Categorie

Elenco articoli con tag:

Laurel & Hardy

(5 risultati)

Il biopic sulla celebre coppia / Laurel & Hardy, perduti e ritrovati

Da quanti anni si parlava di girare un film biografico su Stan Laurel e Oliver Hardy? Almeno una sessantina. Pare che perfino il vecchio Laurel, “orfano” del compagno di lavoro scomparso nel 1957, abbia fatto in tempo a proporre Jackie Gleason nel ruolo di Hardy e Art Carney come propria controparte (in seguito gli avrebbe preferito l’amico Dick van Dyke, autore di un’affettuosa imitazione televisiva). Non se ne fece nulla. Fu un bene? I biopic dedicati alle stelle del cinema non sono oggetti facili da maneggiare. Ai difetti cronici del sottogenere (tendenza all’agiografia, banalizzazione, effetto bignamino di fatti, detti e persone notevoli), si aggiunge l’estrema riconoscibilità dei soggetti, visti e rivisti decine di volte su schermi grandi e piccoli. Anche senza essere dei fan irriducibili, il confronto è inevitabile.    Oliver Hardy con Stan Laurel a Norwich, febbraio 1954. È quindi comprensibile la cautela con cui Jon S. Baird (regista) e Jeff Pope (sceneggiatore) hanno deciso di affrontare le “icone” Laurel & Hardy in questo Stan & Ollie (reso giudiziosamente in italiano con Stanlio & Ollio). Prima di loro, salvo la fanfiction di Osvaldo Soriano...

"Hollywood Party" e il '68 / "Let's have a wonderful time!"

Alla fine degli anni Sessanta, la Hollywood delle Majors versa in una crisi senza precedenti: assediata dalla televisione, dalla crescita delle produzioni indipendenti e dall'avvento delle corporation (la prima a cedere è la Paramount, nel 1966, presto seguiranno le altre), assiste impotente ai mutamenti della società e del pubblico. Un pubblico giovane, che decreta il successo di film come Il laureato e Gangster Story (entrambi usciti nel 1967), è insofferente all'establishment politico e soprattutto si oppone vigorosamente all'escalation militare in Vietnam.   Il ricambio generazionale si avverte anche fra gli addetti ai lavori. Mentre i vecchi artigiani si avviano verso una pensione più o meno anticipata (l'ultimo Ford è del 1966, Hawks lo seguirà nel 1970) e in attesa che facciano la loro comparsa i "movie brats", l'ultimo scorcio degli anni Sessanta appartiene a figure di transizione. Blake Edwards è una di queste.   Blake Edwards (a sinistra) con Peter Sellers, sul set di "Hollywood Party". Classe 1923, formatosi negli anni Quaranta fra radio e televisione, Edwards raggiunge il successo internazionale nel 1961 con Colazione da Tiffany. Ama mescolare i generi con...

Autobiografia di uno spettatore / Godard secondo Hazanavicius

Nel 1967 e 1968, quando ero studente alla Sorbona, andavo spesso a Parigi in un cinema vasto e un po’ fatiscente della Rive Gauche, specializzato in vecchi film muti. L’accompagnamento musicale dei film veniva fatto da un anziano pianista in sala, che seguiva uno spartito. Questo cinema era spesso pieno: non di vecchi nostalgici del muto, ma per lo più di giovani. Perché per tutti noi cinefili – e quanti lo eravamo allora! – il cinema faceva corpo con la sua storia. Mi chiedo se allora in altre metropoli ci fosse un cinema rétro del genere. È questa passione storica degli amanti del cinema a rendere intelligibile un film come Le Redoutable (Il mio Godard) di Michel Hazanavicius, finora alquanto maltrattato dalla critica. La critica più sofisticata non ama Hazanavicius, considerato regista troppo “leggero” e commerciale, insomma un anti-Godard. Il solo recensirlo è un passo falso. In effetti Hazanavicius dice di non odiare né amare particolarmente Godard (Michel Hazanavicius: «Godard n’a jamais cherché à être sympathique», apparso su Le Monde, 12 settembre 2017), ma proprio per questo trovo interessante che un non-godardiano faccia un film – il primo, a quanto ne sappia – su Godard...

Il teatro di Spiro Scimone e Francesco Sframeli / Amore e altri epigrammi dell’inquietudine

Sembra sempre di essere di fronte allo stesso copione nel teatro di Spiro Scimone e Francesco Sframeli. Eppure ogni lavoro intona note singolari, indulge a colori particolarissimi, incrinati, infantili, comici, metafisici, straziati e strazianti. Hanno fatto bene perciò a Bologna l’Arena del Sole e il teatro del Dams, la Soffitta, a presentare quattro opere di questi attori-autori riunite in una mini-personale, le due creazioni del debutto, Nunzio (1994) e Bar (1997) in dialetto messinese, l’ultima, Amore (2015), la recente Pali (2009).    Amore, ph di Paolo Galletta.    Gli spettacoli di questo duo, scritti da Scimone e interpretati da entrambi, sono più facili da vedere all’estero che in Italia e sono stati ricreati in scena perfino, in traduzione, dalla Comédie Française. Mai più lunghi di un’ora, disegnano una galleria di epigrammi dell’inquietudine che passano negli anni dall’iperrealismo di facciata degli inizi a un apparente surrealismo. In realtà squarciano a fondo l’essere umano, le sue fragilità, le sue inconsistenti ineliminabili speranze, malinconie, immedicabili ferite. I discorsi quotidiani, banali, ripetitivi scavano crepacci interiori e sociali...

Un inossidabile duo comico / Stanlio è Ollio

Negli ultimi anni della sua vita, quando Hollywood era ormai lontana e la salute si era fatta malferma, uno dei passatempi preferiti di Stan Laurel era frequentare cartolerie. Diceva che se non avesse fatto l'attore, probabilmente gli sarebbe piaciuto gestirne una. Non doveva essere difficile incontrarlo mentre passava i pomeriggi fra gli scaffali colmi di quaderni a righe, matite e penne di qualche negozio di Santa Monica, dove si era trasferito con l'ultima moglie nel 1958, in un appartamento affacciato sul Pacifico.   Stan con l'Oscar alla carriera, ca. 1964   Nel 1957, alla morte del suo storico compagno di lavoro, il vecchio Stan aveva dichiarato: «Questa è la fine della storia di Laurel e Hardy», e aveva mantenuto la parola, rifiutando nel 1962 un cameo fra le “vecchie glorie” di Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo, e, prima ancora, una remunerativa offerta di lavoro, in qualità di consulente e gagman, da parte del suo pupillo Jerry Lewis. Non aveva rinunciato invece a mantenere la corrispondenza con gli innumerevoli ammiratori sparsi su entrambe le sponde dell'Atlantico: compito cui si dedicava con cura meticolosa quasi quotidianamente, e che gli consentiva...