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Giuseppe Civati

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Politiche, 4 marzo 2018 / LeU: missione impossibile

Si potrebbe dire, un po' per celia in po' sul serio, che in politica l'ex magistrato candidato non porta bene. E men che meno l'ex presidente di una delle camere... Ma sarebbe ingeneroso per le persone, oltre che superficiale per la storia (e la politologia).   In realtà il pessimo risultato di LeU viene da lontano. Prescinde, almeno in parte, da errori di conduzione della campagna elettorale (che pure ci sono stati, in alcuni casi anche gravi, come la dichiarata disponibilità a partecipare a un "governo di scopo"). E affonda le radici nel modo tutto sommato meccanico, da fusione a freddo tra gruppi dirigenti, esente da emozioni e partecipazioni "di popolo", con cui la lista è nata (simmetrico, tutto sommato, alla solitudine da numeri primi che aveva accompagnato le fasi della scissione, anch'essa a freddo, lontana dai turbamenti passionali che in altri tempi avrebbero accompagnato un evento del genere). Scissione (e rilancio sul terreno elettorale), d'altra parte, tardivi, messi in atto quando ormai tutte le mucche se n'erano andate dalle stalle del Nazareno e dallo stesso corridoio (direbbe Bersani), e il tarlo renziano aveva consumato per intero il residuo rapporto tra...

Affinità e divergenze tra il compagno Civati e noi

L’ultimo libro di Pippo Civati (Il Trasformista, con prefazione di Stefano Bartezzaghi, Indiana 2015) batte sin dall’incipit sulle due dimensioni fondamentali che compongono il fenomeno del trasformismo: quella politica e quella spettacolare. Anzi, proprio la dimensione spettacolare è messa in risalto come matrice di quella politica. La formidabile figura di Leopoldo Fregoli, nota attrazione Fin de Siècle e Houdini nostrano capace di cambiare abito a velocità impensabili, dà al libro un tocco di ironica “retromania”, in linea con l’immagine del suo autore: giovane dissidente velatamente hipster. Il passaggio dal Leopoldo alla Leopolda rappresenta un salto temporale da un passato mitico, burlesco e protospettacolare, al laboratorio sfavillante e ipermoderno della nuova politica, in cui però la vocazione trasformista pare mantenersi immutata. La seconda dimensione, quella politica, è esplorata attraverso lo sguardo dello storico Giovanni Sabbatucci, ma anche del Carducci che storico non è ma qui viene usato a mo’ di Nostradamus, con i suoi versi che sembrano alludere al nuovo trasformismo di Matteo...