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Gianfranco Cecchin

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Complessità / La psicoterapia all’epoca delle semplificazioni

Nell’epoca di twitter, ovvero delle grandi semplificazioni demagogiche, parlare di complessità appare quasi una provocazione. E in effetti può essere letto come provocatorio il titolo del libro Complessità e psicoterapia, curato da due psicoterapeuti, Pietro Barbetta e Umberta Telfener (Raffaello Cortina, 307 pagine). Il volume raccoglie i contributi di vari operatori che orbitano attorno al Centro Milanese di Terapia della Famiglia, che applica un metodo chiamato anche sistemico-relazionale, oggi molto diffuso in Italia.               Sin dagli anni 60 alcuni psicologi – tra cui Luigi Boscolo e Gianfranco Cecchin, a cui i due curatori del volume rendono omaggio nel sottotitolo – iniziarono in Italia la psicoterapia familiare, basata sulla teoria dei sistemi complessi ispirata ai lavori di H. von Foerster e G. Bateson, applicata alla psicoterapia da P. Watzlavick e da altri. Questa teoria riprendeva modelli ispirati alla cibernetica e alla teoria della comunicazione. La scommessa di base era che sullo sfondo di ogni cosiddetta psicopatologia ci sia un certo funzionamento del “sistema” di relazioni sociali a cui il...

Che cos’è la realtà? / L’analisi sotto sequestro

“Realtà è l'unica parola che senza virgolette non significa niente”.  (Vladimir Nabokov, Intransigenze.)   L’episodio al centro di questo libro, avvenuto in una stanza d’analisi di Bruxelles esattamente cinquantanni fa – era il dicembre del 1967 – non smette di interrogarci: “Che cos’è la realtà?” chiede il paziente Jean-Jacques Abrahams, l’uomo col magnetofono, al suo psicoanalista che lo accusa di essere “pericoloso perché misconosce la realtà”. Abrahams è sicuramente un paziente delirante e dunque, in più punti e in ripetute occasioni, sembra davvero mancare l’appuntamento col principio di realtà, ma il dottor Van Nypelseer, da parte sua, pare aver dimenticato l’insegnamento di Nabokov che ho scelto di porre in epigrafe, appare cioè troppo sicuro di sapere che cosa sia la realtà o, se si preferisce, come stiano le cose. Egli, commenterà Jean-Paul Sartre, “decide da solo, sovranamente, di quel che è il reale”, lo fa dall’alto dell’autorevolezza che gli viene dalla mancata reciprocità della relazione terapeutica, dal fatto di essere un dottore sano e non un paziente malato. Eccoci allora al cuore dell’analisi, quale che sia il suo indirizzo – come le molte differenti...