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Ivan Della Mea

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Storia d'Italia attraverso i sentimenti (16) / Molti sogni per le strade

Accade talvolta che poche parole, e le immagini che quelle parole evocano, stringano in sintesi un’intera epoca. È il caso del titolo del film di Mario Camerini del 1948: “Molti sogni per le strade”. Dopo le fonde notti degli anni di guerra, e i neri incubi che le hanno inquietate, gli italiani ricominciano a sognare. Dino Buzzati rievoca l’euforia travolgente, l’onirico visibilio, dei giorni che seguono alla Liberazione: “Tutti sono diventati pazzi, ridono, si abbracciano. Ricominciamo a dire domani, a dimenticare la morte”.  Questo è lo stato del Paese, e il subbuglio dei suoi sentimenti. Larve di desideri attraversano le strade, prendendo d’assedio le mura dell’indigenza quotidianamente sofferta. Le incrinano. L’Italia è ancora inchiodata al cumulo delle sue rovine, i corpi si dibattono nelle città devastate. Italo Calvino che sa fiutare l’aroma dei tempi, avverte nell’aria di quegli anni del primo dopoguerra, fra il 1946 e il 1948, “un senso della vita che può ricominciare da zero, un rovello problematico generale, anche la capacità di vivere lo strazio e lo sbaraglio”.    Messi alle spalle lo “strazio” e lo “sbaraglio”, e l’inerzia che essi inevitabilmente...

Quegli anni / Il “folle” Della Mea e la sua Nave

I dischi di Ivan Della Mea (Lucca 1940-Milano 2009) li ho ascoltati fin da ragazzino; sono stato non so quante volte ai suoi concerti, ho cantato le sue canzoni quando avevo appena imparato a strimpellare la chitarra. Più tardi, quando ho cominciato a suonare un po’ più sul serio e a comporre i primi pezzi, l’ho anche frequentato di persona. Ricordo le riunioni a Milano in via Melzo, alla sede del Nuovo Canzoniere, i caffè al bar Picchio, l’intransigenza, la simpatia, l’affabilità di Ivan… E ricordo quello che raccontava di lui Renato Rivolta, suo incontenibile polistrumentista e in seguito anche nostro (degli Stormy Six). Insomma, dovrei conoscerlo abbastanza bene.    In realtà, leggendo la biografia scritta da Alessio Lega, La nave dei folli. Vita e canti di Ivan Della Mea, uscita da Agenzia X, mi rendo conto di non avere mai saputo molto di lui. Quando avevo 18-19 anni, Della Mea era un mio idolo. La metto così, tanto per capirci, perché è difficile dire cosa rappresentasse veramente. Alla fine degli anni ’60, i veri idoli erano altri: John Lennon, Mick Jagger, Bob Dylan (suoi coetanei). Ma per chi – come me – si era formato anche sui Dischi del Sole, sui canti del...

Cinquant'anni di Bella ciao

Come uno di quei nodi della storia culturale in cui le energie – politiche, intellettuali, artistiche – di numerosi attori sembrano raccogliersi e improvvisamente deflagrare, Bella ciao a Spoleto cambiò il corso della canzone italiana. A testimonianza – parziale – di una spinta politica in avanti che non ha ancora esaurito la sua inerzia, basterebbe ricordare le polemiche che accompagnano ogni esecuzione pubblica della canzone che a quello spettacolo di Nuovo Canzoniere Italiano diede il titolo.    All’inizio degli anni Sessanta, alcuni intellettuali di sinistra cominciano a dedicarsi alla raccolta di canti popolari italiani, anche ispirati dalle esperienze di Alan Lomax e da quelle di Cantacronache a Torino. I nomi che gravitano e graviteranno attorno a quel gruppo del Nuovo Canzoniere Italiano (che nasce come rivista e “canzoniere d’uso” nel gennaio del 1963) sono molti, fra polemici abbandoni e dibattito costante: Gianni Bosio e Roberto Leydi, prima di tutto; poi i torinesi Michele Straniero e Fausto Amodei; e poi, prima o dopo, Filippo Crivelli, Cesare Bermani, Giovanna Marini, Sandra Mantovani, Caterina Bueno...