Categorie

Elenco articoli con tag:

Lina Bolzoni

(3 risultati)

Fine della lentezza

Lamberto Maffei ha scritto, per la collana “Voci” del Mulino, un Elogio della lentezza  (Il Mulino, 2014) percorso dal gusto rinascimentale ed erasmiano per il paradosso. Il libro si apre con l’immagine di una tartaruga sul cui dorso è issata una grande vela gonfiata dal vento, accompagnata dal motto Festina lente, “affrettati lentamente”, l’emblema al quale Cosimo I de’ Medici affidava la sintesi della sua filosofia politica. Anziché inscenare un conflitto schematico, da risolvere unilateralmente, tra lentezza e velocità, Maffei, riprendendo alcuni degli spunti contenuti nel suo precedente, importante libro La libertà di essere diversi (Il Mulino, 2014) mostra la complessità delle relazioni tra due modalità del pensiero, tra due attitudini cognitive biologicamente radicate. Da un lato il pensiero rapido, prevalentemente automatico e inconscio, che guida le reazioni irriflesse e immediate agli stimoli ambientali, legate alle necessità primarie della sopravvivenza, ed è riconducibile alle aree più arcaiche del cervello, alle facoltà tradizionalmente associate all...

L’immaginario androgino

Leggendo il libro di Franca Franchi, L’immaginario androgino. Migrazioni di genere nella contemporaneità (Sestante Edizioni, 2012) verrebbe da dire: non esiste solo il mito di Narciso. È vero che Philippe Dubois nel suo saggio L’acte photographique (1983), fa riferimento al De Pictura di Leon Battista Alberti e pone il volto del fanciullo che guarda se stesso nella fonte come mito all’origine della pittura. Ed è sicuramente innegabile che il volto di Narciso compaia anche nelle moltitudini degli autoritratti contemporanei – i neonati selfie, sospesi, scrive Tiziano Bonini, tra il “desiderio di sondare se stessi” e “la nuova consapevolezza della propria immagine digitale”.   Persino nel ritratto sembra che il mito del fanciullo ovidiano non rinunci a svolgere il ruolo di archetipo, come suggerisce Lina Bolzoni nel suo saggio Poesia e ritratto nel rinascimento (2008). Tuttavia Franca Franchi compie un deciso cambio di rotta: distoglie lo sguardo dal mito onnipresente di coloro che non riescono ad abbracciare la propria immagine e lo rivolge verso un altro mito: l’androgino. Perché? Cosa rappresenta?   Un sogno, l’illusione dell’autosufficienza divina che si materializza...

Io viaggio con Maria

Ho scoperto che con Maria ci davamo del tu all'Alpe di Siusi. Prima l'avevo incontrata sempre assieme ad altre persone, non c'eravamo parlati direttamente, e lei era con Paolo Fossati, con cui mi davo del lei. Mi sarebbe parso strano dare del tu alla moglie e non al marito (non erano sposati ma facciamo come se) e quindi mi ero mantenuto sempre in una zona d'indeterminazione.   Quel giorno, era un luglio nella seconda metà degli anni Novanta, la vacanza era finita. Avevo caricato famiglia e bagagli dal fondo dell'Alpe e percorrevo la strada che attraversa il parco naturale - aperta al traffico privato solo in pochi momenti della giornata -, andando in senso contrario alle frotte dei turisti giornalieri, appena scesi dal pullman o dall'auto. Fra questi c'erano Maria e Paolo, in tenuta montanara, diretti alle semplici delizie gastronomiche della Malga Sanon. Mi sono fermato a salutarli, velocemente, per non incorrere nelle costose ire delle severe guardie del Parco. Maria mi deve avere rimproverato perché i miei cruciverba per il Diario della Settimana erano troppo piccoli e facili: usava il tu e naturalmente l'ho ricambiato....