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Julian Rosefeldt

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Palazzo delle Esposizioni, Roma / Julian Rosefeldt. Manifesto

Con certezza, la chiave di lettura dell’intero corpus artistico di Julian Rosefeldt è “mantenere la storia presente”, seguendo pedissequamente quanto sostiene Andrej Tarkovskij nella citazione “senza la memoria, una persona diventa prigioniera di un’esistenza illusoria, cadendo fuori dal tempo, non riesce a trovare il suo collegamento con il mondo esterno”. Come un filo rosso che collega e percorre ogni sua opera, sin dai primi lavori affiora l’esigenza di portare alla luce quelle tracce storiche che attraversano l’attuale quotidiano, perché sono “il fondamento di ciò che al momento siamo”. Quelle tracce, che già nella prima opera realizzata nel corso dei suoi studi di architettura, ha ricercato e rinvenuto nella sua città natale. È, infatti, negli edifici di Monaco di Baviera che individua quanto è rimasto del Partito Nazionalsocialista di Adolf Hitler. Nonostante molti di essi non mostrino più tale passato, numerosi palazzi furono appositamente costruiti e, altrettanti, furono requisiti agli ebrei, per impiantare il quartier generale nazista per il quale lavoravano circa seimila persone, dislocati in sessantotto edifici. Seppure ad alcuni è stata cambiata la destinazione d’uso e...

L’Uomo Qualunque e la Ragazza della Porta Accanto / Populismi per il XXI secolo (I parte)

L’Uomo Qualunque e la Ragazza della Porta Accanto   Frontespizio dell’edizione di Everyman pubblicata da John Skot (c. 1530).    Parlare di populismo e qualunquismo per interpretare la scena politica europea contemporanea può apparire semplicistico, o addirittura fuorviante. Spesso queste categorie vengono utilizzate per liquidare gli avversari e sono prive di valore aggiunto interpretativo. Può essere invece utile risalire la storia di quello che è stato definito “l’uomo qualunque”, “l’uomo della strada”, “l’uomo comune”, “la ragazza della porta accanto”, “la gente”, figure spesso invocate per indicare a un vasto pubblico la realtà di cui si parla. O meglio, per dare un effetto di verità alle proprie argomentazioni, magari per sancire o auspicare la nascita dell’uomo nuovo (o della nuova donna).   Jedermann (1930). Archivio del Salzburger Festspiele.    Bene ha fatto Anna Schober de Graaf a usare questa figura per interrogare il presente, partendo dalle arti per arrivare alla politica e alla filosofia, nell’incontro sul tema “Addressing each and every one: Popularisation/populism through the visual arts” (Rivolgersi a ognuno e a tutti:...

Homo Sexualitäten

Il manifesto delle mostre circola ovunque a Berlino. Occhieggia negli spazi classici e conclamati per le pubblicità di eventi culturali, domina attraverso le vetrate del Museo Storico Tedesco, ma transita anche tranquillo e sereno sul retro dei risciò a pedali con cui giovanotti dalle gambe muscolose portano a spasso per la città proprio quei turisti che, ancor meno di altri, potrebbero rientrare tra i visitatori delle due esposizioni di cui si parla.   Da sinistra: riflessi sulle vetrate del Museo Storico di Berlino e un riscio a pedali con il manifesto della mostra   L’immagine prescelta per manifesti e locandine è dell’artista canadese Heather Cassils (donna che preferisce farsi chiamare con il cognome per evitare la connotazione femminile del nome proprio in cui non si riconosce) che, dopo aver ottenuto a forza di allenamenti un fisico super palestrato, ha aggiunto tocchi che inducessero in confusione gli irriducibili degli stereotipi maschile / femminile, fino a ottenere un corpo in cui caratteristiche scontatamente virili, pettorali scolpiti con capezzoli ornati da piercing, jock strap che esalta un vistoso “...