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Giuseppe Civati

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"Io non voglio guastare. È creare che voglio" / Possiamo salvare il mondo prima di cena

Ho lavorato come barista dal 1996 al 2016 e ho smesso di dovermi lavare ogni sera i capelli, intrisi di fumo, nel 2003. Me la ricordo la legge del divieto: mai avrei creduto alla sua efficacia. Accadde davvero; quello che non riesco bene a ricordare è come si arrivò lì. Prima il veto aveva riguardato i cinema; ero piccola, ne ho memorie indirette: mio padre tra smettere di fumare e smettere di andare al cinema – non concepiva, fumatore, un cinema senza fumo – smise la sigaretta. Cancro, fumo passivo, riduzione dell’attesa di vita: sono parole che sono diventate spettri, non so bene in che ordine e con che scansione temporale. La legge ha reso possibile qualcosa che non sarebbe avvenuto, certo, ma le leggi non provengono da un’entità astratta e illuminata. Qualcosa, nell’arco di anni, ha cominciato a indicare, dapprima; e poi spiegare, raccontare, evidenziare. Allarmare. Ci si è accorti che ne andava della nostra pelle.    Climate change, riscaldamento globale, estinzione della specie umana, terre sommerse, erosione dei ghiacciai. Non ne va della nostra pelle – quanto meno non della nostra di adulti, oggi, nel mondo occidentale – ma, con una buona dose di certezza, ne...

Politiche, 4 marzo 2018 / LeU: missione impossibile

Si potrebbe dire, un po' per celia in po' sul serio, che in politica l'ex magistrato candidato non porta bene. E men che meno l'ex presidente di una delle camere... Ma sarebbe ingeneroso per le persone, oltre che superficiale per la storia (e la politologia).   In realtà il pessimo risultato di LeU viene da lontano. Prescinde, almeno in parte, da errori di conduzione della campagna elettorale (che pure ci sono stati, in alcuni casi anche gravi, come la dichiarata disponibilità a partecipare a un "governo di scopo"). E affonda le radici nel modo tutto sommato meccanico, da fusione a freddo tra gruppi dirigenti, esente da emozioni e partecipazioni "di popolo", con cui la lista è nata (simmetrico, tutto sommato, alla solitudine da numeri primi che aveva accompagnato le fasi della scissione, anch'essa a freddo, lontana dai turbamenti passionali che in altri tempi avrebbero accompagnato un evento del genere). Scissione (e rilancio sul terreno elettorale), d'altra parte, tardivi, messi in atto quando ormai tutte le mucche se n'erano andate dalle stalle del Nazareno e dallo stesso corridoio (direbbe Bersani), e il tarlo renziano aveva consumato per intero il residuo rapporto tra...

Affinità e divergenze tra il compagno Civati e noi

L’ultimo libro di Pippo Civati (Il Trasformista, con prefazione di Stefano Bartezzaghi, Indiana 2015) batte sin dall’incipit sulle due dimensioni fondamentali che compongono il fenomeno del trasformismo: quella politica e quella spettacolare. Anzi, proprio la dimensione spettacolare è messa in risalto come matrice di quella politica. La formidabile figura di Leopoldo Fregoli, nota attrazione Fin de Siècle e Houdini nostrano capace di cambiare abito a velocità impensabili, dà al libro un tocco di ironica “retromania”, in linea con l’immagine del suo autore: giovane dissidente velatamente hipster. Il passaggio dal Leopoldo alla Leopolda rappresenta un salto temporale da un passato mitico, burlesco e protospettacolare, al laboratorio sfavillante e ipermoderno della nuova politica, in cui però la vocazione trasformista pare mantenersi immutata. La seconda dimensione, quella politica, è esplorata attraverso lo sguardo dello storico Giovanni Sabbatucci, ma anche del Carducci che storico non è ma qui viene usato a mo’ di Nostradamus, con i suoi versi che sembrano alludere al nuovo trasformismo di Matteo...