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Henri Lefebvre

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Il Sessantotto in poltrona / La poltrona Sacco di Zanotta

Nel 1968, mentre la contestazione giovanile dilagava nelle università e per le strade di molti paesi del mondo, tre designer trentenni, due torinesi e un genovese, Piero Gatti (1940-2017), Cesare Paolini (1937-1983) e Franco Teodoro (1939-2005), si presentarono da Aurelio Zanotta con in spalla un sacco di plastica pieno di palline di polistirolo. Volevano lanciare una sfida con un'idea di poltrona semplice e anticonvenzionale. In fondo il Sessantotto, con il suo motto “l’immaginazione al potere”  – come  Jean-Paul Sartre ebbe a definire l’anima del movimento studentesco, in una sua conversazione con Daniel Cohn-Bendit, leader del movimento all’Università di Nanterre, dove tutto è nato – ha provocato anche la sovversione del vecchio ordine stabilito nel campo delle sedute, mettendo in discussione le tradizionali e rigide poltrone borghesi. Ed ecco allora nascere la poltrona più morbida, più rivoluzionaria e non conformista che si potesse immaginare: Sacco, una anti-poltrona, in verità, “destrutturata e autogestibile”, provocatoria e innovativa, espressione degli ideali di libertà e di creatività che animavano l’anno in cui ha visto la luce....

Città in crisi

Il titolo che mi è stato assegnato per questo incontro è “Città in crisi”. È un tema incredibilmente vasto e complicato, sul quale è molto difficile dire cose sensate e non troppo ovvie.   Ma intanto, il titolo stesso è già discutibile: le città sono davvero in crisi? Ci sono molti studiosi e cosiddetti esperti che non lo pensano affatto. Per esempio c'è un economista di Harvard, Edward Glaeser, che ha scritto un libro, tradotto in italiano da Garzanti, che si intitola addirittura Il trionfo della città: per lui le città contemporanee, anche le megalopoli più allucinanti, rappresentano una fase di splendore ineguagliato nella storia urbana, e i dati che le riguardano in materia di consumi, scambi commerciali, crescita economica e urbanistica, valore finanziario, sarebbero dimostrazioni “oggettive” del loro stato di salute e del grado di benessere dei loro cittadini.   Ci sono anche un sacco di architetti entusiasti della città contemporanea. Fuksas, uno degli architetti più amati dai media italiani (è l'erede della rubrica di...

Charlotte Delbo. Una memoria

Elisabetta Ruffini è direttore dell'Isrec di Bergamo e curatrice di un volume da poco in libreria, pubblicato da Il Filo di Arianna con il titolo Spettri, miei compagni (introduzione e nota al testo di Elisabetta Ruffini, trad. Andrea Pioselli). A lei chiedo di parlarmi di Charlotte Delbo – autrice del libro – resistente, deportata, testimone di Auschwitz, voce del Novecento. Francese di origine, ma “figlia dell'immigrazione italiana”, amica di lunga data di Henri Lefebvre e segretaria di Louis Jouvet, Delbo, quasi del tutto sconosciuta in Italia, è ancora poco nota in Francia; sebbene l'Haut Comité des commémorations nationales, d'accordo con il governo francese, l'abbia voluta nel novero delle commemorazioni nazionali previste per il 2013, in occasione del centenario della nascita.     Cogliendo l'invito di Primo Levi che, riconoscendo in lei le stesse ragioni che lo avevano spinto a scrivere, esortava a leggere Delbo, l'Istituto storico della Resistenza e dell'età contemporanea di Bergamo – in collaborazione con il corrispondente Centre d’Histoire de la R...