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Gonçalo M. Tavares

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Bernard Quiriny. La biblioteca di Gould

Un odioso rompicapo affligge il lettore dell'ultimo libro di Bernard Quiriny La biblioteca di Gould (traduzione di L. Di Lella e G. Girimonti Greco, L'orma 2013) che voglia cimentarsi in accaniti smontaggi e rimontaggi dei racconti matrioska punteggiati di Borges, Perec, Queneau, Calvino, Bolaño e chi più ne sa più ne metta, in una vertiginosa parabola di attraversamenti letterari: “i libri (soprattutto quelli che non sono mai stati scritti) possono diventare metafore assai duttili per parlare del mondo sfuggendo all’assillo del realismo e confessando l’origine cartacea della propria intelligenza” (Carlo Mazza Galanti su Alias, poi in minima&moralia).   Quiriny sembra sfidarci a duello con un'operazione che ricorda per certi versi quella di Gonçalo M. Tavares in Lor signori (2002, rist. 2014 nottetempo). Ma se là Calvino, Kraus, Walser e Valéry sono personaggi reali che si muovono in un quartiere (“o barrio utópico”), qui ci sono i fantasmi, che se pure evocati rimangono sulla soglia, dove il signor Gould (un bibliotecario di Babele?), racconta a uno scrittore (o...

Gonçalo M. Tavares. Imparare a pregare nell’era della tecnica

Gonçalo M. Tavares ha quarant’anni, insegna teoria della scienza all’università di Lisbona e è autore di un cospicuo numero di opere narrative che gli hanno valso numerosi e prestigiosi riconoscimenti internazionali. Tutti meritati, come dimostra anche questo Imparare a pregare nell’era della tecnica (Feltrinelli, 283 pp., € 17), premiato nel 2010, in Francia, come miglior libro straniero.   Il romanzo narra, in tono distaccato e tagliente come il bisturi del cui uso il protagonista è un maestro, la storia della formazione, ascesa professionale e politica e declino per malattia di Lenz Buchmann, figlio di un militare di cui ha assunto in toto visione del mondo e valori, anche se non la carriera.   Il romanzo è composto di tre parti di lunghezza diseguale, suddivise in brevi capitoli e capitoletti, tutti dotati di un titolo che agisce in funzione ironica, antifrastica o spaesante, come a suggerire che niente va letto (solo) come si presenta e per cosa dice, a maggior ragione quando il discorso è diretto, esplicito, dichiarativo e descrittivo.   Il narratore è esterno, ma assume spesso il punto di vista del protagonista per meglio esporne la visione del mondo e il...