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Michela Murgia

(11 risultati)

Barroso / Marcello Fois, Pietro e Paolo

Per molti secoli la Sardegna è rimasta ai margini – ma forse sarebbe più appropriato dire: oltre i margini – della letteratura italiana. Le cose sono cambiate solo dopo l’unificazione nazionale: coincidenza vuole che risalga al 1871, cioè all’anno successivo alla presa di Roma, la nascita di Grazia Deledda, prima donna (e finora unica italiana) a vincere il Nobel per la letteratura dopo la svedese Selma Lagerlöf. Da allora il contributo degli scrittori sardi alla cultura letteraria si è fatto sempre più cospicuo. Alle figure eccezionali di Gramsci e Lussu ha fatto riscontro una presenza che di generazione in generazione si è consolidata, da Giuseppe Dessì a Salvatore Satta, da Sergio Atzeni a Salvatore Mannuzzu, da Giulio Angioni a Salvatore Niffoi, senza dimenticare, nel campo troppo sovente negletto della letteratura per ragazzi, la figura di Bianca Pitzorno. Accabadora di Michela Murgia è uno dei romanzi più pregevoli degli ultimi dieci anni, e per efficacia argomentativa ed esemplarità culturale anche la replica della scrittrice a Matteo Salvini – la sinossi dei due rispettivi CV postata su Facebook l’aprile scorso – meriterebbe di essere sottratta alle contingenze della...

Passato e presente / Se il fascismo è di moda

Dovremmo finalmente far entrare il fascismo a pieno titolo nel nostro patrimonio culturale. Sarebbe l’unico modo per interrompere, almeno per un po’, il meccanismo inceppato della sua evocazione per descrivere il presente. Come un dente di un ingranaggio che scatta indietro dopo un movimento apparentemente coordinato, la moda del fascismo non passa. Se il fascismo è di moda, il fascismo fa la storia della contemporaneità: ma non perché sia riprodotto o ne siano reiterati gli elementi strutturali, piuttosto perché esso viene evocato come una forma del pensiero (malefico) che da settant’anni a questa parte non ha conosciuto periodi di bassa stagione. Questo continuo riferirsi non va, come si potrebbe ingenuamente pensare, nel senso di un lavoro di memoria, ma piuttosto a reificare il significato di un’epoca senza il beneficio di allontanare il suo ritorno, con l’effetto contrario di vivere il nostro presente parzialmente in funzione di essa.   La demonizzazione del fascismo, innescata con forza inaudita dalla formula crociana che lo relegava a una “parentesi” della storia italiana, ha contribuito non solo a un suo studio fortemente ideologizzato ma, più grave, a un deposito di...

A Roma il lavoro in scena / Ritratto di una Nazione

Torna prepotente il bisogno di un teatro politico, e sociale, e subito ci si impantana in vecchie questioni mai risolte. Sarà perché di politica in questo paese se ne fa tanta, e soprattutto se ne discute molto, moltissimo, arrivando a spaccare in quattro il capello e i partiti, i movimenti, con molto poco pragmatismo e ancora minore attenzione ai bisogni della popolazione. O perché le cose sono complesse, e la nostra mentalità le complica di più, perché è ancora bizantina o polarizzata sulle contrapposizioni guelfi/ghibellini, e magari pure alla ricerca di qualche vantaggio particulare… Ma qui si parla di teatro. Di teatro sociale e politico, altra questione spinosa.   Nei cartelloni sono molti ormai gli spettacoli che affrontano, in modi diversi, temi della vita “reale”. Si sono visti Lehman Trilogy e vari altri testi di Massini dedicati all’economia e alla fabbrica. Si possono ricordare lavori come Made in Ilva della piccola compagnia Instabili Vaganti di Bologna (ma là il tema è più un pretesto, o un cappello “pubblicitario”, per un lavoro fisico sull’alienazione) e vari spettacoli di narrazione.  Nella prossima stagione verrà prodotto un curioso La classe operaia va...

Proprietà privata e diritti di natura / Ovili e cammini

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA). Il concorso termina l'11 ottobre. Gli Jazzi (da iacere, giacere) erano dimore temporanee, giacigli per il ricovero di animali da pascolo, punto di connessione tra tratturi e paesi: luoghi dell’indugio, della presa di contatto con le cose. Il progetto intende recuperare questo modo di abitare la natura, raccontando percorsi da attraversare con lentezza, riappropriandosi di spazi e luoghi e della loro storia, rinnovando esperienze – come l’osservare le stelle o il nascere del giorno – capaci di ripristinare il contatto con la natura, con il ciclo delle cose e delle stagioni. La sfida è anche quella di produrre innovazione e rigenerazione sociale, recuperando strutture e architetture rurali, mettendo in moto un circolo virtuoso di ospitalità diffusa che si nutra delle realtà esistenti e delle reti di relazione con i ‘nuovi viaggiatori'.   Sono appena tornato da un cammino nella wilderness della Sardegna, con gli occhi ancora pieni di ginepri, pietre luccicanti...

Il Festival dei ragazzi che leggono / Un mare di libri

C’è, in Italia, un festival creato dagli adolescenti per gli adolescenti, ed è un festival di lettura vera, prima e dopo gli incontri e fra un incontro e l’altro, nei chiostri, ai tavoli dei bar, nei teatri, nella piazza nel centro storico della località balneare resa sacra da Fellini. Un posto dove i ragazzi, dopo essersi formati durante un preciso tirocinio, ogni anno scelgono i libri e gli scrittori da sottoporre a interviste pubbliche e più intime sui loro lavori e su quelli degli altri. Quanti di voi – di noi – stanno pensando a certi incontri con le domande scritte a penna sui foglietti e lette ad alta voce a nome di altri, con lo sfottò dei compagni in sottofondo, sotto l’occhio vigile degli insegnanti e il commento sincero magari, ma sempre un po’ tirato, al proprio romanzo, se li scordino.   Niente di tutto questo. A Mare di libri – Festival dei ragazzi che leggono i ragazzi ragionano e chiedono e difendono opinioni senza l’ansia dell’elogio né livori di critiche pretestuose, si suddividono il lavoro (quanto ce n’è dietro un festival internazionale lo sa chiunque ne abbia mai sfiorato uno) secondo gusti e capacità di ciascuno, si occupano degli ospiti stranieri e...

Luoghi comuni: Sardegna

Avevamo conosciuto Aldo Nove con Woobinda, allorquando i suoi personaggi smozzicavano attorno a sé interni minimalisti cui Giorgio Falco qualche anno dopo avrebbe dato maggiore corpo, soprattutto illuminati, se non fagocitati, dallo schermo televisivo, confinanti con il supermercato. Oppure nel discontinuo, ma comunque sottovalutato, Puerto Plata Market, dominato da esotismo popolare e a prezzo scontato; ora, in Un bambino piangeva (Mondadori 2015), scopriamo ricordi d'autobiografia infantile in una Sardegna “magica”, secondo risvolto di copertina, “lontana e arcaica”. La sintassi e l'atmosfera sono questi: Le aquile che sparivano dietro le rocce. Le rocce che celavano i più oscuri animali. Ma anche i giganti. Le fate. I morti.   Insomma dal balbettio dei lumpen del nuovo millennio, a quello dell'ineffabile e della metafisica, con tanto di vecchi venditori di formaggi con i vermi un po' sciamani, di versi sanscriti e salmodie, luminescenze nelle grotte. Il piccolo turista degli anni settanta trova un antesignano nell'incanto per la wilderness – si direbbe un po' più motivato, anche se...

3x3 = cheFare

«Per doppiozero è naturale interrogarsi sullo stato della cultura in Italia. Sin dall’inizio della nostra attività abbiamo ospitato molti interventi su questo tema, offrendo prospettive diverse intorno a un dibattito che è diventato sempre più intenso negli ultimi due anni. Siamo convinti che l’uscita dall’attuale crisi non sia solo un problema economico. È anche, e soprattutto, un problema culturale…»   Si apriva con queste parole l’articolo di doppiozero dedicato alla prima edizione del premio cheFare. Era il 24 settembre 2012. In due anni e mezzo, attraverso due edizioni successive, cheFare ha sostenuto progetti di innovazione culturale di forte impatto sociale e la costruzione di una rete di soggetti convinti che la cultura sia uno strumento fondamentale per rispondere alla crisi economica e sociale del nostro paese. Per questo oggi doppiozero è felice di annunciare la terza edizione del premio cheFare.   Diventata una realtà autonoma e indipendente da doppiozero, questa nuova edizione di cheFare si presenta con altre novità, prima tra tutte l’aumento della...

Non volevo vedere

Qualche mese fa, con L’ho uccisa perché l’amavo. Falso! (Laterza, Roma-Bari, 2013), le autrici Loredana Lipperini e Michela Murgia consegnarono alle stampe un piccolo libro che, tra le pagine, nascondeva un preziosissimo manuale costruito sulla base di notizie, fatti, statistiche, classificazioni per tipologie di tormenti, di delitti e d’assassini. Analizzando infatti i dati raccolti dal 1992 ai giorni nostri, emergeva l’inconfutabile dato che in Italia “si ammazza di meno, ma le donne vengono ammazzate sempre di più”. Donne insieme a tutte le vittime di una cultura ordinata sull’imposizione di un ruolo e del possesso. Pezzo dopo pezzo nel libro venivano smontati tutti i falsi miti che costituiscono l’immaginario comune intorno a stalking e femminicidio, le falsificazioni anche semantiche di una realtà presentata dai media con un linguaggio errato e sviante, realtà che, per essere smantellata e combattuta, ha invece diritto a tutta la propria verità. Anche linguistica.     Delitti intrisi d’odio e distruzione, nati dal rifiuto da parte del carnefice di accettare un...

La cultura è un territorio mentale

È davvero difficile, in questi giorni, col maestrale che solleva le fiamme, provare a scrivere di una Sardegna diversa. Il fuoco divora interi territori come in passato ha divorato eretici e libri, e l’obiettivo è lo stesso: renderci più poveri, più vulnerabili, più ignoranti. Ma c’è qualcosa che la cultura può fare, e che la Sardegna sa fare molto bene: raccontare. Per non perdere la memoria di ciò che siamo, per essere fenice che rinasce dalle ceneri. Ed è quello che faremo ora.     Siamo un villaggio di pescatori nel golfo di Oristano che ospita un fine settimana di incontri, teatro e musica. Siamo una pineta sotto le cui fronde persone di tutte le età ascoltano e dibattono, ridono e fanno domande (e a volte si incazzano). Siamo muggini che saltano fuori dall’acqua per ascoltare Diego De Silva che parla d’amore e canta De Andrè. Siamo la bibliotecaria del paese che si fa pescatrice di lettori, mietendo tessere della biblioteca tra un incontro e l’altro. Siamo uno spicchio di luna che assiste al reading-concerto di Giacomo Casti e Matteo Sau in una...

Michela Murgia. L’incontro

Nonostante il titolo (L’incontro, Einaudi, pp. 112, € 10) l’ultimo libro di Michela Murgia è un susseguirsi di scontri: scontri culturali, scontri fisici, emblematici e verbali. Il protagonista è Maurizio, un ragazzino che vive in una sperduta campagna sarda, i cui giochi solitari di anno in anno vivono una dispiegante e liberatoria parentesi estiva nella casa di paese dei nonni, a Crabas. Lì i coetanei, le bande, le corse in bicicletta, le amicizie profonde danno sollievo alle costrizioni di una vita in solitudine. Il primo incontro-scontro è linguistico e sarà lo scheletro dell’intero racconto: l’“io” di Maurizio, del bambino “educato dalla solitudine a diventare per sempre l’unica misura di se stesso”, si frantuma di fronte alla potenza del “noi” di Crabas, “una parola che tutte le bocche declinavano in continuazione come fosse la spiegazione stessa del mondo”, e da cui Maurizio si fa placidamente invadere. “Non ci diamo proprio per vinti, eh?” gli aveva detto una volta Giulio mentre lo guardava con la fionda stretta tra le mani prendere per l...

Roland, macchine e animali

Racconta Dubravka Ugrešić nel bellissimo Il museo della resa incondizionata (Bompiani 2002) che al giardino zoologico di Berlino, il 21 agosto del 1961 (otto giorni dopo la costruzione del muro), alla morte dell’elefante marino Roland ci si ritrova davanti a una scoperta inaspettata e inevitabilmente tragicomica. All’interno dello stomaco dell’animale vengono infatti rinvenute decine e decine di oggetti che nel corso degli anni erano sfuggiti di mano ai visitatori della vasca di Roland e che l’elefante marino aveva serenamente ingoiato e mai espulso: “Un accendino di colore rosa, quattro bastoncini da gelato (di legno), una spilla in metallo a forma di barboncino, un apribottiglie, un braccialetto da donna (probabilmente d’argento), un fermaglio per capelli, una matita di legno, una pistola ad acqua di plastica per bambini, un coltello di plastica, un paio di occhiali da sole, una catenina, una molla (piccolina), un cerchio in gomma, un paracadute (giocattolo), una catena di ferro da quaranta centimetri circa, quattro chiodi (grandi), un’automobilina di plastica verde, un pettine di metallo, un distintivo di plastica, una...