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Maria De Filippi

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This person does not exist / Chi ci salverà, chi si salverà da Mark Caltagirone?

Si perdoni qui l'approccio smaccatamente autobiografico, tanto più deprecabile quanto più in voga e scontato al tempo dell'ego; ma debbo confessare che anche stavolta sono stato ispirato da questo frammento di Elemire Zolla: “Da un'epoca si travalica in un'altra quando le idee, i sentimenti, le immagini ossessive o consolatrici più diffuse incominciano ad appassire (...) Che cosa sta per sostituirsi, in tali momenti, agli antichi dei, alle vecchie costumanze? Per saperlo – così suona l'impegnativo incoraggiamento – bisognerà visitare i luoghi meno raccomandabili, gente che si sarebbe tentati di scartare come prossima alla follia”. Appunto. Sempre per non mettere le mani avanti, aggiungo un minimo sindacale d'imbarazzo nell'esordire su Doppiozero recando in dono la vicenda di Pamelona Prati, già starlette ultrasessantenne del Bagaglino televisivo, che esclusa dai circuiti del glamour, e aggravata da ulteriori tristi problematiche, come si dice a proposito di fragilità psicologiche e faccende economiche, per rientrare nel giro ha voluto e/o dovuto inventarsi un matrimonio fasullo con una persona, Mark Caltagirone, quello da cui qui si cercherebbe scampo, ma che non esiste proprio....

Rosy

Una cosa che non capisco dei pomeriggi televisivi è Rosy, di Maria De Filippi. Qui già so che vi domanderete come mai la Policastro guardi Maria De Filippi. In verità la guardo perché viene dopo Centovetrine, qualche minuto solo, poi vado di là. Di là è un luogo che non so precisare: può essere il Simply, oppure la cucina, oppure la scrivania. Ma sempre più raramente. Leggo a letto, lavoro sul tavolo di cucina, che, non so perché, mi induce di meno alle distrazioni dell’internet.  Sul tavolo di cucina, quando ancora ero in casa coi miei, mi addormentavo guardando Non è la rai prima di studiare per l’indomani. Mia madre mi rimproverava, ma io continuavo imperterrita a perdere tempo.   Insomma, il pomeriggio per me è devoluto alla dépense. E quindi ogni giorno, o qualche giorno a settimana, o una volta ogni tanto, mi imbatto in Rosy di Maria De Filippi. Alcuni di voi non sanno come funziona, oppure fingono, in società, quando si parla dell’ultimo film di Cronenberg e del perché sia meglio del romanzo da cui è tratto. Io vorrei invece...

Il disincanto degli studenti

Per alcuni decenni la scuola è servita anche ad avvicinare le classi sociali: nelle aule convergevano interessi e aspettative, si respirava la stessa cultura, si creavano possibilità per tutti. In fondo al viale si immaginava un mondo senza crudeli differenze, senza meschinità e ingiustizie. La conoscenza era garanzia di crescita intellettuale, e anche sociale ed economica. Chi studiava si sarebbe affermato, o quantomeno avrebbe fatto un passo in avanti rispetto ai padri. Tante volte abbiamo sentito quelle storie un po’ retoriche ma autentiche: il padre tranviere che piangeva e rideva il giorno della laurea in medicina del suo figliolo, la madre che aveva faticato tanto per tirare su quattro figli, che ora sono tutti dottori. Oggi le cose sono cambiate radicalmente.   Chi viaggia in prima classe non permette nemmeno che al treno sia agganciata la seconda o la terza: vuole viaggiare solo con i suoi simili, con i meritevoli, gli eccellenti, i vincenti. «A me professò sto discorso del merito mi fa rodere. La meritocrazia, la meritocrazia… ma che significa? E chi non merita? E noi altri che stamo indietro, noi che non je la...