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Francesco Biamonti

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Via sulle navi, filosofi! / Terra / Mare

“Davanti all’oceano, il sognatore d’immensità ama sedersi in una sedia di pietra”, scrive Gaston Bachelard. Ai suoi occhi, la rêverie ha la necessità impellente di trovare immagini di protezione, di rifugio; per sentirsi a proprio agio di fronte all’instabilità del mare, ha bisogno di un’ancora in una rientranza della scogliera. Dalla spiaggia si contempla male il mare, per dominarne la potenza con lo sguardo meglio rannicchiarsi alla sommità delle rocce. Chi contempla troppo a lungo il mare rischia di sentirsi chiamato dall’abisso, dal “crepaccio entro cui il mondo spariva. L’onda di roccia invece proteggeva: ferma lassù, piena di luce”, scrive Francesco Biamonti in L’angelo di Avrigue. Di fronte al selvaggio scatenarsi del mare, che può rendere folli i marinai in balia della tempesta, è opportuno posizionarsi almeno sulla riva, suggeriva Jules Michelet fin dall’apertura di Il mare. La sua tetralogia dei regni della natura (Il mare, La montagna, L’uccello, L’insetto) incarna il mutamento di posizione che l’uomo assume di fronte alla realtà. Da una proto-fisica dei quattro elementi materiali, sul modello del presocratico Empedocle, si passa ad una psicologia, dal discorso sul...

Naufraghi, viaggiatori e marinai / Il Mare specchio

“Il più bello dei mari / è quello che non navigammo”, recitano i versi di Nazim Hikmet. L’anima marina getta fuori bordo passato e presente, leva le ancore per essere quel che non è ancora: il mare affascina perché in esso tutto è promessa. Allontanarsi da terra è rinascere, dichiararsi disponibile, farsi trascinare dalle correnti, a caso, cercando fortuna. Al largo non c’è il vuoto, ma un pieno di meraviglie, forse un deserto ma ricco di miraggi: speranza dell’altra riva o di un’isola fortunata come Utopia, sogno radicale di un assoluto altrove, antitesi dell’umanità e dei suoi meschini affari, ha scritto un poetico cantore del mare come Jules Michelet. È dall’età romantica, ricorda W. H. Auden, che l’Occidente conosce la fascinazione del viaggio per mare, il desiderio di solcare l’oceano per fuggire l’ipocrisia della civiltà, per smarrirsi e/o ritrovarsi, per immergersi panicamente nella Natura, come chiede Hölderlin nell’Iperione: “Essere uno con il tutto, questa è la vita degli dei, questo è il cielo dell’uomo. Essere uno con tutto ciò che ha vita, fare ritorno, in una beata dimenticanza di sé, nel tutto della natura: ecco il vertice dei pensieri e delle gioie, la sacra vetta...

Progetto Jazzi / Le esperienze del ritorno in Rete

  Prosegue l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).    Dagli jazzi (“iacere, giacere”) ­– dimore temporanee, giacigli per il ricovero di animali da pascolo – prende il nome il progetto di “valorizzazione” del Parco del Cilento e del Vallo di Diano, la seconda area protetta italiana per estensione dopo il Parco del Pollino in Calabria. Con i suoi infiniti percorsi naturali, tra il mare e i monti, e un ricchissimo complesso di mulini, frantoi, ripari, stalle, cantine.   Ripari per animali da pascolo, visioni di mari e di monti: una modalità di “abitare la natura”– o di riabitarla in forma di casa, oltreché di paesaggio – che mi fa pensare al Parco intitolato a Francesco Biamonti nel Ponente ligure, i sentieri mediterranei fra gli ulivi, i percorsi degli ovili che ho avuto l’occasione di visitare (con base a S. Biagio della Cima): lì nei luoghi dei romanzi-paesaggio di Biamonti (così li ha definiti Italo Calvino) dove “uliveti abbandonati, muretti a curve, a spigoli, a controtornate (Attesa sul mare)...

Ceronetti, Biamonti e lap dance

Domenica 2 Giugno 2013, a Final Borgo, Guido Ceronetti è stato premiato come Inquieto dell'anno nell'ambito della VI edizione della Festa dell'Inquietudine. Prima di lui e in altri anni era stata la volta di Elio, Don Ciotti, Costa Gravas, Oliviero Toscani o in tempi più lontani Gad Lerner e Francesco Biamonti.   Quest'evento e la contemporanea prima rassegna di vini rari ed "inquieti" (Mattaossu, Barbarossa, Susumaniello, Perda Pinta...) sono stati l'occasione e il pretesto per una serata in quel paese. Festival atipico quello dell'Inquietudine, centrato sull'idea che questo sentimento-sensazione sia alla base della curiosità e dell'attenzione verso il mondo, in definitiva (forse a ragione) condizione preliminare di ogni azione, opera o destino umano che possa dirsi in qualche modo culturale. Festival atipico dicevamo e che non casualmente ha la sua sede in questo lembo di ponente ligure. Sotto il Castel di San Giovanni, posizionato su un basso colle tra strette gole, "lontanissimo" dal mare da cui pur dista poche centinaia di metri, Final Borgo è una sintesi della geografia della...

Nuotando in un cimitero

Forse bisogna soltanto attendere che cali il vento. Questione di giorni, di ore. E poi ricomincerà, come ogni anno, il calvario, punteggiato di stragi note o ignote, sepolte nel Mediterraneo. Assistiamo così, generalmente senza far nulla di politicamente e socialmente concreto, a un rito di sangue che si ripete ciclicamente. È quello dei profughi che giungono sulle nostre coste, stremati talora da mesi di cammino, poi la traversata fra mille rischi dettati da altri esseri umani e dalle condizioni ambientali, e poi ancora il cammino, oppure lo stazionamento in quelle strutture “temporanee” che sono come e peggio di carceri (lo dice l’Unione Europea, le rare volte che un suo rappresentante riesce ad accedervi), e poi magari il “rimpatrio” (anche questo effettuato in barba a qualsiasi legislazione internazionale). Le acque dove sguazziamo fra una tintarella e l’altra sono un unico, immenso cimitero: almeno questo dovremmo saperlo e ricordarlo. Così come Francesco Biamonti ci rammentava che pure le nostre montagne sono terre costellate di cadaveri. Altri tempi, altri passi e passaggi, altri nomi (non ‘scafisti...

Elogio del pastore

Sono sempre più rari i frammenti di paesaggio italiano che vedono il pastore come elemento fondamentale o anche solo caratteristico. Nel suo inarrestabile rarefarsi, l’attività economica della pastorizia sta scomparendo giorno per giorno e la figura del pastore sembra essere diventata quasi una metafora, nonostante sia stata una delle prime della nostra civiltà.   L’Antico Testamento ha nella storia di Caino - agricoltore - e Abele - pastore - il racconto di un dramma, quello di una società agricola e sedentaria che soppianta e violenta quella antica dedita all’allevamento degli animali e ad una vita nomade. È la prima testimonianza letteraria della più grande rivoluzione che l’umanità abbia vissuto. Da allora le tende scure degli Ebrei, le tende scure dei pastori, saranno per quel popolo un ricordo e una nostalgia, l’era dei primi patriarchi, avvertita come la vera vita. La vita nomade, ogni giorno su rotte e cammini diversi, sotto il sole, attraverso ostacoli sempre differenti e la mappa del mondo da inventare passo dopo passo. Il cammino, il sole, il riposo insieme a quello degli animali...