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Hans Christian Andersen

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Inetto alla vita e diverso / Cosa cercano gli adulti nei bambini?

L’edizione Torino Spiritualità 2017 appena conclusasi ha avuto come titolo Piccolo me. Restare o diventare bambini. Quest’estate mi sono trovata a riflettere spesso sul tema del cosiddetto ‘bambino interiore’, e dunque tale scelta è stata per me una conferma: come mi capita di notare da qualche tempo, mai come oggi questa figura è diventata, oltre che oggetto di studio, una presenza che ricorre nel linguaggio comune, offrendosi come certezza, dato acquisito. Proprio su questo aspetto si è fissata la mia attenzione. Se la relazione simbolica del bambino con l’adulto, infatti, è da sempre oggetto di riflessione – basti ricordare le forme più note che ha assunto, dal fanciullino del Pascoli alle figure junghiane del puer e del senex, poi riprese e rielaborate da James Hillman, ma anche la rappresentazione dell’anima in forma di fanciullo in epoca classica e poi cristiana, o l’idea di creatività infantile che corre dal Novecento a oggi –, ciò che oggi di queste esperienze è entrato nell’opinione comune appare come il risultato di una contaminazione fra concetti che hanno acquisito popolarità perdendo per strada profondità e tridimensionalità (dimensioni...

L'ironia malinconica di Wilde / E baciò sulla bocca il Principe Felice

Il Principe Felice di Oscar Wilde comincia dove di solito le fiabe si sono concluse da un pezzo. Cioè, molto dopo il canonico lieto fine: il principe ha già vissuto la sua splendida vita (nella reggia di Sans Souci, puntualizza nel racconto, accennando al suo passato di spensieratezza ed egoismi) e infine è morto. È allora che la cittadinanza, grata, l'ha trasformato nell'icona del più invidiabile dei destini: un principe gigantesco e tutto d'oro, svettante sulla città, su un'imponente colonna, con due zaffiri al posto degli occhi e un rubino sull'elsa della spada; così più in alto di ogni cosa da risultare irraggiungibile.  Che l'omaggio della cittadinanza sia, in verità, di sopraffina perfidia lo racconta lo stesso Principe alla fatua rondinella, coprotagonista in questa storia che è un incantevole, ma inesorabile passo a due verso la morte: «E ora che sono morto mi hanno messo quassù, così in alto, che posso vedere tutte le brutture e le miserie della mia città. E benché abbia il cuore fatto di piombo, non posso fare a meno di piangere.»     Oscar Wilde, The Happy Prince, illustrazioni di Walter Crane, 1889.   L'ironia malinconica di Wilde, diventa subito...

La bellezza della fiaba

Mentre stavo scrivendo questo articolo, ho visto al cinema Il racconto dei racconti, adattamento cinematografico della raccolta di fiabe Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, realizzato da Matteo Garrone. La mia impressione è che sia un film clamorosamente non riuscito, sotto tutti i punti di vista: recitazione, sceneggiatura, caratterizzazione dei personaggi, montaggio eccetera. Confesso di essere uscita dal cinema al primo tempo. Ma come è possibile, mi sono chiesta, che persone competenti e preparate come Garrone e la sua troupe facciano un autogol di queste proporzioni, e con una materiale così generoso e ricco quale è la fiaba? Possibilissimo. Anzi, con la fiaba il rischio di sbagliare è colossale. Perché ci sono pochi terreni scivolosi e impervi quanto le fiabe. Facilissimo, infatti, è travisare la loro natura, il loro spirito, capire dove risieda davvero la loro bellezza e importanza che non stanno mai, ma proprio mai in quello che sembra al primo sguardo.   Salma Hayek nel film Il racconto dei racconti, di Matteo Garrone 2015   Alcuni giorni fa, a un workshop di scrittura che ho tenuto all'...

Dickens secondo Haz

Mirando Haz è un incisore; un incisore letterato. Il suo stesso pseudonimo, che nasconde il pur nobile Amedeo Pieragostini, è preso dalla letteratura e la sua alta casa-studio trabocca di libri. Sugli scaffali poi – segno inequivocabile dell’uomo di carta – campeggiano cartoncini per i visitatori che intimano “Non si prestano libri”. Ha illustrato molti autori: molto Proust, Andersen con relativa mostra a Colonia, lo Strindberg di cui s’innamorò Ingmar Bergman che ne acquistò la cartella; ha mostrato particolare inclinazione per il fantastico ed il nero, vedi Radcliffe, il James di Giro di vite o il Puškin della Dama di picche (edizioni Nuages 2007). Abbiamo detto ha illustrato, ma più che illustrazioni di un libro le sue sono immagini autonome, sempre riconoscibili, di cui, come scrisse Argan, lo spunto letterario diviene il contesto.   Girando per la casa-biblioteca, non lontano dal torchio e da una finestra che occhieggia Bergamo alta, in un’area particolarmente attrattiva si rinvengono i 60 volumi illustrati delle opere di Dickens e molte edizioni originali inglesi, anche alcune...

Dove comincia e dove finisce la Padania

Dove comincia e dove finisce la Padania? Dalle sorgenti del Po al Mare Adriatico, hanno risposto i creatori di questo mito che non ha mai fatto i conti né con la geografia né con la storia. Cuneo è in Padania? Udine pure? E Ravenna e Ancona sono parte della Padania? O forse la Padania è il territorio che si estende intorno a Cassano Magnago, paese di nascita di Umberto Bossi, centro d’irradiazione di una fantasia geografica che ha ammaliato per quasi vent’anni una parte della popolazione del Nord del paese, come una sorta di fuga dal reale che ora si rivela, come ha sottolineato Giorgio Napolitano, nella sua veste di Presidente della Repubblica italiana, quello che appunto è: illusione. Il re è nudo, dice il bambino della favola di Andersen, che ci fa capire come lo slogan della Lega sia prodotto, non tanto e non solo, dalla boutade del capo leghista, ma anche e soprattutto dallo risposta della folla che l’ascolta, e vi crede.   Claudio Franzoni, studioso dei gesti, ha fatto notare di recente come sia appunto lo sguardo della folla che rende grande il gesto che compie l’uomo politico, e che basta un punto...