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Manuel Valls

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Che cosa imparare dal percorso del 'lider Maximo'? / Ciao Fidel. Né lacrime, né festeggiamenti

La morte di Fidel provoca come effetto immediato una caricatura della «divina commedia»: risa e pianti si susseguono quasi sullo stesso volto. Al di là del manicheismo che ha sempre accompagnato il regno troppo lungo di Fidel Castro, esiste in America Latina un altro punto di vista sulla morte del «lider Maximo», perché capire – non dispiaccia al ministro francese Manuel Valls – non è giustificare.   Cos’è allora che la sinistra latino-americana può capire e imparare dal percorso di Fidel?   Qualche fatto, per cominciare. Bisogna ricordare che la rivoluzione castrista è stata la prima e l’unica a non farsi schiacciare dagli Stati Uniti. Oggi abbiamo dimenticato l’innumerevole lista di democrazie progressiste massacrate durante trent’anni dall’amministrazione americana, come è stato il caso dell’Argentina, peraltro con l’aiuto «tecnico» e economico della Francia democratica che ha inviato i suoi specialisti della lotta contro-insurrezionale. Dagli anni 1960-70, l’Ecole des amériques, a Panama, è stata un luogo di passaggio obbligato degli ufficiali latino-americani formati da consiglieri americani (e francesi) ai metodi di repressione e di guerra sovversiva....

Exception française / Burkini

Abbiamo un nuovo esempio di exception française. Il 64% dei francesi nell’agosto 2016 si è dichiarato d’accordo con la proibizione dell’uso del burkini in spiaggia, emanata da alcuni sindaci della Costa Azzurra. Il burkini, ricordo, è un costume da spiaggia apposito per le islamiche, inventato da una stilista australiana, che lascia scoperti solo volto, mani e piedi – probabilmente una provocazione, il nome stesso è un ossimoro che sembra inventato da Charlie hebdo. Persino il primo ministro Manuel Valls ha dichiarato solennemente che il burkini è segno di oppressione della donna, e quindi va proibito. L’eccezione consiste nel fatto che buona parte del mondo – Italia inclusa – ha reagito in modo del tutto diverso. A parte i settori xenofobi, anti-islamici e identitaristi di destra, nessuno ha approvato questo bando del burkini. Il video, poi virale, in cui alcuni agenti su una spiaggia obbligano una donna mussulmana a denudarsi è apparso quasi ovunque come una violenza umiliante, sessista.  Gli islamici hanno postato un video di suore in spiaggia, e hanno detto “Perché allora non obbligate a svestirsi anche le suore?”. Si è risposto che le suore sono parte dell’identità e...

Minusio (Bellinzona, Lugano). Frammenti d’arcadia

La teleferica nella vetrina di Franz Carl Weber e «L’Innovazione», Scacciapensieri e le patatine Zweifel paprika: il Canton Ticino, per noi che abitiamo negli immediati dintorni, è sempre stato un’arcadia. Eppure non è, come forse vorremmo, un luogo fuori dalla storia. Anzi, le cronache degli ultimi tempi sollevano preoccupazione e un po’ di stupore. Area povera, di civiltà contadina fino a una generazione fa, è diventata in cinquant’anni una delle zone più ricche del mondo occidentale. Forse la “mutazione antropologica” è avvenuta in maniera dolce, ma l’innocenza, semmai sia esistita, si è persa per strada. Per capire come è successo mi sono rivolto a tre personalità del Cantone che hanno vissuto la trasformazione da punti di vista differenti. Comincio la mia ricognizione con un linguista. Lo spunto me lo offre, alla dogana di Ponte Chiasso, la parola “vignetta” che in Italia ha un significato diverso.     Minusio-Locarno   L’amico ritrovato Bruno Segre mi mette sulle tracce di Sandro Bianconi, raccontandomi degli anni della...

Edwy Plenel: contro il Front National

Edwy Plenel, classe 1952, giornalista politico francese, un passato alla testa della redazione di Le Monde, oggi direttore di Mediapart, testata indipendente e impegnata on-line, spiega perché l’avanzata del Front National è il risultato di una crisi democratica della politica francese. E perché oggi la Francia è in attesa di un nuovo Secolo dei Lumi.     Come spiega il fenomeno Front National?   Il Front National nasce come gruppuscolo ideologico, erede della tradizione dell’estrema destra francese, dal collaborazionismo alle guerre coloniali, annoverato tra i vincitori della storia solo per un’astuzia del generale De Gaulle. Tale famiglia intellettuale esisterà per sempre e si manifesta attraverso un essenzialismo della nazione e dell’identità e una teorizzazione dell’ineguaglianza.   Ora, questo gruppuscolo d’intellettuali è al cuore della vita pubblica da 30 anni. Dal 1983, anno delle prime vittorie locali, cui è seguita una prima avanzata con Jean-Marie Le Pen alle europee del 1984, fino alle presidenze di Mitterand, Chirac e Sarkozy. Non si tratta...

Parigi. Il confronto ritrovato

Gli italiani, che hanno visto in tanti La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo, lo sanno bene: la Francia con il suo passato coloniale ha un grosso problema. Io sono senza dubbio un francese che ha un atteggiamento negativo, ma trovo che questo problema, questi oblii, sono molto più interessanti per capire il nostro presente di tutto ciò che vogliono imporci in quanto memoria ufficiale, attraverso le commemorazioni, per esempio.   Gli italiani, come i francesi, sanno pure che ormai non è più necessario essere un uomo o una donna culturalmente preparati per accedere alle più alte cariche dello stato. Pertanto siamo inclini a un entusiasmo un po’ esagerato, quando per caso il “cambiamento” porta al governo a Roma un vero “professore di economia” o alla presidenza a Parigi uno che è uscito dalla prestigiosa quanto impervia Scuola Nazionale di Amministrazione, appassionato di storia.   In Francia, il primo governo di François Hollande è stato d’altronde messo sotto segno classico, lui pure un po’ maltrattato, della grande meritocrazia francese: molti suoi membri, a...