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Kipling

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L’orso

Io, dell’orso, non so alcunché. Ho letto un libro interessante, quello di Bernd Brunner (Uomini e orsi), ho visto qualche film dove gli è riservata una parte anche cospicua (nitida è almeno la scena madre di The revenant), ma non posso dire di conoscerlo, neanche alla lontana. Il problema è che io, come tutti, di orsi veri ne ho visti pochi, anzi pochissimi. Qualcuno al circo impegnato in neghittosi esercizi a sfondo comico (c’era anche un orso col cappellino in testa, uno di quelli delle feste sceme o degli scemi in festa?), altri osservati mentre si trascinavano stancamente per la loro buca al parco zoo delle Cornelle, vicino a Bergamo. Basta. Non ho altri elementi, anche perché non reggo i documentari naturalistici, che sono sempre eccessivamente didattici, noiosamente inclini a farti rientrare nelle asfittiche dimensioni dell’aula e nel mortifero clima delle interrogazioni (e se le immagini sparissero e comparisse il “docente” e mi chiedesse di riassumere quello che ho appena visto?). Perché mi sia venuto in mente di scrivere dell’orso, non è per nulla agevole da spiegare. Vado per tentativi, anzi, tutto quanto si legge qui di seguito è solo un esercizio di decifrazione di una...

India: le più grandi elezioni della storia dell’umanità

Le elezioni indiane sono ormai un evento globale, seconde per attenzione forse solo a quelle degli Stati Uniti. Ma mentre la democrazia americana, per usare un ossimoro, è la regina del sistema mondiale attuale, quella indiana è, apparentemente, solo la più grande. O meglio, a voler essere pignoli, la più popolosa. E l’attenzione del mondo giornalistico mainstream, soprattutto in Italia, si rivolge di solito alla scelta popolare del nuovo governo non tanto per indagare e capire verso dove l’India andrà, e le possibili conseguenze di tale scelta, quanto per mostrare con stupore misto a curiosità che la democrazia non conosce limiti ne’ di scala ne’ di latitudine.   Le più grandi elezioni della storia dell’umanità sono un evento emozionante e rassicurante al tempo stesso. Di conseguenza, vorrei sfruttare lo spazio di questo articolo per provare a fare una cosa molto diversa dalle solite spiegazioni/profezie pre-elettorali. Mi piacerebbe tentare un piccolo esperimento: presentare una serie di vignette tratte dalla mia esperienza di vita in India, ma in forma di racconto breve. Il protagonista...

Levi e la Tempesta

Nell’ultimo capitolo di Se questo è un uomo, «Storia di dieci giorni», Primo Levi racconta gli ultimi, drammatici momenti della sua reclusione nel Lager di Auschwitz-Monowitz. L’11 gennaio 1945, col tuono dei cannoni russi all’orizzonte, Primo si ammala di scarlattina e viene ricoverato nel «Ka-Be» (Krankenbau: quel luogo fra tutti paradossale che è l’infermeria del campo di sterminio). A un certo punto, a lui e agli altri, viene annunciato che l’indomani mattina dovranno lasciare il Campo: i tedeschi hanno deciso di evacuarlo, prima che la marea dell’Armata Rossa si avventi su di loro. Già da tempo i superstiti sapevano che sarebbe stato proprio quel momento a decidere della loro sorte: nelle loro condizioni, una marcia a tappe forzate nel gelo di gennaio, guardati a vista dai tedeschi in rotta, equivale a morte certa. Eppure l’istinto di lasciare quel luogo di morte è per loro irresistibile. La notte del 18 gennaio dunque, con pochissime eccezioni, i circa ventimila sopravvissuti di Auschwitz si mettono in marcia. Quasi tutti destinati a non tornare a casa. Per Primo non c’...