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Murakami Haruki

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Resilienza: l'arte di adattarsi

Resistenza addio. È il momento della resilienza. Perché il termine, con cui è stato definito persino un movimento della nostra storia recente, lascia il posto a una parola d’origine anglosassone? Oggi si parla di “comunità resilienti” di Detroit dove, dopo il crollo della General Motors e la brutale deindustrializzazione, la città si è svuotata dei suoi abitanti e il Comune ha dichiarato bancarotta. Eppure arrivano a Detroit settimanalmente ricercatori e attivisti di tutto il mondo per studiare le pratiche collaborative come gli orti di comunità, le fabbriche trasformate in parchi giochi, le reti di vicinato. E non c’è solo Detroit, ma anche altre esperienze negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.   “Resistere” è un verbo con una storia molto antica; indica una situazione per cui si “sta fermi e saldi contro una forza che si oppone, senza lasciarsi abbattere”. “Resilienza” è più recente, rimonta al Settecento (“capacità di un materiale di resistere agli urti senza spezzarsi”), sebbene il suo uso in campo metallurgico...

Murakami Haruki. 1Q84, Libro 3 Ottobre - Dicembre

Il disagio della società contemporanea, che vive in balia delle sue incertezze; la letteratura come metafora della vita; l’amore che non si esaurisce, e che anzi si carica di pathos e di rassicurazione di cui l’uomo ha bisogno. Questi i temi portanti dell’ultima produzione letteraria di Haruki Murakami, 1Q84 Libro 3 OTTOBRE-DICEMBRE pubblicato dalla Giulio Einaudi editore (2012, p. 395, € 18,50).   1Q84, come opera complessiva, viene raccontata in un arco temporale di nove mesi, durante il quale l’autore narra la vicenda dei due protagonisti la cui vita tenderà a intrecciarsi: Masami Aomame, dal temperamento freddo e distaccato, è impegnata a fare giustizia su un sistema di uomini riuniti nella setta Sagikaka che sono colpevoli della violenza sulle donne; Tengo Kawana è invece alle prese con la riscrittura del romanzo La crisalide d’aria, che lo condurrà in un’esperienza surreale. Tuttavia, nel Libro 3 si unisce un altro personaggio -Ushikawa -che svolge il ruolo di investigatore privato ed ha il compito di fare chiarezza sull’omicidio del Leader della setta.   In 400 pagine...

Didi-Huberman. La conoscenza accidentale

Ogni volta che ci capita di guardare un film come l’ultimo di Sorrentino o di leggere un romanzo di Murakami Haruki, facciamo la singolare esperienza di sentirci come se ci fossimo concessi una pausa, una parentesi lieve, il tempo per predisporci all’attesa. Attesa che solo più tardi avrà a che fare con la parola, ma che ora qui nell’istante in cui siamo rapiti dalla visione o dalla lettura assume la forma patetica del predisporsi all’incontro mancato con noi stessi. Esperienza perturbante che solo le immagini ci permettono di fare, motivo per cui il cinema, l’arte e un certo tipo di letteratura sono luoghi privilegiati per quella che Didi-Huberman chiama conoscenza accidentale. Una conoscenza che più che ad avvicinarci all’oggetto della nostra ricerca ci permette piuttosto di aprirci alla trama segreta delle parole e delle immagini di cui disponiamo, là dove affondano le radici della nostra scrittura, di quel gesto a cui un giorno, del quale non abbiamo memoria, ci siamo irrevocabilmente votati.   Non ci sorprende allora che, dopo più di seicento pagine del suo ultimo romanzo, 1Q84, Murakami Haruki...

Murakami Haruki. 1Q84

Murakami Haruki non racconta, piuttosto riveste. Come un abile decoratore, Murakami addobba la storia utilizzando frammenti luccicanti. Pezzi di personaggi, ambienti e situazioni che ricollocati dall’autore si trasformano in veri e propri lampi per il lettore, senza il bisogno di ricorrere a riduzioni o stereotipi. La scrittura di 1Q84 (Giulio Einaudi editore, 724 pp.) si mimetizza con la lettura in un testo che incrocia e sovrappone mondi e ruoli, primo fra tutti quello del lettore e quello dell’autore: imbrigliati in un unico movimento. 1Q84 si apre con una storia già ampiamente in corso: è come ritrovarsi seduti in un cinema a film iniziato con il regista a fianco che racconta cosa ci si è persi; per lo meno è straniante.   1Q84si svolge nel 1984, una sorta di epoca primitiva del digitale, in cui gli uomini vivono ancora a metà tra carta e calcolatori, obbligati a pensare al proprio tempo come ad un tempo passato, benché ancora vivo e mutabile, mentre la contemporaneità sembra non esistere più: l’immediatezza del passato l’ha privata di ogni senso, perché i passaggi tra un tempo e...

Occupy Santa Claus

Che ne sarà di Babbo Natale, resisterà alla crisi del capitalismo finanziario e alla nuova era di restrizioni del consumo? Oppure uscirà ancora una volta vincitore dalla competizione del mercato del dono? Occupy Santa Claus?   È uscito in questi giorni un libro che s’interroga di nuovo su questa ricorrenza. Lo fa ponendosi una domanda sempre rimossa: perché non diciamo ai bambini che Babbo Natale non esiste? Lo hanno scritto uno psicologo e un antropologo e s’intitola La vera storia di Babbo Natale (Cortina). La domanda non è fuori luogo, dato che oramai vige il politicamente corretto di dire ai bambini la verità su tutto. Ma come ci ricordano i due autori, contro ogni political correctness, educare mentendo è una pratica diffusa in ogni cultura. Gli stessi genitori che fanno questo – educazione silente ed educazione parlata, non importa – sono i sostenitori dell’onestà e della trasparenza nella comunicazione dei figli con loro stessi. La bugia è uno dei pilastri dell’educazione, come si sa, insieme a una buona dosa d’ipocrisia. Del resto, la stessa storia di...

Fotografare il teatro

Se non fossi stato a un incontro con dei gruppi teatrali, quasi sicuramente non ci avrei fatto caso, ma che cosa significa “mi sembrava di essere sulla scena di un teatro d’avanguardia”? Lo dice il protagonista di uno dei bellissimi racconti di Murakami Haruki raccolti in I salici ciechi e la donna addormentata (Einaudi, 2010) come se questo significasse qualcosa di evidente, se non di preciso, ed effettivamente è molto suggestivo. La scena del teatro d’avanguardia – accettiamo la terminologia generica – è effettivamente molto diversa sia dalla realtà che dal teatro tradizionale. Come la si deve o può fotografare allora?   Era la questione sottoposta a un gruppo di invitati, tra cui il sottoscritto, in un recente fine settimana all’Arboreto-Teatro Dimora di Mondaino, nel magnifico entroterra di Rimini . Strehler, com’è noto, insegnava (per esempio a Mulas, che lo riporta nella sua conversazione con Quintavalle), che il fotografo si deve mettere nella precisa posizione del regista durante le prove, dodicesima fila al centro, e deve fotografare tutta la scena così come si presenta...