Alfabeto Pasolini

Categorie

Elenco articoli con tag:

Mario Giacomelli

(7 risultati)

Una mostra al MAST di Bologna / I lavori della fotografia

I terreni arati delle colline marchigiane e un braccio robotico, paesaggi invasi dalle ciminiere e un uomo immerso in un’elegante piscina di un appartamento di lusso all’ultimo piano di un grattacielo: la mostra presso il MAST di Bologna riesce a collegare tra loro questi elementi, lasciare per terra un filo rosso in grado di collegare ciò che è appeso alle pareti di quello che pare il labirinto – così si presenta la mostra al visitatore – della storia che ha generato la nostra epoca. La visita presso “The MAST Collection – un alfabeto visuale di industria, lavoro e tecnologia” potrebbe a primo impatto dare qualche vertigine: ci si ritrova, infatti, del tutto e di colpo immersi in quel tracciato, dalle prime scintille del processo di industrializzazione all’attuale ricerca tecnica e tecnologica, ovvero di quel percorso iniziato nel XIX secolo e tuttora in atto.     Ci si sente chiamati in causa, in qualche modo, fin da subito: “voi siete arrivati da tutto questo, ora vi trovate qui, le prospettive sono queste”, pare essere la voce costante e sotterranea che permea la visita.  Il percorso è composto da 500 immagini di più di 200 fotografi, tra anonimi e grandi...

In mostra a Senigallia / Giacomelli e Burri: affinità elettive

La storia dell’arte è spesso una storia di rapporti e di confronti. Relazioni professionali, legami tra individui che comprendono e superano nello stesso tempo il concetto di collaborazione, per sfociare in quello di incontro e di scambio umano. Dialoghi tra discipline diverse, che conducono a risultati inattesi e straordinari. È sul filo di queste riflessioni che si colloca la mostra itinerante Giacomelli / Burri Fotografia e immaginario materico, attualmente in visione al Palazzo del Duca di Senigallia per la curatela di Marco Pierini e il coordinamento scientifico di Alessandro Sarteanesi, e visitabile fino al 26 settembre 2021. Dopo quella data, la mostra sarà ospitata al Museo MAXXI di Roma, per la cura di Bartolomeo Pietromarchi, per terminare poi il suo percorso nel 2022 presso la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello, dove sarà curata da Bruno Corà.    Mario Giacomelli, Storie di terra, 1984 (fotografia donata a Nemo Sarteanesi), Courtesy Archivio Sarteanesi- Archivio Mario Giacomelli ©Rita e Simone Giacomelli. L’idea alla base dell’esposizione è quella di ripercorrere il rapporto tra Mario Giacomelli e Alberto Burri attraverso il...

Dario Mangano, Luigi Zoja / Vedere e esserci: due libri sulla fotografia

Una mano tiene fra due dita una fotografia. Si vede un albero molto grande, un prato su cui ognuno vorrebbe sdraiarsi e nuvole bianche nel cielo. La foto si sovrappone alla realtà. Il soggetto sta osservando l’immagine nel luogo dove l’ha scattata, anche se la realtà appare sfocata: le nuvole, il cielo e l’albero sono semplici macchie di colore. Sembra un paradosso. Cos’è più reale? L’immagine o il mondo in cui la stessa immagine e il soggetto sono immersi? È davvero possibile rispondere a questa domanda? Per di più questa immagine costituisce la copertina di un libro, Che cos’è la semiotica della fotografia (Carocci Editore, Bussole, 2018), di Dario Mangano. Ulteriore vertigine semantica, anche se il titolo suona rassicurante e rievoca, attraverso questa ironica provocazione, la fiducia che fin dalla sua nascita la fotografia riscuote. Cosa che le accade in quanto sarebbe depositaria di una straordinaria aderenza alla realtà e di una completezza nella resa di ogni suo dettaglio, anche se oggi il realismo ingenuo è scomparso e nessuno si sognerebbe di definire la macchina fotografica uno specchio. L’intento è chiaro, Mangano traccia una sorta di mappa concettuale, una “Bussola”,...

Domani ad Astino inaugura la mostra a lui dedicata / Mario Giacomelli: verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Nel bianco del letto d’ospizio, una donna anziana dorme profondamente. Sogna, forse, con un fazzoletto sulla testa, il paradiso o la prossima vita. Le si vede un occhio solo, il naso degli ultimi respiri, e il labbro di una bocca senza più denti. Dorme tra le pieghe di un’altra dimensione. Il suo sudario è reale e metafisico al contempo. L’immagine è insieme drammatica, densa di tenerezza e magnetica: “Sai perché per me è bella? Tu vedi la vecchia, l'ospizio.   Mario Giacomelli, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, 1966 - 1968, courtesy archivio Mario Giacomelli, Senigallia. Ma se tu la guardi ancora meglio, non c'è più né vecchia né ospizio, è come un mare bianco, come una barca su un'onda. Ma questo è venuto dopo che ho pianto dentro di me una quantità di volte, di fronte ad altre immagini. Non so se questa è più importante, per me sono tutti attimi, come il respiro, quella prima non è più importante di quella dopo, ce ne sono tanti, finché tutto si blocca e tutto finisce. Quante volte abbiamo respirato questa sera? Nessun respiro era più bello dell'altro e tutti insieme sono la vita” (cit. in: Frank Horvat, Entre Vues, Paris 1990).   Mario Giacomelli, Verrà la...

In mostra a Palazzo Braschi / Mario Giacomelli. Fotografia poetica

Basta l'incontro con una singola immagine di Mario Giacomelli per capire di trovarsi di fronte a una fotografia poetica: ovvero, un lavoro in cui il mezzo, che è sia la macchina fotografica che la realtà che essa riprende, agisce allo scopo di esprimere qualcosa che è dentro e oltre l'immagine e il mondo da cui questa era stata attinta. Visitando la mostra La figura nera aspetta il bianco, a lui dedicata ora a Palazzo Braschi fino al 29 Maggio, si possono osservare varie serie fotografiche che richiamano un senso dello spirito originato dalla materia, da Ospizio a Lourdes, fino ai seminaristi giocondi de Io non ho mani che accarezzino il volto. La carne è qui un oggetto consumato che decade e soffre, sia per i vecchi all'ospizio che per i malati in preghiera, ma proprio dalle sue fondamenta crollate esala uno spirito di umanità, di dolcezza e rabbia che aumenta di pari passo con l'apparente crudezza delle immagini di Giacomelli: perché l'animo dei derelitti fotografati, derelitti comuni nella misura in cui tutti nella vita, invecchiando e ammalandoci, siamo destinati a diventarli, sovrasta i loro corpi come in una delle sue fotografie più famose, un bacio fra due anziani fragili...

Due mostre su Massimo Dolcini

«Per me, che sono figlio unico, Massimo Dolcini è una specie di fratello maggiore. Del resto ai nomi non si sfugge: di battesimo lui fa Massimo (da maximus, superlativo di magnus, grande); io invece Paolo (da paulus, cioè piccolo). Dire che Massimo sia bravo, anzi uno dei grafici più bravi e importanti d’Europa, è il minimo: self-evident, avrebbero detto i padri costituenti americani. Ma la sua bravura è fatta anche di quella qualità rara, così urticante per gli invidiosi, che si ritrova nell’uovo di Colombo: cioè nella capacità di intuire prima degli altri soluzioni che sembrano a portata di mano di chiunque.   Massimo Dolcini, Manifesti   Come copywriter, io ho bacillato, cioè ho dovuto combattere, coi grafici per quasi vent’anni: li conosco, voglio dire. Ebbene, di Dolcini ho sempre apprezzato un’idea di fondo: che non c’è niente di male nel fare piacevolmente il proprio lavoro; così come non c’è niente di male, al termine di un lavoro ben fatto, nel ricavarne un “ragionevole guadambio”[1] (il contrario della scuola,...

Cartaditalia. Nuova fotografia italiana

Al bordo di una strada sterrata sta accovacciata una donna. La luce gialla ammanta tutta l’immagine come una nube luminosa. Sullo sfondo di una lingua d’acqua all’orizzonte, forse la foce di un fiume, si staglia una vegetazione radente di erba e cespugli. La donna tiene le braccia sulle ginocchia, voltata nasconde il viso e mostra un codino: sembra che stia fissando l’orizzonte, o che si sta riposando dopo una corsa. Forse è capitata lì per caso, proprio al centro della fotografia. L’immagine è scarna eppure ricchissima di riferimenti e indizi: più di una storia può prendere forma e intrecciarsi in questo scatto. Il verde e il rosso sono filtrati dal giallo di una luce densa e bassa. La donna separa i colori: prima di lei il verde e il rosso, poi il giallo che dispera verso un bianco lontano, opaco e sporco. Lo sguardo della donna va nella stessa direzione di quello dello spettatore; lo spazio è un territorio in perfetto equilibrio, pieno, denso eppure scarno. Oltre, nessun luogo sembra esistere: le tracce dei pneumatici sulla destra compaiono dal nulla e nel nulla svaniscono.     La...