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James Ellroy

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Crimine e fotografia / James Ellroy e la scena del delitto

Il nome dell’autore, James Ellroy, potrebbe ingannare ma Un anno al vetriolo, Los Angeles Police Department 1953 (Contrasto, Roma, 2016) non è un romanzo. Non è il prolungamento di una scia narrativa, dal L. A. Quartet (Dalia nera, L.A. Confidential, White Jazz, Il grande nulla) alla trilogia Underworld USA (American Tabloid, Sei pezzi da mille, Sangue randagio) per citare solo qualche titolo.   È un libro in cui Ellroy non si smentisce, ma è altro. Non si smentisce perché ha commentato foto di archivio della LAPD (Los Angeles Police Department) appartenenti al 1953, anno particolarmente lacerato tra omicidi, stupri, suicidi, rapine. Sangue per le strade, case macchiate da delitti, corpi straziati, personaggi sradicati che rappresentano un passato che allora era il presente, negli anni di avvio di nuove modernità.  Non si smentisce perché ancora una volta riafferma il collegamento inesauribile tra metropoli e crimine inserendosi sulla via aperta da altri, ma con accenti nuovi.     Fra i ‘topos’ narrativi classici del giallo, accanto alla figura della vittima, del colpevole e dell’investigatore si colloca il luogo quale teatro della vicenda. Fin dall’...

Il realismo possibile

Abituati come siamo, oramai da troppo tempo, a relegare la virtualità esclusivamente negli spazi futurologici spalancati dai dispositivi di una tecnologia sempre più sofisticata, ci sfugge del tutto che la dimensione plastica della quale la virtualità è intrinsecamente impregnata può realizzare sovrapposizioni e intrecci impensati. Può accadere, per esempio, che nel cuore della pulsante modernità sopravvivano le tracce di un passato arcaico, quasi fermo a una sorta di grado zero della storia. Un impasto temporale del genere risulta talmente «straniante» – direbbe Viktor Šklovskij – da proiettarci in uno scenario dominato da imprevedibili connessioni: tutte virtualmente coesistenti. Dal momento che – come ci ricorda Pierre Lévy in un saggio del 1995, intitolato appunto Il virtuale, che rimane tra i contributi più equilibrati sul tema – la virtualizzazione non coincide con uno scarto dalla realtà, con un suo scivolamento verso imprecisate frontiere alternative; rivelandosi, al contrario, uno tra i principi che generano la realtà stessa:   La...

Il potere del noir

Le belve, il nuovo libro di Don Winslow che arriva oggi in Italia, è un film imperdibile. E il fatto che Oliver Stone ne stia girando l’adattamento cinematografico è un dettaglio quasi secondario. L’ultima fatica di quello che James Ellroy definisce (con generosità, ma senza esagerare) un “maestro”, viaggia sul filo dell’immaginario da grande schermo sin dalle prime pagine e arriva in fondo mantenendo le promesse. C’è la California del surf, delle belle donne, della dolce vita e dei soldi facili e c’è il Messico crudele dei narcotrafficanti. Lungo il confine di queste due fragili faglie si muovono personaggi così veri, così reali che non puoi evitare di vederli vivere (e spesso morire) accanto a te mentre leggi. Ed è una fatica quasi fisica abbandonare il libro, come appunto nessuno si sogna di uscire da un cinema a proiezione in corso. La sala resta buia per tutta la lettura, che corre veloce, quasi banale. Uno stile che sembra facile, ma che è figlio di tanta fatica e ancora più lavoro, come spiega lo scrittore americano. Alcuni critici parlano di Le belve citando...