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Mia Martini

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1958-1982: venticinque anni di canzoni italiane / Ed ognuno ha il suo corpo

Di musica mi sono occupato ogni giorno tante ore al giorno per 30 anni: dirigevo un mensile che ha cessato le pubblicazioni quattro anni fa perché non lo comprava più abbastanza gente per pagare il mio stipendio. Da allora con la musica il mio rapporto si è fatto difficile: non ho più messo un disco di vinile sul mio giradischi, li ho regalati al mio figlio dj e compositore; non ho più messo cd nel mio lettore cd: stanno prendendo polvere; ogni tanto ascolto la radio in auto, ma sono molto esigente e spengo quasi subito. Quindi posso dire che non ho elaborato il lutto. Quando a scuola i ragazzi vogliono ascoltare musica cedo raramente, in occasioni pre-vacanziere, per curiosare cosa stanno ascoltando, reggo come loro solo tre minuti di pezzi che hanno un testo interessante, una storia che dice qualcosa ben raccontata nel videoclip. Si può dire quindi che nella mia regressione abbia setacciato l’essenza di quello che la musica mi può ancora dire: parole più che melodie, storie più che ritmi, emozioni più che canti. Quando ho letto i primi report sulla mostra NOI… non erano solo canzonette (pensata da Gianpaolo Brusini con la consulenza storica di Giovanni De Luna e quella...

Così lontane così vicine / Donne Lavoro Asia Europa

  Una delle cose che più colpisce nel paesaggio dell’Asia meridionale è la costante presenza di donne al lavoro: nei campi, nelle risaie, nelle fabbriche di mattoni che popolano la vasta fascia periurbana. Il lavoro agricolo si colloca al confine sfumato tra il lavoro domestico non retribuito e quello produttivo sottopagato. Si può dire che non sia di fatto considerato realmente come lavoro. Quando parlo con le contadine (che seminano, concimano, raccolgono, guardano il bestiame) e chiedo loro quale sia la loro occupazione, mi rispondono immancabilmente con un po’ di ritrosia ironica: casalinghe.   Firenze, 1911. Da Casa Editrice Luoghi (@dailuoghi).    Le osservo portare pesi incredibili, mentre scendono agili per i pendii himalayani, un paio di sandali ai piedi. Durante una passeggiata, chiedo indicazioni a un’anziana contadina con tre sacchi e un falcetto tra le mani, e un altro fagotto in testa. Si offre di accompagnarci per un pezzo di strada. Penso di ricambiare la cortesia portando uno dei suoi sacchi. Ricordo il peso, la fatica di quel tratto di discesa, il dolore al braccio il giorno seguente.    Quando le vedo piantare il riso durante il...