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Francesco Casetti

(4 risultati)

Teorie del cinema / Il dispositivo cinematografico

C’era una volta il cinema, quel miscuglio di arte, business e tecnologia che ha nutrito, costituendolo, l’immaginario planetario – e i relativi linguaggi d’espressione e comunicazione – per un secolo intero: il Novecento. E adesso? C’è ancora, certo, in senso stretto è tutto ancora lì: si realizzano e si vedono film, se pur cambiate d’allure resistono le sale cinematografiche, pullulano attori e registi, star e starlette. E i produttori sembrano esser diventati, in conseguenza a un moralismo crescente e diffuso, gli eroi-orchi dei nostri giorni: i cattivoni che costituiscono la molla segreta d’ogni storia che si rispetti. Insomma, il sistema immaginario-produttivo del cinema tiene, eccome. Ma siamo sicuri che si tratti proprio della stessa cosa? non percepiamo forse tutti che, sotto sotto, per dirla col titolo d’un celebre film, qualcosa è cambiato?    Sarebbe facile, per rispondere, cadere nella solita retorica apocalittica – compagna fedele del marketing vintage – secondo cui “prima era tutta un’altra cosa”, con le sale buie invase dal denso fumo di nazionali senza filtro spezzato dal fascio di luce foriero di magie narrative e fantasticherie oniriche d’ogni sorta. Il...

Palermo: al via il Festival internazionale di nuove visioni / Bertolucci. Il ritorno di Novecento

Mantenendo inalterato un certo fascino da opera paradigmatica e cruciale, Novecento di Bernardo Bertolucci si lascia ancora ammirare, a 40 anni dall’uscita, soprattutto come un modello d’ipertrofia autorale, espressione  di quello sguardo esemplarmente radicale e inquieto che, ai tempi della fruttuosa negoziazione etica ed estetica consumatasi sull’asse Europa-Hollywood, la macchina cinema ha voluto e saputo permettersi. Oggi che appare esemplare il suo sofferto e utile interrogarsi sulle contraddizioni dei meccanismi spettacolari del linguaggio cinematografico (al di là di ogni interpretazione “politica” che ha avuto il torto di circostanziarne la magnifica ambiguità), questo capolavoro stratificato e difforme, stralunato e inquietante, sembra aver definitivamente trasformato tutti i propri difetti in pregi. Tanto per cominciare, lo si può leggere come una trasparente metafora del tempo ritrovato del suo autore allora trentacinquenne, pronto a fare i conti con le proprie angosce di stile al crocevia del trionfale scandalo di Ultimo tango a Parigi, che si mescola (psico)analiticamente al tempo così lontano, così vicino della Storia: i 45 anni dell’Italia dal fascismo alla...

Schermi

In uno degli spot pubblicitari con cui la Apple presenta i suoi prodotti – vere e proprie opere d’arte contemporanea e insieme “testi” ideologici della azienda di Cupertino –, uscito nel 1984, una platea guarda su un grande schermo un personaggio che parla senza tregua. Poi entra una ragazza e lancia un martello contro lo schermo.   Nell’interpretazione che ne dà Vanni Codeluppi, all’inizio del suo L’era dello schermo (Franco Angeli), lo schermo rappresenterebbe il “nemico” di quel momento, l’IBM, mentre la ragazza è Apple stessa che combatte il Grande Fratello. Il risultato di quel colpo è mandare in mille pezzi lo schermo. Da allora la profezia si è realizzata: oggi siamo in presenza di tanti piccoli schermi, dall’iPhone all’iPad, dai tablet allo smartwatch, quest’ultimo presentato pochi giorni fa. Le persone oggi trascorrono molto tempo davanti agli schermi presenti in casa e in ufficio, in viaggio, lungo le strade, nelle stazioni, nelle piazze. Siamo sempre davanti a uno schermo sia che scriviamo o che comunichiamo, che guardiamo la pagina Facebook o cerchiamo...

Neotelevisione

Chi ricorda la giraffa? La giraffa era una specie di trespolo che, per raccogliere le voci negli studi televisivi, faceva pendere dall’alto un microfono. Il microfono doveva essere rigorosamente nascosto, e con esso tutta l’apparecchiatura tecnica, in modo da far sembrare conduttori, ospiti e cantanti non in tv ma a teatro, non di fronte a telecamere ma a un pubblico reale. Quando appariva nell’inquadratura, ci si metteva a ridere, additando la sua presenza come un terribile sbaglio dell’operatore o del regista. La televisione delle origini, per esserci, doveva sparire, a tutto vantaggio d’altri generi artistici come il teatro di varietà, l’operetta, la radio, la saga di paese. Chi ricorda la giraffa è uno che guardava i programmi della paleotelevisione, quando la tv mimetizzava i propri apparati, e con essi tutta l’ideologia che ne discende, per adoperarsi in quella che era, o avrebbe dovuto essere, la sua missione istituzionale: un servizio pubblico erogato da un ente statale, con l’obiettivo di intrattenere, informare e, pensate un po’, educare.      Ma negli anni Ottanta, con l’...