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Herta Müller

(4 risultati)

Solo quello che c'è / Gli spaesati di Angelo Ferracuti

Tra il turismo sismico e la cura di un paesaggio devastato da un terremoto con pochi precedenti, la differenza sta tutta nella pasta dello sguardo. È la differenza che corre tra l’occhio dopato delle telecamere, puntato morbosamente sulle rovine delle case e della gente, e l’occhio umano che continua a guardare quello che resta quando si spengono le luci. Gli spaesati, il libro scritto da Angelo Ferracuti con le fotografie di Giovanni Marrozzini (Ediesse, pp. 182, € 16), è il racconto per parole e immagini di un viaggio nelle zone colpite dai terremoti del 24 agosto, del 30 ottobre 2016 e del 18 gennaio 2017. Marche, Abruzzo, Umbria e Lazio.    Se c’è una denuncia, contenuta in questo libro toccante e grondante grazia e onestà intellettuale, è alla cecità. C’è un’Italia, fatta di paesi, di artigiani, allevatori e agricoltori, di cui nessuno si ricorda e che però ancora rappresenta il cuore vivo dell’Italia. Ciò che non fa tendenza, in un paese ammalato di trendismo, non esiste: “Di certi posti e di certa umanità ti accorgi solo quando vanno in pezzi. L’Italia sconosciuta fa notizia solo quando muore e può mettere in moto la macchina della solidarietà”. Ma invece di...

Letto in un’altra lingua / Angela Rohr, Lager

Nata nel 1890 a Znojmo (oggi Repubblica Ceca), Angela Rohr a diciassette anni lascia la famiglia per vivere il fermento delle avanguardie. Già allora i suoi racconti di matrice espressionista vengono pubblicati su riviste e le guadagnano la stima di numerosi e importanti intellettuali dell’epoca, tra cui tristemente nota è l’attenzione di Rilke. Dopo una giovinezza costellata di difficoltà, ma segnata anche da eventi formativi eccezionali, tra cui gli studi di psicanalisi e medicina, Angela Rohr si trasferisce a Mosca con il terzo marito, Wilhelm Rohr, critico cinematografico e attivo socialista. Da lì, negli anni Venti, comincia a lavorare come corrispondente estera per la <Frankfurter Zeitung>, e fa della Russia la sua seconda terra, ottenendone in seguito la nazionalità.      All’ingresso della Wehrmacht in Russia, però, i coniugi Rohr vengono imprigionati, processati per un’accusa di antisovietismo e condannati alla prigione e alla deportazione in un gulag, come molte vittime delle delazioni più o meno verificate relative al comma 58, “crimini politici”. Una volta nei campi, i dissidenti politici si trovavano poi a condividere gli angusti spazi vitali con...

La piccola cattiveria

C’è una profondità del male, ma anche una sua superficialità. L’una produce storture umane, l’altra semplicemente irritazione e fastidio, perché la piccola cattiveria, chiamiamola così, è un male minore. L’uno, il Male, è forza (distruttiva), l’altra, la piccola cattiveria, è debolezza, fragilità, non leggerezza, ma superficialità, approssimazione nella sua mancanza di rispetto per la profondità dei fenomeni e degli esseri. Il male minore della piccola cattiveria quando viene inferto non comporta dei seri rischi, chi non ti saluta non ponendosi il problema di stare facendo una sgarberia, non mette in gioco nulla della sua esistenza, al massimo si guadagna un violento invito ad andare a quel paese, ma tutto, la vita e la coscienza (sua) non sono in pericolo. Anzi, semmai, c’è il godimento di chi si diverte (magari scientemente) a vessare il prossimo, così, per gioco, come gratuito esercizio di un suo qualche speciale piccolo dominio.   Ma perché una persona ti dice che sei fuori orario con cattiveria e un’altra lo fa con simpatia e...

Massima sorveglianza

CCTV, cultura del controllo tormentoso e  vigile o per una estetica della sorveglianza integrata. L’interno della cella, con le appariscenti pietre squadrate delle sue mura, deve lasciar supporre che il carcere sia architettonicamente molto complesso. Sul fondale una finestra munita di inferriate con le punte rivolte verso l’interno. Il letto è un blocco di granito con sopra, ammucchiate, delle coperte. A destra una porta munita di inferriata. Jean Genet, Alta sorveglianza, didascalia iniziale, 1947     Le videocamere ci controllano, ci esaminano, ci spiano, ci osservano: lo fanno per il nostro bene. Tante volte qualcuno nel supermercato globale in cui abitiamo, non avesse a rubare qualcosa che noi potremmo o vorremmo comprare. Tutto deve rimanere in bell’ordine, intatto e immobile come gli addetti agli scaffali l’hanno sistemato.   Il sistema CCTV non è per la nostra sicurezza, è per la salvezza delle merci e dei beni immobili. Tutela i palazzi dai taggers, tiene al sicuro le banche dai precari disperati che non riescono ad avere un mutuo, nemmeno ricorrendo alle consuete garanzie religiose....