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Ferdydurke

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A cinquant'anni dalla scomparsa / Gombrowicz o l’immaturità è il nostro destino

Il 24 luglio del 1969 moriva a Vence Witold Gombrowicz. E a Vence è seppellito.  Dopo aver vissuto l’infanzia e l’adolescenza tra i possedimenti terrieri del padre e Varsavia (era nato nel 1904 a Maloszyce, a duecento chilometri dalla capitale) e aver pubblicato una raccolta di novelle, Ricordi del periodo della maturazione nel 1933 e il suo primo romanzo, Ferdydurke nel 1937, sbarcò quasi per caso a Buenos Aires, dove lo scoppio della seconda guerra mondiale lo «bloccò» per circa ventiquattro anni. In effetti, la sua lunga permanenza in Argentina si deve meno a un blocco navale che a una sovrana indifferenza nei confronti dei destini del mondo. Non che gli fossero indifferenti le tragedie degli uomini. È che, da uomo concreto, non sopportava gli uomini che per servire una causa, giungevano al martirio, respirando inebriati le idee di Patria, Nazione, Popolo, Arte… Non sopportava nessun genere di impegno, a destra come a sinistra. Un’arte esplicitamente moralizzatrice o devota a nobili sentimenti per lui era un semplice controsenso: «Il vuoto? L’assurdo dell’esistenza? Il Nulla? Non esageriamo! Un Dio o degli ideali non sono necessari per scoprire il valore supremo. Basta...

Kronos / Il diario intimo di Witold Gombrowicz

Strano destino quello di Witold Gombrowicz, che nonostante sia considerato il più grande scrittore polacco del 900 e uno dei maggiori in assoluto da parte di vari estimatori in tutto il mondo, uno su tutti Milan Kundera, non è mai riuscito a conquistare nel canone e presso il pubblico il posto che gli compete. Certo la sua fama ne avrebbe guadagnato se avesse vinto il premio Nobel che gli sembrava destinato nel 1969, se non fosse morto due mesi prima dell’assegnazione (al suo posto lo vinse Beckett, un altro grandissimo); ma non ha favorito il suo approdo presso il grande pubblico nemmeno il fatto che la sua opera, paradossale e divertentissima per molti aspetti, abbia anche una forte componente intellettuale e sperimentale, per quanto lontana dagli estremismi delle avanguardie e di notevole, mai banale però, leggibilità.   Forse per questo il numero dei suoi estimatori non è mai stato adeguato al suo valore e non si è mai creato quel culto che ha dotato altri scrittori di proprie chiese e riti (da Proust a Joyce a Kafka). Anzi, proprio le caratteristiche della sua opera hanno impedito che queste si formassero, per l’estremo individualismo che la caratterizza. Se mai ci sono...