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Lorenzo Milani

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Architettura e istruzione / Abitare le scuole

Guardo e riguardo da alcuni giorni il rendering diffuso dal Ministero dell’Istruzione e spero sia uno dei tanti scherzi che appaiono in rete da qualche mese. Ogni bambino inscatolato in una mini-stanza di plexiglass, seduto diligentemente al suo tavolino, ben vestito e concentrato. Provo ad allargare lo zoom e vedo venti stanzette simili, ben allineate seguendo una scacchiera regolare, tutte orientate verso la professoressa/maestra e la lavagna. Un vero incubo! Cento anni di pedagogia sperimentale in cui l’Italia ha dato un discreto contributo grazie a Maria Montessori, Lorenzo Milani, Mario Lodi e Reggio Children che vanno immediatamente in fumo. Tutte le recenti teorie pedagogiche che parlano di allargamento della vita comunitaria e relazionale, dell’annullamento della seduta fissa e obbligata, della possibilità per ogni alunno di esprimersi con la mente e il corpo, di un dialogo differente tra docenza e allievo, tutte queste belle visioni che stavano cercando di riplasmare i nostri vetusti edifici scolastici, si polverizzano a causa del covid-19 ma, soprattutto, di un disarmante ritardo culturale della commissione istituita dalla ministra Azzolina.   Francesca Cirilli,...

Con una nota di Lea Melandri / Don Milani e i ragazzi di Barbiana

Don Milani e i ragazzi di Barbiana è il primo scritto di Elvio Fachinelli che mi è capitato di leggere. Non ci conoscevamo ancora, ma avevo già avuto modo di incontrare il movimento degli insegnanti e avviare tentativi di pratica non autoritaria nella scuola media dove ero entrata di ruolo nel ’68. L’anno successivo avrei fatto parte del gruppo da lui promosso che diede vita prima a un convegno e poi al libro L’erba voglio (Einaudi 1971). Avevo alle spalle un’origine contadina e la fortuna di un maestro alla scuola elementare, che aveva convinto la mia famiglia, nonostante la povertà, a farmi frequentare la scuola media e non l’avviamento. I tanti Gianni che avrebbero lasciato la scuola per il lavoro alla prima bocciatura, così come i Pierini destinati agli studi universitari, mi erano noti – compagni di banco nel percorso scolastico –, e sapevo che li avrei rivisti questa volta davanti a me, dall’alto di una cattedra. Non avevo la “smemoratezza” dell’insegnante a cui i ragazzi-scolari, i ragazzi-maestri e Don Milani scrivevano per ricordare quanti dei suoi allievi erano “passati trasversalmente senza lasciare traccia”, “persi senza che lei se ne accorgesse”.    Ma la “...