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Giorgio Fontana

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Sull'intervento di Giorgio Fontana / Il romanzo è morto?

Di solito si interviene in una discussione per esprimere un netto dissenso, ma non è questo il mio caso. Le riflessioni di Fontana sono l'espressione di un lungo lavoro e di molte letture. Se ci sono delle differenze nei nostri ragionamenti si tratta di sfumature, di particolari, qualche volta di accenti. A me non interessa se uno scrittore è giovane o vecchio. L'età non vale come scusante, non vale neppure come spiegazione. Leopardi ha scritto L'infinito a vent'anni. Devo anche dire che senza la sollecitazione di Doppiozero non scriverei questo intervento. Non perché sottovaluti i contenuti espressi da Fontana, che come dicevo trovo intelligenti e per nulla giovanili, ma perché ho già vissuto diverse stagioni di questi dibattiti, alla fine di una tale inutilità che sarebbe noioso riassumerli. Con il passare del tempo dei dibattiti non resta traccia, e neppure delle dichiarazioni di poetica: restano, e non sempre, pochissime opere. Le prime ad appassire le opere delle avanguardie italiane (sempre accademiche o di regime), che dopo una fase involontariamente comica svaniscono nel nulla da cui provenivano.   Il romanzo muore a ogni ciclo generazionale. Ed è giusto così, perché...

Fontana. Morte di un uomo felice

Giacomo Colnaghi vive accampato al Casoretto, periferia orientale di Milano, si  muove in bicicletta e spesso torna solo a tarda sera dopo lunghe giornate di lavoro al Palazzo di giustizia. Attraversa Milano d’estate, di mattina e di notte. Colnaghi è un giovane uomo di trentasette anni sposato con due figli ed è felicemente un uomo dello Stato. Per lo Stato ha sacrificato la propria vita, scegliendo di vivere in un monolocale per poter meglio seguire un’inchiesta sul terrorismo rosso che gli è stata affidata. Colnaghi può raggiungere la moglie a Saronno districandosi dal lavoro solo una volta a settimana; quando va bene. La loro vita è ridotta all’incrocio tra arrivi e partenze, tra le malattie e la crescita. Quella di Colnaghi è una vita di carte e di parole: ritagli, ricordi e intuizioni.   Eppure Giacomo Colnaghi non è un uomo triste, anzi una sottile felicità lo attraversa, come una qualità leggera che tocca chi è costretto alla solitudine e quindi alla scoperta. Già, perché Colnaghi è principalmente mosso da curiosità: le sue non sono indagini, ma...

Giorgio Fontana. Per legge superiore

L’intento di Giorgio Fontana nel romanzo Per legge superiore (Sellerio, pp. 245, 13€) è chiaro: mettere in luce la tensione inevitabile che esiste fra giustizia e verità mostrandoci come essa non dimori fra i concetti, ma negli uomini che li frequentano, li applicano e li praticano. È il caso di Roberto Doni, sostituto procuratore di Milano, personaggio malinconico come la città in cui abita, alle prese con il caso di Khaled Ghezal, ragazzo tunisino ingiustamente accusato di aver partecipato a una violenta aggressione in cui una ragazza ha perso l’uso delle gambe.   Non è la prima volta che Doni entra in contatto con il male: per anni era riuscito a occuparsene dal sicuro scranno della giurisprudenza, dal quale amministrava la giustizia eliminando dai fatti i dettagli, gli odori e i sapori che ne costituiscono la polpa, per poter agire sul dato puro, come un chirurgo in un’asettica sala operatoria. L’incontro con Elena, giovane giornalista animata dal “fuoco sacro” della verità, lo induce a compiere il gesto inverso, a riempire i dati oggettivi con le vite e le storie di coloro che li...