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Joaquin Phoenix

(7 risultati)

Perché ne stiamo parlando? / Cinque idee su “Joker”

Uno dei trailer del Joker interpretato da Joaquin Phoenix e diretto da Todd Phillips presenta il film come un classico già consacrato: un instant classic. Molti dei trailer riempiono lo schermo con le cinque stelle e giudizi sfolgoranti assegnati dalle tante, entusiastiche recensioni ottenute. In realtà, la ricezione complessiva del film è stata più contraddittoria. Alle entusiastiche anticipazioni e recensioni degli invitati al Festival di Venezia, dove Joker ha vinto un Leone d’Oro, sono seguiti giudizi più critici e non poche stroncature, raccolte intorno a una duplice tesi di fondo: che il film fosse un vacuo esercizio di marketing e, implicitamente, che i primi giudizi entusiastici fossero l’esito di un abbaglio.  Joker è diventato un “caso” ancora prima ancora che spettatori e critici l’avessero visto. Sin dai primi trailer, il film è riuscito a dividerli in due fazioni significativamente polarizzate. La prima rimarcava le promesse artisticamente esaltanti dell’opera e la sua riflessione sui nessi tra alienazione, disagio sociale e rivoluzione. La seconda poneva enfasi sui possibili rischi di un’estetizzazione della violenza e di un messaggio dal potenziale...

Il film di Jacques Audiard / The Sisters Brothers. Alla ricerca di altre forme di mascolinità

La prima cosa che percepiamo all’inizio di The Sisters Brothers è una voce che si perde nella notte, in una sorta di buio primordiale: un nero accecante che ci fa sprofondare dentro lo schermo attraverso il campo lungo. La scena è illuminata a tratti dalle fiamme di una casa che brucia, mentre ci raggiungono da lontano queste parole: «Ehi! This is the Sisters Brothers!» («Ehi, siamo i Fratelli Sisters, ci ha mandato il Commodoro!»). Eli (John C. Reilly) e Charlie (Joaquin Phoenix), i protagonisti di questo racconto del Far West ambientato in Oregon, nel 1851, sono due cacciatori di teste ed entrano in azione così: senza un corpo, ma preceduti da una specie di formula favolosa risonante come un’eco, che, intanto che ci chiama, dichiara di appartenere a un “noi”: una prima persona plurale sancita da una fratellanza resa subito prodigiosa e singolare dalla particolarità di quel cognome ossimorico: Sisters, proprio come “sorelle”. La scelta di far cominciare la storia da questa scena è un’aggiunta rispetto al romanzo omonimo di Patrick Dewitt da cui è tratto il film (2011; tradotto da Rossari per Neri Pozza nel 2012); è un’invenzione di regia che dialoga, come vedremo, con il finale....

Oltre un confine dove nessuno

Paul Thomas Anderson è stato fedelissimo a Pynchon nella sua trasposizione cinematografica di Vizio di forma: i dialoghi, la trama, i personaggi del film sono ripresi quasi letteralmente, la sensazione è quella di un libro che si fa immagine come se una mano ne girasse le pagine, passo dopo passo, strato dopo strato.   Basta prendere l’inizio di entrambi, libro e film, e sovrapporli, con la vista del mare stretta fra due case, i surfisti sullo sfondo, la voce over della narratrice Sortilege che riprende le parole del narratore, il detective Doc Sportello e l’ex fidanzata Shasta che si incontrano dopo anni nella casa di lui: sembra che Anderson reinterpreti Pynchon a occhi chiusi, andando a memoria, by heart come dicono gli americani, lo ricalchi e lo riscriva, facendolo proprio, trasformandolo in qualcos’altro, in materia cinematografica pura, grazie a pochi stacchi di montaggio, a pochi tocchi di luce e colore. La luce è pastosa, i colori soffusi eppure pienissimi, blu da una parte e rosso-arancione dall’altro; il tono è sussurrato, quasi rassegnato, i due personaggi un tempo si sono amati, forse si amano ancora ma sono...

Spike Jonze. Lei

Se fossimo ancora in tempo di cinema mitopoietico, Lei – Her di Spike Jonze potrebbe essere il nostro Casablanca, o Via col vento: una storia d'amore assoluta, talmente paradigmatica da comprendere tutti gli elementi del tempo che viviamo. Allora era il rapporto tra uomo e donna, mediato o ostacolato dalla Storia, oggi è il rapporto tra un uomo e un software, un'autentica storia d'amore fatta di gioie e dolori, mediati dalla tecnologia.   Lui, Theodore (Joaquin Phoenix), è una variante bizzarra di quei lavoratori prodotti dalla società dell'informazione fondata sulla tecnologia e sulle retoriche della creatività: detta lettere private a un computer che le trascrive secondo diverse calligrafie per conto dei clienti della sua azienda. Il servizio offerto è quello di simulare la grafia e le parole del mittente, il quale manda una lettera “scritta a mano” al destinatario, solitamente una persona cara, usando come tramite degli operatori come il protagonista. Lei, Samantha, è un sistema operativo complesso, una possibile evoluzione futura di Siri, che ha abbandonato la voce pre-registrata a favore di...

Terrence Malick. To The Wonder

Dopo The Tree of Life e il clamore mediatico legato al film, dopo la Palma d’oro, le discussioni, le difese a oltranza, gli attacchi divertiti, le urla al capolavoro o alla bufala, le disquisizioni sulla deriva estetica di un autore o sulla sua grandezza inimitabile, dopo tutto il baccano suscitato da un regista noto anche per la sua ritrosia (poche apparizioni pubbliche, cinque film in quarant’anni di carriera), tutto ci si poteva aspettare da Terence Malick tranne che se ne arrivasse immediatamente con un altro progetto.   E invece così è stato, e insieme a To the Wonder, presentato lo scorso settembre alla Mostra di Venezia e solo ora distribuito nelle sale, Malick ha annunciato altri due progetti, a quanto pare già terminati e pronti per uscire nei prossimi due anni. Forse proprio per questo, però, per andare in controtendenza rispetto all’andamento di una carriera e alla mitologia artistica creatasi con gli anni di silenzio e di attesa, To the Wonder si è offerto fin da subito come un potenziale fallimento, una specie di instant movie indesiderato e pronto a smitizzare da sé una delle filmografie pi...

Paul Thomas Anderson. The Master

The Master, inutile negarlo, è un film contraddittorio: maestoso eppure trattenuto, massimalista eppure intimista. Grande Hollywood che parla con il linguaggio ostico di un kammerspiele: difficile da ipotizzare, e pure da vedere. Ma non potrebbe essere altrimenti per un film che cerca di restituire le profondità della mente attraverso l’unica realtà rappresentabile, e cioè il corpo umano nella sua impenetrabilità. Ché in definitiva, nonostante le giustificate perplessità di chi ha faticato a coglierne il senso (in patria il celebre Roger Ebert, qui da noi Roy Menarini), The Master parla di questo: del corpo, della mente e del vuoto che li circonda. Parla di come al di là di un volto, nei pensieri e nell’inconscio di un uomo – di tutti gli uomini – non ci sia poi molto, a dire il vero quasi nulla. E di come, però, quel nulla sia la cosa più vera che possediamo.     Ci si chiede perché Anderson abbia scelto il 70mm, dal momento che il suo film è quasi tutto girato in interni e soprattutto basato su uno scontro attoriale che vive momenti giganteschi in...

I film dell’anno di doppiozero

Dicembre, si sa, è il mese delle classifiche: i migliori dischi, i migliori libri, i gol più belli, il Pallone d’oro, i personaggio dell’anno. E ovviamente anche i film della stagione, che poi in realtà non si mai quali siano, se quelli usciti nelle sale, se quelli visti ai festival, se quelli recuperati su internet, se quelli che film veri e propri non sono, come le serie tv, ma che ormai hanno spettatori, ammiratori e imitatori più dei film stessi. Presi ovviamente dalla serietà del gioco, abbiamo deciso di raccogliere le nostre preferenze e di stilare una lista il più possibile esaustiva di quello che il 2012 ha detto al cinema: nelle sale, nei festival, magari anche in tv, con la speranza di presentare una serie ovviamente parziale, ovviamente contestabile, di consigli per la visione. Ecco i primi otto.     Holy Motors, di Leos Carax   Il film dell’anno, fosse anche per il clamore suscitato a Cannes, tra le urla al capolavoro e il fastidio per il talento esibizionista di Carax. Racconto di un giorno nella vita di un personaggio pirandelliano che è uno nessuno e centomila, Holy...

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