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Marco Peano

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Marco Peano. Chiari lutti

Una donna torna a casa per morire. Questo è l'inizio de L'invenzione della madre, romanzo d'esordio di Marco Peano (minimum fax 2015). La donna è malata di cancro in varie forme da nove anni, le metastasi inarrestabili hanno raggiunto il cervello: la sua unica sorte possibile – anche se lei non lo sa, perché gli altri scelgono di recitare la finzione di un qualche tipo di sviluppo improbabile – è aspettare in un letto. E l'unico movimento del romanzo sarà il disfacimento del corpo, l'unico tempo quello statico e totalitario della malattia. La narrazione distrugge la stessa idea di viaggio, di percorso: la donna si disintegra lentamente, suo figlio ventiseienne non cresce, la provincia abulica in cui i personaggi stanno e sono sempre stati permane uguale a se stessa, un paesaggio di niente.   Il corpo – quel corpo – è il vero centro narrativo del racconto e insieme la voragine mefitica che tutto inghiotte. Con precisione implacabile, l'autore scandisce i dettagli della rovina: l'incontinenza, e il balletto rituale di marito e figlio della donna intorno al cambio di pannolone, la...

La passione di Dario Argento per la paura

C’è un uomo intrappolato tra due vetrate come in una gabbia di cristallo. Una dà sulla strada, l’altra su una sala bianca infestata da immani sculture deformi, scure. Nella sala c’è una donna vestita di bianco. Un uomo in nero, il viso coperto, l’accoltella allo stomaco. Poi, scappa. Aiutami!, grida la donna all’uomo nella gabbia; ma quelle grida ci arrivano mute. Perché, insieme al testimone, anche noi siamo chiusi nella gabbia; sordi in un silenzio claustrofobico. Il testimone prende a pugni le vetrate, urla alla donna Aprimi!, e lei vorrebbe farsi salvare ma le forze l’abbandonano, cade a terra.   Mentre il sangue rosso s’impossessa del suo vestito bianco, la donna striscia sul pavimento su cui si apre una grossa traccia scarlatta, e infine, gli occhi imploranti fissi negli occhi del testimone, muore. “Spesso”, dice Dario Argento in Paura, la sua biografia appena uscita per Einaudi, a cura di Marco Peano, “prima di scrivere una sceneggiatura, mi dico che quella vicenda in realtà è stata già raccontata, esiste da qualche parte, e io devo semplicemente ricordarla...

La repubblica degli scrittori

Fra i festival che punteggiano quello che dovrebbe essere l’inizio rinvigorente dell’autunno – ed è invece, quest’anno, strascico estenuato dell’estate – Pordenonelegge si conferma il più stimolante perché il più multiprospettico. Non per interdisciplinarità – ché anzi, rispetto a manifestazioni più giovani e fighette, qui resta la scrittura il focus dell’attenzione – ma nel senso che il fenomeno letterario lo affronta a più livelli e da molteplici punti di vista.     Conversando un paio di anni fa con Carla Bernini e Luca Nicolini – ideatori della manifestazione-pilota e rivale, il Festival di Mantova – si conveniva che queste realtà spettacolari (e talora sin troppo spettacolarizzate) hanno un pregio fondamentale: quello di affiancare alle lit-star globalizzate (da Pordenone sono passati Cunningham e Lansdale, Baricco e la Mazzantini – ma anche Bella Achmadulina e Michel Butor, Naipaul e Yehoshua, Judith Butler, Jean-Luc Nancy e Carlo Ginzburg, Rorty e Agamben, Sloterdijk e Žižek …) le proposte più ricercate e...