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Francesco Piccolo

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Da Tolstoj a Toy Story

Dicono sòcialdemocrazia non sociàldemocrazia, questi non ne hanno la più pallida idea di dove venga quella cosa, per loro è un sòcial, un qualcosa di connesso agli altri. È un dettaglio, per carità, giusto per dare un’immagine iniziale, generica, solo per cominciare a parlare di “che cosa” siano gli studenti delle superiori del giorno d’oggi. (Diciamo comunque che per chi alla loro età sapeva bene persino la distinzione anche tra le posizioni di Kautsky e di Bernstein, è un fatto fastidioso e per certi versi ancora incomprensibile, e che il fastidio si replica uguale a se stesso ad ogni occasione.) Solo con gli anni ci si forma un’assuefazione all’idea di avere a che fare con dei meccanismi veramente sgangherati. Chi comincia oggi a insegnare, invece, non prova questo brivido per una banale questione di prossimità anagrafica e dunque di “sensibilità” nella formazione generale. Ma il punto è un altro: si tratta di capire chi sono questi ragazzi, come sono fatti. Certi ritratti, pure molto avveduti, che qualcuno propone dei giovani studenti di oggi...

Un selfie con Enrico Berlinguer

Quando c’era è nel titolo, Addio è invece la prima pagina spiegazzata dell’Unità con cui si apre il film. Walter Veltroni dichiara così fin da subito nel suo primo film – Quando c’era Berlinguer – che le sue intenzioni non sono quelle del racconto, ma dell’enunciazione, della citazione. Non un ricordo di Berlinguer, intimo o politico che sia, ma la dichiarazione di una nostalgia, a tratti anche di una rivalsa tutta votata al presente. Tra i vari testimoni interpellati da Veltroni mancano solo gli esponenti della sua generazione, i suoi diretti concorrenti si potrebbe dire o ancora i suoi compagni, mancano i  cosiddetti berlingueriani. Tutti compaiono solo etichettati sotto la vaga categoria generalista dei “giovani”. E qui Veltroni compie due movimenti: in uno certifica l’azione politica di Giorgio Napolitano che oggi, a novant’anni, comunque sia regge il sistema politico; nell’altro evita di evidenziare la sconfitta di una generazione saltandola a piè pari, citando giusto qualche fuoriuscito da Ferdinando Adornato a Giuliano Ferrara per i soliti usurati birignao d’...

Il desiderio di Francesco Piccolo

Il titolo dell’ultimo libro di Francesco Piccolo, Il desiderio di essere come tutti, rivela non tanto un’ambizione politica più o meno discutibile, ma più precisamente un sentimento privato. Il racconto è infatti incentrato attorno al bisogno di un desiderio (come per altro nel romanzo che lo precede, La separazione del maschio) e non di una volontà, sentimento più fortemente politico. E non è un caso che l’educazione politica e sentimentale dell’autore spesso s’intrecci davanti a quel totem che è la televisione, tanto più in Italia. Piccolo, chiuso in casa, seduto in camera dei genitori o nel salotto, non partecipa, ma guarda e gli avvenimenti storici diventano eventi televisivi. Così è per gli eventi sportivi che formano in maniera traslata la sua identità politica e così è per i funerali di Berlinguer. Io ho visto e non Io c’ero, quasi un riassunto del sintomatico atteggiamento della sinistra italiana degli ultimi trent’anni, osservatrice incapace d’incidere nella realtà italiana e nel suo conseguente tracollo, se non forse nella...

Paolo Virzì. Il capitale umano

Ecco la Brianza Felix de Il capitale umano. Film di Paolo Virzì, tratto dal thriller di Stephen Amidon, ambientato in origine nel Conneticut (sceneggiatura dello stesso Virzì, Francesco Piccolo e Francesco Bruni). Siamo a Ornate, cittadina dell’hinterland milanese. Villa su poggio, con piscina e campo da tennis. Auto di grossa cilindrata, SUV che vanno e vengono. Sono i Bernaschi. Lui in finanza con un suo fondo che fa speculazioni (un Berlusconi in minore), lei ex attrice (una Veronica Lario che invece di avere il suo impegno culturale in un giornale, il Foglio, compera con i soldi del marito un teatro dismesso per rilanciarlo). Poi Dino Ossola, brianzolo, con il suo mouche, la mosca di peli sotto il labbro, quasi laido.     Di professione immobiliarista, con agenzia sulla strada principale di una cittadina che somiglia a Como. Pesce piccolo rispetto al pesce grande Giovanni Bernaschi. Il primo movimento del film è dato dal desiderio di Ossola di entrare nel fondo di Bernaschi, per fare i soldi con i soldi. Non li ha, ma i 700 mila necessari glieli presta la banca di fiducia. L’approccio del pesciolino al pesce grande...

Roland, macchine e animali

Racconta Dubravka Ugrešić nel bellissimo Il museo della resa incondizionata (Bompiani 2002) che al giardino zoologico di Berlino, il 21 agosto del 1961 (otto giorni dopo la costruzione del muro), alla morte dell’elefante marino Roland ci si ritrova davanti a una scoperta inaspettata e inevitabilmente tragicomica. All’interno dello stomaco dell’animale vengono infatti rinvenute decine e decine di oggetti che nel corso degli anni erano sfuggiti di mano ai visitatori della vasca di Roland e che l’elefante marino aveva serenamente ingoiato e mai espulso: “Un accendino di colore rosa, quattro bastoncini da gelato (di legno), una spilla in metallo a forma di barboncino, un apribottiglie, un braccialetto da donna (probabilmente d’argento), un fermaglio per capelli, una matita di legno, una pistola ad acqua di plastica per bambini, un coltello di plastica, un paio di occhiali da sole, una catenina, una molla (piccolina), un cerchio in gomma, un paracadute (giocattolo), una catena di ferro da quaranta centimetri circa, quattro chiodi (grandi), un’automobilina di plastica verde, un pettine di metallo, un distintivo di plastica, una...