoso in tutto il mondo con Il giovane Holden nel 1951 e morto a novantun anni nel 2008. Salinger è stato, com'è noto, il primo e forse il più famoso dei grandi reclusi della letteratura americana del Novecento, capace di isolarsi nel suo cottage-bunker di Cornish, nel New Hampshire, dalla metà degli anni Cinquanta fino al giorno della sua morte, rilasciando pochissime interviste e avvolgendo la sua esistenza nel mistero. Soprattutto, dopo lo straordinario successo del romanzo d'esordio e delle successive raccolte di racconti (Nove racconti, 1953; Franny e Zooey, 1961; Alzate l'...

Viaje a la Semilla. Gabriel García Márquez 1948-1953

Giovedì 18 aprile 2014 Gabriel García Márquez è deceduto a Città del Messico, dopo 87 anni, 43 giorni, 9 ore, 12 minuti e 18 secondi dalla nascita, tempo tutto dedicato alla conoscenza, alla vita e ai suoi piaceri, alla specie umana e alla letteratura. In meno di ventiquattro ore il coro di lodi, aneddoti, orazioni funebri, canti, urla, testimonianze, pianti, ricordi e altro si è fatto – con le dovute eccezioni che fanno la regola – affollato, superficiale e in tanti modi volgare e grottesco. In quelle prime ventiquattro ore sono stati consumati, come minimo, milioni e milioni di quintali di carta patinata e da giornale e un po’ meno d’inchiostro; spesi decine e decine di milioni di euro in minuti e ore di notiziari, programmi e speciali televisivi; trasmissioni radio; interviste a specialisti, meno specialisti e chiacchieroni; milioni di euro in costi telefonici e tariffe internet. Vero è che mai prima d’ora nella storia della letteratura, dall’Artico all’Antartico, dall’Isola di Pasqua all’arcipelago Giapponese, dalla Cina e la Siberia fino al Corno d’Africa e l’...

Fitzgerald, talento a parte

Dal 2010, quando a settant'anni dalla morte dell'autore, le opere di Francis Scott Fitzgerald sono uscite fuori diritti e sono divenute di pubblicabili ad libitum da qualche editore, il corpus non vastissimo della sua produzione è stato oggetto di un vero e proprio saccheggio.   I suoi romanzi (quattro in tutto, più l'incompiuto The Last Tycoon), come anche le raccolte più significative di racconti, sono stati pubblicati in diverse edizioni; alcune delle nuove traduzioni - profondamente necessarie, come del resto lo sono state e lo sarebbero per gli altri maestri della narativa america degli anni venti e trenta, da Steinbeck a Faulkner, da Caldwell all'ancora «intonso» Hemingway - hanno consentito di ammirare la maestria stilistica, la ricchezza di registri, l'ironia tragica che, troppo spesso disperse nel paesaggio dall'originale al testo italiano, fanno di Fitzgerald un maestro, e della sua lingua e del suo stile - come ebbe modo di scrivere T.S. Eliot in una lettera all'autore, all'indomani della pubblicazione de Il Grande Gatsby - «il primo passo avanti che la narrativa americana ha compiuto dai...

Toreri no grazie

Agosto è un mese malevolo con i toreri, lo è sempre stato, è come se posasse le sue mani luminose sulle corna dei tori e le guidasse verso chi gli si para davanti. È accaduto anche quest’anno a Morante de la Puebla, uno dei pochi a cimentarsi ancora nella corrida da seduti. Incornato il 10 agosto a Huesca, in Aragona, ha riportando ferite guaribili in un mese. Ma anche Juan José Fumadó, che assisteva a un correbuo a Deltebre, in Catalogna, è stato travolto da una recinzione sollevata da un toro in corsa, il 16 agosto 2012, ed è morto sul colpo.   I correbuos sono manifestazioni tradizionali delle province di Valencia e delle Terre dell’Ebro, dove il toro viene condotto in uno spiazzo nel quale chi vuole può toccarlo, legarlo a una pertica e giragli intorno, schivarne i prevedibili assalti e agghindarne le corna con delle girandole simili a quelle che si accendono a Capodanno. La Generalitat de Catalunya, che nel 2010 ha proibito le corridas de toros, ha eliminato proprio quest’anno alcuni dei requisiti necessari a organizzare queste tipiche feste regionali, fomentandole e riaprendo il...

Disordine nella savana

PNEUMATICI. Osservo ammirato i sandali neri del masai, piatti per non lasciare impronte sul terreno. Questo straordinario popolo africano di guerrieri e pastori fa da guardia notturna al campeggio eco-compatibile in cui mi trovo, immerso nella savana sud-orientale del Kenya.Chiedo al masai di cosa sono fatte le sue scarpe, aspettandomi il nome di qualche pericoloso animale. La risposta mi lascia di sasso: vecchi pneumatici. “Ex Africa semper aliquid novi...”   SAFARI. In swahili Safari vuol dire viaggio, un viaggio nel viaggio insomma, e un viaggio nella storia, perché questo ambiente è il più vicino a quello dei primi uomini. Il mio non è un safari fotografico, che ha preso piede quando sono stati banditi il bracconaggio e, in seguito, il commercio d’avorio. Certo, da quando non si deve più chiudere un occhio per guardare dentro l’obiettivo della macchina fotografica, si possono scattare foto senza distogliere lo sguardo da quanto ci sta davanti. Ma per il ghepardo adagiato sul formicaio ci vuole uno zoom professionale che non ho, e poi di immagini così ne ho viste già tante. Preferisco...

Esilio stile tardività

Pubblichiamo di seguito una conversazione inedita di Andrea Cortellessa con Franco Cordelli in occasione del suo settantesimo compleanno.   Doppiozero ha dedicato inoltre a Franco Cordelli l’ebook Declino del teatro di regia, accompagnato da una conversazione con Andrea Cortellessa e da una teatrografia di Simone Nebbia.       AC: È un caso, ma un caso eloquente, che escano in contemporanea – per festeggiare i tuoi settant’anni, il 20 febbraio – due libri che possono ben rappresentare gli estremi di un percorso. Partenze eroiche, ripubblicato da Gaffi con una postfazione di Andrea Caterini, è un libro del 1980 (dunque sette anni posteriore al primo, Procida) ma è il tuo primo libro di saggi e raccoglie pagine degli anni Settanta e, in qualche caso, della fine dei Sessanta. Declino del teatro di regia, che abbiamo realizzato per il momento come e-book con doppiozero, raccoglie invece una selezione dell’ultimo quindicennio della tua attività di critico teatrale. E sono libri a specchio rovesciato, sin dai rispettivi titoli: non solo in questo, ma nel taglio che hai dato ai materiali coi...

Intervista a Jennifer Egan

C’è una certa somiglianza fisica tra Jennifer Egan e il suo ultimo romanzo: una radiosità contagiosa, una speciale attrattiva derivante dalla scelta di parole elettrizzate dal gusto di esprimersi nel modo più aderente possibile ai propri pensieri, che non essendo i pensieri di altri non vogliono parole abusate, ma al tempo stesso si tengono alla larga dalla tentazione di scivolare in una qualche ricercatezza. Chi avrà la possibilità di ascoltarla, venerdì 9 marzo al Teatro Parenti di Milano, e sabato 10 all’auditorium di Roma, nell’ambito del Festival “Libri Come”, lo verificherà di persona.   Il romanzo di Jennifer Egan, Il tempo è un bastardo (Minimum fax, traduzione impervia e riuscita di Matteo Colombo, pp. 391, euro 18) è una consistente scossa tellurica al paludato terreno della narrativa contemporanea: non a caso si chiude il libro con ammirato stupore, uno stupore che sarebbe difficile far risalire a qualcosa di specifico, mentre è facilissimo addebitarlo alla sommatoria delle novità che introduce e che sono ascrivibili all’ordine della struttura...

Woody Allen. Midnight in Paris

Tanto per chiarire le cose, è innegabile riconoscere che se Woody Allen un film come Midnight in Paris l’avesse girato venticinque anni fa, probabilmente gli sarebbe venuto l’ennesimo capolavoro dei suoi straordinari anni ottanta. Oggi, però, Allen non ha più la grazia dolente dei tempi di La rosa purpurea del Cairo e di Radio Days, non ha più la voglia di raccontare storie e tratteggiare figure fragili come quelle che popolavano i suoi film più nostalgici ed elegiaci. Oggi il suo cinema è distratto, talvolta evanescente, non superficiale ma spesso rinunciatario. A ogni giro venuto bene ci si riprende dalla delusione di aver visto evaporare un genio, e inevitabile scatta la frase “questo è il migliore tra i suoi ultimi film”; mentre a ogni giro venuto male ci si gira dall’altra parte e si fa finta di niente. La pratica critica è tanto ingiusta quanto inutile, ma soprattutto riproduce in modo sorprendente la dinamica dei sogni e dei desideri dei personaggi di Midnight in Paris: questa volta, insomma, Woody sa di cosa parla e sa a chi si sta riferendo. Non tanto ai suoi spettatori, quanto a chi...

Quello che ho capito su DFW

Quello che ho capito su DFW attraverso la lettura dei suoi libri e altre cose più o meno divertenti che non saprò mai più.   0. La Storia delle Storie. Succede questo: che la prima volta che consegno un mio manoscritto a un editore – in realtà, si tratta di un dattiloscritto; o, meglio: di una stampata; ma le parole hanno anche questo, di bello, la capacità di garantirsi talvolta una vita minerale sottotraccia – succede, insomma, che proprio quel giorno, con un tempismo da ultime bozze, sono arrivate le copie di un libro appena stampato. Una cosa divertente che non farò mai più, di David Foster Wallace. E l’editore – buon augurio? Pietra di paragone a futura memoria? – me ne regala una. Descrivendomi la figura e l’opera (ancora fortunatamente in fieri) di questo trentaquattrenne di Ithaca. E succede che, di ritornoa casa, l’ansia consapevole di una prima consegna messa colpevolmente in secondo piano, io legga la storia di David & della Crociera. E capisco, già alla seconda nota di pagina nove, che David Foster Wallace è diventato, all’improvviso, una mia...

Alberto Arbasino, America Amore

Inseguendo se stesso da un decennio all’altro, Alberto Arbasino ha finito per comporre la geografia della nostra memoria culturale.Da Parigi o cara a Trans-Pacific-Express, si può dire che non ci sia parte del globo, quasi, che non abbia confitta la sua bandierina. A completare la fodera del mappamondo, però, mancava ancora un tassello (e che tassello!): quello ora uscito col bellissimo titolo America amore (Adelphi, pp. 867, € 19.00). Vi è compresa gran parte d’un libro, già nel ’68 composito, come Off-Off (quella appunto dedicata ai gruppi teatrali dell’off off Broadway scoperti nel ’66: estranei sia alle convenzioni del teatro “borghese” che a quelle dell’avanguardia “ufficiale”), un po’ di reportage sciolti (“Altri luoghi” rispetto all’East Coast – direttrice Harvard-New York – e alla California – lungo la “mitica” Road 101), una corposa sezione dello “zibaldone” teatrale del ’65, Grazie per le magnifiche rose, e per sovrammercato “Trenta posizioni”, delle quali undici prelevate dalle mitiche Sessanta del ’71: a Hemingway, Bellow, Salinger e Roth affiancandosi Woody Allen e Bret Easton Ellis, Gore Vidal e Truman Capote. Con addirittura un ricordo del millenario Ezra Pound che...

C’erano una volta le biblioteche scolastiche

  Proprio mentre si svolgono gli esami di maturità, l’Invalsi, dopo aver visionato insieme all’Accademia della Crusca un campione di circa 500 temi svolti durante l’esame di stato del 2008/9, ci informa che sostanzialmente la maggior parte dei nostri studenti adolescenti sono semianalfabeti e che molti hanno nulle o scarse capacità ortografiche, logiche, argomentative. Scelgo deliberatamente di non approfondire la questione per non dover sentire i soliti professionisti di scuola e di cultura giovanile parlare di cose che non conoscono, ricordando a tutti dati altrettanto preoccupanti sulla popolazione adulta di questo paese: scrive De Mauro commentando dati Ocse che “il 38% della popolazione italiana in età di lavoro ricade in condizioni di analfabetismo, il 33% è a rischio e solo il 19% conserva i livelli minimi di competenze necessarie in società moderne” (da Internazionale, 24 giugno 2011). Se non bastasse ricordo a tutti qual è il rapporto con la cultura di chi ci governa e cosa sta facendo in questi giorni con la nuova manovra economica alla scuola pubblica, non contento di averla già...

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