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Mina e Tognazzi / Cremona città felice

Era da un po' di tempo che non facevamo gite, zingarate per la provincia italiana. Così, quando ho saputo che a Cremona era in corso una mostra dedicata al Genovesino, pittore nato appunto a Genova, ma che conobbe la sua gloria nella prima metà del Seicento proprio a Cremona, il richiamo è stato irresistibile. Approfittando del periodo natalizio, il collaudato quartetto ha solcato la Bassa in un giorno feriale per raggiungere la mostra che ha sede (fino al 4 febbraio) nella bella pinacoteca civica Ala Ponzone. Scoperto dal Longhi, approfondito dall'allieva cremonese Mina Gregori, Luigi Miradori detto il Genovesino è un signor pittore, come risulta da questa bella mostra, la prima monografica che gli viene dedicata. Dotato di tecnica prodigiosa, di pennellata al tempo stesso accurata e velocissima, non ha un genere particolare dove rifulge: penetranti i ritratti, sorprendenti le composizioni e le scene d'insieme che potrebbero illustrare i chiaroscuri del Seicento spagnolesco dei Promessi Sposi. Suo capolavoro il “Riposo dopo la fuga in Egitto” dove ritorna il tema delle rovine e, cent'anni prima del Tiepolo, gli angeli sono scaraventati giù dal cielo.   Fondamentale nelle...

Boom economico / Scatola magica: i 100 anni de La Rinascente

Ripensando alla Milano del boom economico, origine di quella di oggi, mi pare che sia stata percorsa contemporaneamente da due flussi, spesso destinati a mescolarsi. Da una parte, con la piena occupazione, è il luogo dove è nata l’alienazione del lavoro di fabbrica e negli uffici, evocata così bene ne Il posto (1961) di Ermanno Olmi e nella Ragazza Carla (1960) di Elio Pagliarani, dall’altra la città come occasione di affermazione della propria individualità (maschile e femminile), rompendo le catene della famiglia, le maglie strette dal paese e del controllo sociale della comunità. Un punto di sintesi è forse La vita agra (1962) di Luciano Bianciardi, un libro che denuncia lo smarrimento individuale e collettivo di quegli anni, quasi una sbronza quotidiana.   Il Luciano emigrato a Milano per far saltare in aria il Pirellone e vendicare i minatori morti in una miniera della Maremma è, nella realtà, premiato dal successo editoriale, dal film che Carlo Lizzani trasse dal libro e dall’offerta di scrivere per il Corriere della Sera, organo ufficiale di quella borghesia che il protagonista sente come avversario ‘naturale’.  Per dirla con Giovanni Verga, dall’Unità d’Italia...