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Gino Bartali

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Garage

Nel suo recente viaggio in California Matteo Renzi non è andato in pellegrinaggio al 2066 Crist Drive di Palo Alto per scattarsi un selfie davanti all’ingresso del bianco garage della famiglia Jobs. Lì, in questo luogo molto americano, West Coast, è sorta la leggenda di Apple, una delle marche più famose del mondo, il brand più prestigioso dell’età del personal computer. La mancata visita non ha nessuna importanza, perché nel brand-Renzi la parola garage probabilmente c’era già: rimanda all’idea di due ragazzi californiani, Steve Jobs e Steve Wozniak, che hanno cambiato il mondo nella autorimessa dei genitori, progettando e assemblando i primi cinquanta esemplari dell’Apple I, usando come progettisti, operai e promoter, se stessi, la sorellina di Jobs, Patti, e i figli dei vicini. Una sorta di bricolage casalingo che è diventata una delle icone del XXI secolo, con i suoi annessi e connessi di leggende metropolitane.   Trasformando la Leopolda.05 in un garage, Renzi prosegue la sua politica di marketing, dove il messaggio vale più di ogni altra cosa, quasi avesse mandato a...

Teatro delle Albe: Pantani

Sono tre ore e mezza di passione e intelligenza con il ritmo stringente del buon giornalismo e il respiro epico del grande teatro. È uno spettacolo che sale fino alle vette del trionfo sui tornanti delle montagne più irte con gli scatti brucianti e le fughe solitarie di Marco Pantani e poi precipita, seguendo il Pirata, nelle cadute che ne segnarono la meravigliosa, turbinosa, sventurata carriera, dalle montagne di Coppi e Bartali fin verso il mare di una Romagna antica. Attraversa il sogno e l’amicizia, naufraga nella rovina della terribile sospensione dal Giro d’Italia del 1999 per ematocrito alto, fino al precipizio degli ultimi anni e alla morte drammatica. Debutta venerdì 16 novembre il Pantani del Teatro delle Albe, più di cento pagine di testo scritto da Marco Martinelli partendo dal libro del giornalista francese Philippe Brunel, Gli ultimi giorni di Marco Pantani (Rizzoli), un viaggio nel mito del campione e nella sua distruzione, in quell’Italia “impantanata”, mediatica degli anni ‘80-’90, che vede emergere Berlusconi e rinverdirsi l’ideologia del successo facile.   Ha il respiro dell...

L'ultima bicicletta

«Correre sulla bicicletta: ecco oggi il piacere. Si torna giovani, si diventa poeti». Così scriveva nei primi del Novecento Alfredo Oriani in un’accensione di retorica. Non è stato proprio un volo d’uccello il mio primo incontro con la bicicletta. È coinciso piuttosto con una di quelle umiliazioni che bruciano di più perché inaspettate. Ci ho guadagnato una brutta caduta e una ferita lungo tutta la gamba sinistra.   Nei miei ricordi, dunque, all’inizio c'è una bici gigantesca e pesantissima, da inforcare tenendosi in equilibrio sul ripiano di un tavolo abbandonato sotto tettoia di eternit. Poi il tonfo sul selciato. Il pianto trattenuto, per orgoglio e timore. Infine la corsa nell’unico pronto soccorso del paese dove l’unico medico condotto, ormai quasi cieco, mi ha ricucito con quaranta graffette di ferro. E però, sempre all’inizio, ci sono io che con la gamba fasciata riprovo a salire in bicicletta e pedalo storta nello spiazzo di scaglie di marmo. «Senza mani» e poi anche «senza piedi» sui pedali. Perché «se non cado cos...

Il Rospatoio

Mi aveva detto un amico – avevamo, sì e no, quindici anni – che sul Rospatoio in un lontano Giro d’Italia Bartali aveva preso una cotta grossa così ed era andato in crisi. L’amico ogni tanto sparava qualche balla, ma a me piaceva credere che fosse vero, anche se qualcosa mi diceva che non lo era. Il Rospatoio: una salita di tre chilometri all’incirca, quasi dritti, con appena due o tre semicurve e una pendenza dell’otto per cento. Tra la vegetazione la sagoma aguzza, come quella di un dente cariato, della Rocca di Crevole, semidistrutta dagli Spagnoli in una lontana guerra cinquecentesca. Siamo in Toscana, anzi, in uno dei suoi cuori, a Murlo, venti chilometri a sud di Siena, famoso perché i suoi abitanti hanno lo stesso Dna degli Etruschi. Anni dopo, studiando la storia minore dei borghi senesi, avrei scoperto che questa collina divideva in due il comune anche politicamente: da una parte tutti comunisti, dall’altra tutti democristiani.   La mia bici da corsa era un’Aquila fabbricata a Montevarchi; due moltipliche e cinque rocchetti che non sapevo spingere neanche troppo bene: faticavo, infatti, anche...