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Fumo sulla città

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Un libro postumo / Alessandro Leogrande: dalle macerie

Chiuse le pagine del libro, Dalle macerie. Cronache sul fronte meridionale, la scomparsa del suo autore Alessandro Leogrande, morto a soli 40 anni, ci appare ancora più dolorosa e il vuoto intellettuale che ha lasciato ancora più incolmabile. Si tratta di un’opera postuma, con la prefazione di Goffredo Fofi e la cura di Salvatore Romeo, che ha raccolto parti di un libro di qualche anno fa, articoli scritti per vari quotidiani, principalmente il “Corriere del Mezzogiorno”, e per vari periodici, saggi usciti sulla rivista “Lo straniero” di cui Leogrande è stato vicedirettore, interventi a convegni e altri pezzi sparsi. Tutti sono unificati dall’oggetto, Taranto, nei suoi molti aspetti e contraddizioni, caso nazionale, metafora di uno sviluppo malato del Paese, di vari fallimenti della questione meridionale e della politica in generale. Leogrande amava la sua città tanto da scrutarla con gli strumenti dell’inchiesta e della riflessione sociale e politica in ogni suo aspetto, appariscente e nascosto.   Lo snodo della sua indagine sono gli anni novanta, che decretano il fallimento dell’industria di stato e la privatizzazione dell’Ilva, rivelano una grave crisi occupazionale,...

Un ricordo e una storia / L'omissis di Alessandro Leogrande

Ci sono la vita e la morte, e non c’è nient’altro. Questa è l’unica verità, ma è una verità inutile, è impossibile aggrapparsi a lei perché non è vera: ci sono l’amore e l’odio, l’amicizia e i fallimenti, la contentezza e la disperazione, scrivere e cadere, sfiorarsi e perdersi o il contrario di tutto questo. Siamo niente più che una parola in un aforisma di Gesualdo Bufalino: “Biografia: nacque, omissis, morì”; ecco, per raccontare l’omissis di Alessandro Leogrande non basteranno mille scrittori e cento vite. Dal giorno dopo la sua morte parenti, colleghi, amici hanno cominciato a parlare di lui, di quel modo preciso, gentile, forte e integro che aveva di stare al mondo. Alessandro Leogrande era un intellettuale, lui l’avrebbe messo tra virgolette, come Sciascia, per schermirsi, ma noi possiamo fare a meno dell’ironia: il suo nome discende da Gaetano Salvemini, Alexander Langer, Carlo Levi. Loro riempivano le giornate di Alessandro, che intanto si dava da fare per buttare giù le frontiere e i naufragi, il caporalato e l’ignoranza, la malafede e le ingiustizie.   Alessandro Leogrande aveva quarant’anni, li aveva compiuti a maggio al Salone del libro di Torino dove era...