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Morsi

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Pensare come uno Stato

È sempre difficile leggere i segni dei tempi e sappiamo quante volte prendiamo cantonate a voler tirare delle conclusioni generali dagli avvenimenti correnti. La storia, ci ha insegnato Montale, è tutt’altro che maestra di vita. Quello che si può fare è cercare modestamente di proporre delle ipotesi di lettura del presente, sempre pronti a ricredersi e a ribaltarle. Una delle strane ipotesi che si affacciano in questo periodo è l’idea che la tanto bistrattata “piccola borghesia” stia avendo un ruolo non marginale nella crisi che stiamo attraversando a livello mondiale e nelle risposte ad essa.   Che ci voglia un’analisi di classe del momento attuale è ormai richiesto da più parti, anche dalle meno propense ad utilizzare questo tipo di attrezzistica. Oggi pochi si vergognano di affermare che il mondo è davvero nelle mani di un capitalismo sempre meno regolato e regolabile. Ma poi le analisi più radicali non entrano nel dettaglio di chi è la vittima e di chi sono i responsabili dell’attuale contingenza storica. Sembra che a fronte di un capitalismo selvaggio ci sia una...

Egitto nel caos

Pubblichiamo questa testimonianza dal Cairo della nostra collaboratrice che si cela sotto uno pseudonimo poiché per una donna vivere e lavorare nella capitale egiziana è diventato molto difficile; si tratta di un intervento a caldo dopo i massacri di questi giorni mentre il paese sembra scivolare verso la guerra civile in un conflitto che non sembra trovare compromessi o soluzioni possibili     Un risveglio terribile, quello della mattina del 14 agosto, considerando che ci si è svegliati con la scena di una piazza semivuota, quella di Alnahda, di fronte all'università del Cairo, la più antica di tutto l'Egitto, e più precisamente davanti ad uno dei 14 edifici che ospitano il campus della facoltà d'ingegneria. Ma lo scenario sicuramente più devastante è stato quello di Rabaa Aladaweya, un importante e crocevia, centralissimo soprattutto per gli spostamenti verso e dal quartiere di Madinet Nasr. Entrambi i posti sono stati per più di 50 giorni sedi di due sit in dei Fratelli musulmani, ancora prima della deposizione del razzista Morsi, l'unico, forse, tra tutti i presidenti dell...

Cairo: oggi sono scesa in piazza

Oggi, per la prima volta in vita mia, sono scesa in piazza. Non l’avevo mai fatto prima, neanche contro Mubarak, per vari motivi, primo fra i quali l’assoluta insufficienza delle misure di sicurezza – allora – dinnanzi agli attacchi dei cecchini. Ma anche perché – in ogni caso – non ho mai avuto proprio l’urgenza di scendere in piazza contro Mubarak. Ma oggi il discorso è diverso.     Anzitutto Morsi, il presidente sulla cui elezione regolare permangono grossi dubbi – ricordiamoci che c’è sempre la leggenda urbana sugli Usa che avrebbero fatto di tutto pur di costringere lo SCAF (consiglio supremo delle forze armate) a proclamarlo presidente anche se aveva perso contro Shafik – non ha mantenuto una sola delle promesse elettorali: il comitato costituente è stato scelto a piacimento della sua setta, i Fratelli musulmani, e rappresenta quindi solo una minuscola frazione del popolo egiziano; molti speaker e presentatori televisivi sono stati processati per averlo insultato, tra cui Bassem Yussef a cui il presentatore americano John Stewart aveva dedicato una puntata del suo...