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George Byron

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Via sulle navi, filosofi! / Terra / Mare

“Davanti all’oceano, il sognatore d’immensità ama sedersi in una sedia di pietra”, scrive Gaston Bachelard. Ai suoi occhi, la rêverie ha la necessità impellente di trovare immagini di protezione, di rifugio; per sentirsi a proprio agio di fronte all’instabilità del mare, ha bisogno di un’ancora in una rientranza della scogliera. Dalla spiaggia si contempla male il mare, per dominarne la potenza con lo sguardo meglio rannicchiarsi alla sommità delle rocce. Chi contempla troppo a lungo il mare rischia di sentirsi chiamato dall’abisso, dal “crepaccio entro cui il mondo spariva. L’onda di roccia invece proteggeva: ferma lassù, piena di luce”, scrive Francesco Biamonti in L’angelo di Avrigue. Di fronte al selvaggio scatenarsi del mare, che può rendere folli i marinai in balia della tempesta, è opportuno posizionarsi almeno sulla riva, suggeriva Jules Michelet fin dall’apertura di Il mare. La sua tetralogia dei regni della natura (Il mare, La montagna, L’uccello, L’insetto) incarna il mutamento di posizione che l’uomo assume di fronte alla realtà. Da una proto-fisica dei quattro elementi materiali, sul modello del presocratico Empedocle, si passa ad una psicologia, dal discorso sul...

Mary Shelley e le sue creature / E la vita non separi più ciò che la morte può unire

Cosa preferisci essere? Una grande poeta o un uomo buono? Una sola vita a disposizione non basta ad essere entrambi. Guardandosi alle spalle, in una prospettiva storica, c’è un punto di non ritorno, in cui occorre gettare nel fuoco ciò che resta. Grandi poeti sono morti giovani, e non hanno probabilmente avuto momenti di riflessione che permettessero loro di scegliere: Byron, Shelley, Rimbaud. Altri costruirono le loro carriere letterarie con lunga maestria, trasformando in materiale di scrittura ciò che resisteva dal dilemma: Petrarca, ad esempio, che costruì la sua celebrità europea sino all’alloro in Campidoglio, nel Secretum in un dialogo immaginario con Agostino, scavò impietosamente la sua accidia, peccato capitale che insieme all’arte di amare lo tenne sempre lontano dalla beatitudine cristiana.   Per lui, nel Trecento, essere un uomo buono sarebbe stato lasciare l’ossessiva riscrittura del Canzoniere per dedicarsi alla preghiera, ma scelse la nevrosi del suo amore sublimato per Laura e un vocabolario limitato di soli 3.000 lemmi per scolpire infinitamente la sua miniatura di marmo perfetto, di alloro, oro, aura. Che uomo fu, Francesco Petrarca nella sua intimità...

Byron e Foscolo / Splendore e miseria dell’Eroe Romantico

Ci sono libri che non si limitano ad avere un valore singolare ma, letti accanto ad altri libri, assumono un significato ulteriore: il loro rapporto permette talvolta di rendere leggibile un fenomeno altrimenti invisibile. Credo sia questo il caso di due libri usciti in questi ultimi mesi: Un vaso d’alabastro illuminato dall’interno, di George Byron (Adelphi) e Forsennatamente. Mr. Foscolo, di Luigi Guarnieri (Nave di Teseo). Il primo è la pubblicazione dei diari di quello che rimane tuttora il più importante poeta romantico inglese; il secondo la ricostruzione biografica degli anni londinesi di quello che rimane tuttora il più importante poeta romantico italiano. Due libri che presentano delle tangenze importanti, e soprattutto muovono in un orizzonte comune. I referti byroniani sono lampi d’introspezione, scrupolosi regesti di un’esperienza umana abitata da fortissimi trasalimenti e altrettanto abissali depressioni. All’età in cui scrive i suoi diari – dai ventitré ai ventinove anni – Byron è già il poeta noto in tutto il mondo per i suoi scandali – amori illeciti, duelli, fughe improvvise, truffe, clandestinità – e non è lontano dalla morte in Grecia che ne avrebbe celebrato l’...